MAGNESI PER IL TITOLO ITALIANO SUPERPIUMA

Il pomeriggio di venerdi 25 maggio a Cave, ci sarà la conferenza stampa per la presentazione del match Magnesi vs Invernizio, valevole per il titolo Italiano Superpiuma che si disputerà il 30 giugno a Grosseto. Il futuro vincitore del match vincerà il titolo italiano superpiuma, titola per il quale l’ultimo match è stato disputato e vinto in passato da Alessandro Micheli che ad oggi non combatte più.

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Sul ring di Grosseto si affronteranno quindi Magnesi il campione di Cave che ha condiviso la sua esperienza professionistica recente con le World Series Boxing e che ad oggi detiene 11 vittorie per KO, pretendente numero uno a questo titolo che avrà come sfidante Francesco Invernizio, siciliano che ha tra le proprie esperienze passate, un match per il titolo dei leggeri contro l’avversario esperto Pasquale Di Silvio. Magnesi-200x300Una sfida assai interessante che porterà amici e sostenitori di Magnesi a seguirlo fuori regione per la conquista del titolo, un’occasione da non perdere per vedere ancora una volta uno spettacolo che lo stile di Magnesi sa regalare, una boxe di sostanza dove tecnica e potenza vanno a braccetto.

Per i curiosi non resta che andare alla conferenza stampa che si terrà venerdì 25 maggio presso il ristorante Evolution in Via dell’Argentario 18, Cave (RM), alle ore 17:00. Per quanto riguarda la manifestazione la data stabilita è il 30 giugno e la località Grosseto.

Marco Pochesci

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TURISMO E REALTÀ VIRTUALE

Quando la tecnologia incontra l’arte – di Cristian Lucci

I videogame sono molto probabilmente la cosiddetta killer application della realtà virtuale. Capaci di offrire un’esperienza maggiormente immersiva rispetto alla realtà aumentata, visori VR come l’Oculus Rift di Facebook, l’HTC Vive e il PlayStation VR sono visti dagli sviluppatori di videogame come la prossima piattaforma sulla quale lavorare.

Va detto, però, che non sono gli unici a “vedere” la realtà virtuale in questo modo: sono sempre di più i musei che realizzano app VR per attirare le attenzioni dei visitatori di mezzo mondo. Il Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano ha avviato una partnership con Sony Italia per due esperienze in realtà virtuale, Apollo 11 virtual reality e The martian virtual reality experience. Indossando i visori PlayStationVR ci si muoverà tra 14 postazioni: in uno spazio a gravità zero, come all’interno di una navicella spaziale di 50 anni fa, oppure si guiderà su Marte, come veri astronauti. Altra novità tecnologica in arrivo a Milano è Beyond the castle, un’esperienza virtuale al Castello Sforzesco che è stata presentata a Marzo scorso. Un visore catapulterà i visitatori nel XV secolo, trasformandoli in arcieri che potranno giocare con altre cinque persone (sotto forma di avatar), muovendosi all’interno della torre falconiera alla scoperta di armi e invenzioni del tempo. Anche nel Teatro alla Scala ogni sala è dotata di totem touch e grazie all’app in sette lingue, ognuno potrà decidere quale percorso fare tra sei diverse opzioni. La gita al museo diventa così personalizzata, costruita su misura attorno al pubblico per renderla unica. Alla lista dei musei tech si sono aggiunte anche le Terme di Caracalla a Roma, che da dicembre 2017 si visitano in 3D. Grazie alle ricostruzioni digitali degli ambienti si passeggia tra saune e frigidarium, come facevano i romani nel 216 dopo Cristo, anno della loro inaugurazione. Una volta ricevuto il visore, si possono ammirare statue e decorazioni oggi non più visibili nella loro collocazione originale, ma sparse in altri musei italiani. Una sfida è stata anche quella della Reggia di Caserta, che nel novembre del 2016 ha lanciato una caccia al tesoro virtuale. Tramite l’app gratuita «A caccia di tesori» l’accesso alle stanze della mostra Terrae Motus era consentito rispondendo ad alcune domande sulle opere esposte. Nelle declinazioni d’uso della tecnologia 5G, uno dei campi in cui avrà un impatto maggiore è proprio quello della Realtà Virtuale. Nella postazione allestita al View Conference di Torino era possibile percorrere i cunicoli sotterranei della Cittadella, che fanno parte del percorso di visita, ma anche esplorare aree espositive al momento non accessibili; o ancora, trovarsi nel fossato asciutto, davanti ai bastioni della fortezza, grazie a una fedele ricostruzione di come si presentava nel 1706. Ma le applicazioni sono molteplici e spaziano per tutta la filiera turistica e lungo tutto il percorso esperienziale del turista, con modalità che vanno dall’uso comune già oggi alla pura fantascienza. Ad esempio, passeggiando per le moderne vie delle città d’arte Europee, si potrebbe sollevare lo smartphone per vedere improvvisamente i grattacieli trasformarsi in antichi palazzi, sovrapposti alla realtà nello schermo del telefono. Anche in mezzo alla natura, con l’applicazione giusta, la realtà aumentata potrebbe rivelarsi molto utile (se non fondamentale): lo schermo del telefono potrebbe mostrarci in tempo reale un tag sopra le cime innevate che ci circondano, facendoci sapere nome e altitudine delle principali formazioni rocciose e non solo. Interessante nel migliore dei casi, a dir poco salva-vita in possibili circostanze estreme e impreviste. O ancora, in mezzo al traffico di una città sconosciuta, il telefono potrebbe guidarci verso la destinazione facendo apparire direttamente frecce e simboli utili proprio sulla fotografia in tempo reale della strada di fronte a noi. Ecco, questo è il rapporto che l’industria turistica potrebbe avere con la realtà virtuale e aumentata. Le due, anzi, dovrebbero lavorare a stretto contatto: la realtà virtuale è il perfetto strumento di marketing, la pubblicità più accattivante che esista; la realtà aumentata, dall’altra parte, è lo strumento per rendere l’esperienza in sé ancora più straordinaria.


Cristian Lucci

 

 

Italia nel mirino di Tiangong-1

Sono diversi giorni che si sente parlare di una certa “Tiangong-1”, ossia la stazione spaziale cinese che si muove senza più controllo attorno alla Terra e che, molto probabilmente, impatterà sull’atmosfera terrestre nel giorno di Pasqua, 1 aprile 2018.

Sono diversi giorni che si sente parlare di una certa “Tiangong-1”, ossia la stazione spaziale cinese che si muove senza più controllo attorno alla Terra e che, molto probabilmente, impatterà sull’atmosfera terrestre nel giorno di Pasqua, 1 aprile 2018.  È un argomento singolare, che desta molta attenzione della popolazione mondiale, in particolare di quella residente nelle zone segnalate come terreni che potrebbero essere colpiti da alcuni frammenti del “Palazzo Celeste” (traduzione italiana del nome della stazione). Ma cosa è Tiangong-1, bisogna preoccuparsi e mettersi nei al riparo nei prossimi giorni?

Tiangong-1 fu il primo laboratorio orbitale cinese, costruito per lo svolgimento di alcuni esperimenti e per un possibile aggancio per le navicelle inviate in missione successivamente. Lungo 10,4 m, alto circa 3,5 m e pesante più di 8 tonnellate, è infatti costituito da un modulo di servizio, uno di laboratorio e uno di attracco per il collegamento con le navicelle. Messo in orbita 29 settembre 2011, ha trasmesso a Terra il 10 ottobre la prima foto scattata dagli strumenti a bordo, nel 2012 fu abitato per alcuni giorni da scienziati che al suo interno effettuarono diversi esperimenti, al termine dei quali la lasciarono deserta, a svolgere altri esami, tra cui il monitoraggio delle condizioni degli oceani e delle zone verdi del nostro pianeta. Nel 2016 terminò anche l’attività di monitoraggio della stazione, che fu sostituita nella missione da Tiangong, di tecnologia più avanzata..

Il 21 marzo 2016 l’Agenzia spaziale cinese smise di ricevere i dati dalla stazione spaziale, e con questo si iniziò a prospettare una “morte” di Tiangong-1 diversa da quella prefissata, ossia la sua caduta e distruzione sicura nell’Oceano Pacifico. Iniziò così il suo progressivo e incontrollato avvicinamento all’atmosfera terrestre, che, per l’appunto, avrà molto probabilmente fine domani sera, 1 aprile, secondo gli ultimi aggiornamenti.

Secondo quanto affermato dagli scienziati, delle 8 tonnellate del corpo solo alcuni frammenti cadranno a Terra, il resto non oltrepasserà l’atmosfera terrestre a seguito dell’impatto con essa.

Il rischio che i frammenti colpiscano l’Italia è attualmente circa dello 0,2%, percentuale che potrebbe riscontrare variazioni con il progressivo avvicinamento di Tiangong-1. Non sono noti i danni che potrebbe comportare la caduta dei frammenti, se addirittura il crollo di edifici (poco probabile), rottura di vetri , danni a tetti e ad altri elementi strutturali. Le raccomandazioni che danno la Protezione civile e altri enti che continuano a monitorare l’attività della stazione è quella di mettersi al riparo in edifici solidi e sicuri, lontani da vetrate, nel caso in cui alcune componenti del corpo dovessero sopravvivere all’impatto con l’atmosfera e dovessero cadere in prossimità del luogo in cui ci si trova. Nel caso in cui ci si dovesse trovare dinanzi a frammenti è altamente sconsigliato toccarli, in quanto potrebbero contenere sostanze molto pericolose. Dopo l’impatto sarà piuttosto chiara la traiettoria che i frammenti seguiranno, si verrà informati e si avranno a disposizione circa 40 minuti per correre al riparo. Il consiglio è quindi quello di tenersi aggiornati, ma soprattutto quello di stare tranquilli, vista la bassa probabilità di essere colpiti, e soprattutto quella di possibili danni.

Michela D’Emilia

 

SEPOLCRI

Alcune curiosità sugli altari della Reposizione.
– di Alessia Schiavella

Durante il periodo pasquale vengono allestite nelle chiese, in occasione del giovedì santo le cappelle o altari della Reposizione comunemente detti altari di Pasqua, o nel centro-sud Italia i Sepolcri.

Nel primo giorno dedicato ai festeggiamenti della Pasqua veniva storicamente collocato, su un altare in una cappella laterale adeguatamente ornato, il Santissimo Sacramento in seguito alla messa in coena domini. Sull’altare vengono solitamente posti pezzi di pane e i bicchieri a ricordare l’ultima cena. Ma sono inoltre presenti anche simboli della passione, quali la croce e i chiodi, e molti fiori e germogli di grano o lenticchie, fatti crescere magari al buio in casa.

Sebbene il termine sepolcri sia tra il popolo molto diffuso, esso è errato: infatti facendo questo pellegrinaggio non si va al funerale di Cristo, in quanto egli il giovedì venne solo arrestato e non ucciso.

A Cave, come in altri paesi ma anche in molte città del Sud, è usanza fare il giro delle “sette cchisje”, ossia fare una passeggiata tra le chiese delle parrocchie del paese. Negli anni questa locuzione, che prende il nome da una pratica messa in atto e formalizzata da San Filippo Neri, la quale prevedeva un pellegrinaggio a piedi lungo circa 20 km che toccava le sette basiliche maggiori romane, ha subito nel tempo anche un’altra accezione: indica infatti una visita attenta e pignola a tutti i luoghi preposti per un preciso scopo.

Tralasciando questo significato, tornando al nostro paese, i sepolcri sono una buona occasione per fare una passeggiata e per vedere le chiese, alcune spesso chiuse, di Cave. La prima chiesa dalla quale potremmo far partire il nostro tour è il Santuario di San Lorenzo Martire, ubicata nel medesimo quartiere. Scendendo verso la strada principale troviamo la Chiesa e il convento francescano di San Carlo Borromeo; tagliando per Via degli Orti Giorgioli ci ritroviamo di fronte la Chiesa di Santa Maria in Plateis, comunemente detta ‘Madonna della/alla Cona’. Scendendo verso Piazza delle Erbe si raggiunge Santa Maria Assunta; attraversando, passando oltre l’arco, si può raggiungere Piazza Garibaldi, ove è situata la Chiesa di Santo Stefano, con annessa cripta sottostante. Scendendo per i vicoli della parte vecchia del paese, raggiungiamo prima la piccola Chiesa di San Pietro, una delle più antiche chiese di Cave e ancora più giù, vicino al più vecchio ponte sul Rio, abbiamo la Chiesa di Santa Anatolia. Risalendo verso il paese, passando per Via Roma, si può raggiungere la Chiesa dell’Annunziata, aperta in occasione dei sepolcri e solo una domenica al mese per celebrare una messa. Prendendo la macchina si può raggiungere facilmente o il Santuario della Madonna del Campo oppure la Chiesa SS Trinità e San Bartolomeo Apostolo, moderna eretta nel 2013 situata a metà strada tra Colle Palme e San Bartolomeo: attualmente l’altare della reposizione viene allestito solo qui e non più nelle piccole chiese delle due frazioni.

Sepolcri o no, la passeggiata culturale vi aspetta tutto l’anno!!

Alessia Schiavella

80 ANNI DALLA MORTE DEL VATE

Tra fake news, neologismi e imprese ardite, l’uomo oltre la poesia – di Sara Schiavella

Gabriele D’Annunzio è uno di quegli autori che studi a scuola, che puoi amare o odiare. Non è come un Manzoni che ad esempio apprezzi per le poesie ma disprezzi per le innumerevoli pagine scritte attorno alla vicenda dei giovani Renzo e Lucia. Non è come un Leopardi, di cui condividi il MAIUNAGIOIA (per utilizzare un termine della nostra epoca), ma non comprendi fino in fondo alcuni pensieri che ti rimangono completamente oscuri. Con D’Annunzio non è affatto così. C’è un AUT – AUT e per questo non esiste un ODI ET AMO. O lo apprezzi interamente o lo disprezzi completamente. O lo esalti o ti fa schifo. Non esiste una via di mezzo. E a dire il vero credo che ciò non è casuale; credo fermamente che lui sia riuscito in tutto e per tutto nel suo intento. L’esagerazione è una caratteristica che lo contraddistingue: il poeta la alimentava in maniera spropositata. Viveva agli estremi. A lui piaceva così. Era un personaggio dalla psicologia estremamente complessa, che adorava vivere sotto i riflettori. Voleva che la gente parlasse di lui. Non interessava se bene o male. Per citare Oscar Wilde attraverso le parole del suo straordinario personaggio Dorian Gray, possiamo dire “There is only one thing in the world worse than being talked about, and that is not being talked about.” Ecco D’Annunzio la pensava così: nel bene o nel male purché se ne parli.

D’Annunzio affermava che compito dell’uomo superiore è quello di fare la propria vita come un’opera d’arte, e in questo egli si pone al di fuori di qualsiasi costrizione etica e morale. Questa sua idea viene inserita all’interno del suo romanzo più famoso. Infatti, il protagonista de “Il Piacere”, Andrea Sperelli, conte di Ugenta, è tutto impregnato d’arte e nel grigio diluvio odierno intende appunto fare la propria vita come si fa un’opera d’arte.

Per coloro che non ricordano molto le sue gesta o che comunque non nutrono molta simpatia nei suoi confronti, consiglio di leggere quanto segue. Non per cercare di far cambiare loro idea, ma solamente per rinfrescare la memoria. o perché no, conoscere qualche cosa in più su questo personaggio. Gabriele D’Annunzio è stato uno scrittore, poeta, militare e politico italiano, simbolo del Decadentismo ed eroe di guerra. Soprannominato il Vate, cioè “il profeta” occupò una posizione preminente sia nella letteratura italiana che nella vita politica; appunto per questo egli lasciò il segno ed ebbe un forte influsso sugli eventi che gli sarebbero succeduti. Egli fece della sua persona una vera e propria icona del Novecento, sfruttando lo sviluppo della società di massa con le cosiddette dannunzianate con l’unico scopo di compiere il bel gesto e il vivere inimitabile. Tra le sue azioni più memorabili ricordiamo: nel 1915 le Radiose Giornate di Maggio, la campagna interventista per la prima guerra mondiale, con conseguente arruolamento volontario e partecipazione ad alcune azioni dimostrative navali ed aeree; nel 1916 l’atterraggio di fortuna, che gli costò la perdita dell’occhio destro; nel 1918 la Beffa di Buccari, un’incursione con una flotta di motosiluranti ai danni degli Austriaci nel golfo del Carnaro, e nello stesso anno il Volo su Viennaprogettato da lui stesso, lanciando sulla capitale nemica una moltitudine di volantini che contenevano una provocatoria esortazione alla resa; nel dopoguerra si fece portavoce dei rancori per la Vittoria Mutilata e nel settembre del 1919 compì l’Impresa di Fiume, instaurando un dominio personale e proclamando l’annessione al Regno d’Italia.

Ma non solo questo. Molte delle parole che utilizziamo tutti i giorni sono frutto della sua “fantasia linguistica”. Ad esempio fu lui ad italianizzare il termine sandwich, chiamandolo tramezzino. Coniò il termine Milite ignoto(dal latino miles ignotus, cioè “soldato sconosciuto”), ma anche fusolierascudettovigile del fuocovelivolo e folla oceanica. Egli, inoltre stabilì che la parola automobile fosse di genere femminile. Ma non solo nomi comuni, anche nomi propri. Il nome Ornella, deriva dalla protagonista de “La figlia di Iorio”, tragedia in tre atti rappresentata, per la prima volta, nel 1904.  Infine due chicche: sia la Rinascente che la Saiwa si chiamano così grazie proprio al poeta che era un grande estimatore della nostra lingua italiana.

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D’Annunzio visse molto: ben settantacinque anni (se vogliamo essere pignoli non ancora compiuti, mancavano solamente undici giorni al suo compleanno). Alla sua epoca vivere così tanto non era un fatto che passava inosservato. Soprattutto per un uomo che aveva vissuto in quella maniera. Nacque con il nome di Ludovico Rapagnetta, a Pescara il 12 marzo 1863 da una famiglia borghese benestante; terzo di cinque figli, visse un’infanzia felice, distinguendosi per intelligenza e vivacità. Ben presto esordì, a soli sedici anni con un libretto in versi, “Primo vere”, in concomitanza con una notizia: si fece auto-pubblicità con una presunta morte cadendo da cavallo. Nonostante la sua giovane età, decise di utilizzare questo intelligente espediente per destare scalpore. Per dirla ai nostri giorni, aveva utilizzato una di quelle che oggi prenderebbe il nome di FAKE NEWS. Ma la cosa bella era che l’aveva creata ad hoc su lui stesso. Era un vero e proprio esaltato. Già durante il periodo adolescenziale. Raggiunti i diciotto anni si trasferì a Roma, dove si dedicò alla vita mondana e a redazioni di giornali. Nella capitale cominciò ad acquistare molta notorietà ma il primo grande successo letterario arrivò con la pubblicazione del suo primo romanzo, “Il Piacere” nel 1889: primo capitolo della trilogia dei Romanzi della Rosa, fu il capostipite in prosa italiana del decadentismo. Dopo altri due romanzi, “L’Innocente” (1892) e “Poema paradisiaco” (1893), si aprirono le porte al periodo più fertile della sua produzione: la fase Superomistica, in cui venne rielaborata la concezione di Nietzsche sull’Übermensch, con opere in prosa, in versi e per il teatro. I tre romanzi più importanti furono “Il trionfo della morte” (1894), “Le vergini delle rocce” (1895) e “Il fuoco” (1900). Per quanto riguarda la lirica ricordiamo le “Laudi del cielo, del mare, della terra e degli eroi” (1903): un progetto di celebrazione totale, che esaurisce tutto il reale. A Venezia, nel 1916, compose “Il notturno”, utilizzando circa diecimila cartigli sui quali scriveva un’unica riga di testo. Il poeta infatti, (come già detto) rimase ferito ad un occhio, costretto all’immobilità bendato, e volle registrare l’esperienza bellica narrando le sue vicende da poeta-soldato protagonista nel conflitto mondiale. Il Vate era un artista, la cui passione ed il bisogno di protagonismo sfociavano talvolta in episodi eclatanti ed auto-propagandistici, dalla falsa caduta a cavallo del D’Annunzio sedicenne al volo su Vienna del D’Annunzio cinquantacinquenne. Egli non ebbe mai pudore nel rendere pubbliche le proprie esperienze, anzi le sfruttava per salire nuovamente alla ribalta, incurante della pericolosità e del tempo che passava. Anche la sua vita amorosa era molto famosa e turbolenta. Anche se non corrispondeva all’ideale di “Biondo era e bello e di gentile aspetto”, aveva un’ampia schiera di donne che si gettavano ai suoi piedi. Le sue lettere d’amore erano ricche di pathos per manifestare all’amata una devozione piena ed impetuosa. In tutta la sua esistenza egli ebbe moltissime amanti, le quali diventavano muse ispiratrici per i suoi versi o protagoniste dei suoi romanzi. Tra le più celebri ricordiamo Eleonora Duse, una delle attrici più in voga di quel periodo. Il loro amore esasperato era sulla bocca di tutti. Un po’ come quello di Marilyn Monroe e Arthur Miller (attrice lei e scrittore lui).

Un uomo del genere non poteva avere una fine mediocre. Nel 1921 si stabilì nella sontuosa villa di Gardone Riviera che poi venne trasformata in un mausoleo che ancora oggi esiste con il nome di “Vittoriale degli Italiani”. Sorge sulle rive del lago di Garda ed è un complesso che si estende per circa nove ettari di edifici, vie, piazze, un teatro all’aperto, parchi, giardini e corsi d’acqua. Per dirvi solamente una cosa, sotto il colle mastio nel parco è collocata la nave militare Puglia, forse il più suggestivo cimelio del Vittoriale. A chi verrebbe mai in mente di incastonare una nave in una collina? In questo luogo, memorabile come lui, trascorse ancora lunghi anni, ossessionato dalla sua decadenza fisica e morì il 1 marzo del 1938 alle ore 20:05 a seguito di un’emorragia cerebrale, mentre era al suo tavolo da lavoro. PRECISAMENTE 80 ANNI FA.

Sara Schiavella

“CAVE SI DIFFERENZIA”

Un caffè con Cristian Maggi
– di Marco Pochesci

L’impatto negativo delle attività dell’uomo dal punto di vista ambientale  è uno dei temi di discussione fondamentali del secolo a venire: l’uomo dovrà necessariamente escogitare delle soluzioni in grado di conciliare il ciclo produzione-consumo-smaltimento del rifiuto con l’equilibrio biologico dell’ecosistema circostante.

Un grande passo verso questo obiettivo è certamente l’implementazione di sistemi di raccolta differenziata/riciclo in grado di diminuire nettamente sia lo “spreco” di risorse sia l’effetto negativo sull’ambiente dell’attività di smaltimento “indifferenziato” dei rifiuti.

A tal proposito ho voluto incontrare il consigliere comunale Cristian Maggi per scambiare due parole sull’attività di raccolta differenziata svolta nel nostro paese (cominciata nel 2012 ed entrata in pieno regime nel 2013). Quello che ne è emerso è stato un ottimo risultato dal punto di vista ambientale e sociale (un’analisi economico-finanziaria di come è stata realizzata la raccolta differenziata verrà svolta a parte, per non confondere il tema ambientale con quello amministrativo-gestionale).

La quantità di rifiuti differenziati e avviati  verso un processo di riciclo è infatti  cresciuta costantemente nel tempo: nel 2013 sono stati differenziati ad esempio  2’357’280,00 chilogrammi di rifiuti (pari al 65,24% del totale), mentre nel 2016 tale quantità è cresciuta fino alla cifra di 2’856’846,00 chilogrammi (pari al 67,33%): cifre ottime che confermano la diligenza e la sensibilità dei cittadini verso il tema ambientale.

Al nostro paese tale merito è stato più volte riconosciuto: si pensi che nel 2013 è arrivato 16° nel centro Italia nella categoria >10’000 abitanti ed ha ricevuto più volte la nomina di comune “Riciclone” da parte di Legambiente (che ultimamente ha perso solamente per delle modifiche nei metodi di calcolo: se prima l’elemento fondamentale era la percentuale di rifiuti differenziati pro capite ora si basa invece semplicemente sui chilogrammi pro capite di rifiuti prodotti in valore assoluto, dove superiamo il limite fissato a 150 kg).

Inoltre l’amministrazione vuole procedere verso un ulteriore miglioramento dell’attività di raccolta differenziata. Si sta ad esempio progettando un sistema di compostaggio domestico del rifiuto organico: oltre a ridurre la quantità di rifiuti da smaltire ciò farà diminuire anche il costo dello smaltimento dei rifiuti per il comune di Cave (che sta infatti ideando dei sistemi per incentivare chi deciderà di partecipare). Inoltre sempre all’insegna della buona pratica del riuso degli oggetti (ancora prima di trasformarli in rifiuti) si sta progettando la creazione di un “mercatino del riuso” in cui ognuno di noi potrà conferire oggetti che altri potranno prendere ed utilizzare liberamente, diminuendo così ancora di più la quantità di rifiuti prodotta.


Marco Pochesci

L’art. 589 bis del codice penale: l’omicidio stradale.

La legge 23 marzo 2016 n. 41, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 70 del 24 marzo 2016 e in vigore dal 25 marzo 2016, inserisce nel codice penale il delitto di omicidio stradale (articolo 589-bis), a norma del quale è punito il conducente di veicoli a motore la cui condotta colposa costituisca causa dell’evento mortale.

Una norma che invita a un’attenzione maggiore alla guida:  la tutela inconfinata del bene vita.

La legge 23 marzo 2016 n. 41, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 70 del 24 marzo 2016 e in vigore dal 25 marzo 2016, inserisce nel codice penale il delitto di omicidio stradale (articolo 589-bis), a norma del quale è punito il conducente di veicoli a motore la cui condotta colposa costituisca causa dell’evento mortale. L‘omicidio stradale è un autonomo reato colposo, una fattispecie a sé, con la cui istituzione il Legislatore ha inteso scindere le ipotesi di omicidio colposo  dall’ipotesi di omicidio colposo “stradale”. Il codice penale contempla diverse ipotesi di omicidio, a tutela del bene vita e della incolumità individuale, la cui protezione risponde all’interesse sia del singolo che dell’intera comunità. In base al diverso atteggiamento psicologico dell’autore del reato l’omicidio può essere distinto in doloso, preterintenzionale e colposo,  assume un  nome specifico in particolari ipotesi quali ad esempio, parricidio (omicidio di un parente), uxoricidio ( omicidio del coniuge) genocidio (omicidio di gruppo). In sintesi la nuova normativa prevede tre ipotesi: nella ipotesi base la pena è da 2 a 7 anni, la morte è stata causata violando il Codice della Strada; la pena è da 8 a 12 anni, per chi provoca la morte di una persona sotto effetto di droghe o in stato di ebbrezza grave (con un tasso alcolemico superiore a 1,5 grammi per litro); si prevede la reclusione da 5 a 10 anni se l’omicida si trova in stato di ebbrezza più lieve (tasso alcolemico oltre 0,8 grammi per litro) o abbia causato l’incidente dopo condotte pericolose (eccesso di velocità,  inversioni a rischio, guida contromano, ecc.). La legge stabilisce che per l’omicidio stradale è sempre consentito l’arresto in flagranza di reato (anche nel caso in cui il soggetto, conducente del veicolo a motore, responsabile dell’incidente si sia fermato ed abbia prestato soccorso) mentre  in presenza delle aggravanti diventa obbligatorio. Se il conducente del veicolo, dopo l’incidente, si dà alla fuga, scatta l’aumento di pena . Se il conducente rifiuta di sottoporsi agli accertamenti circa lo stato d’ebbrezza o di alterazione connessa all’uso di droghe la polizia giudiziaria può chiedere l’autorizzazione al pm (anche oralmente) al fine di effettuare un prelievo coattivo. Nei casi di condanna o patteggiamento (anche con condizionale) viene automaticamente revocata la patente, che potrà essere conseguita dopo 15 anni; nei casi più gravi se il conducente è fuggito potrà riavere la patente almeno 30 anni dopo la revoca. L’articolo 589 bis c. 8 c.p. disciplina l’omicidio e/o lesioni personali colposi plurimi; è il caso in cui il conducente provochi, contestualmente, la morte di più persone ovvero la morte e le lesioni di una o più persone. Il Legislatore, con l’introduzione della Legge n. 41/2016 e in particolare del reato di omicidio stradale, ha inteso aggravare  le  sanzioni già previste per l’omicidio colposo al fine di placare l’allarme sociale che tali reati suscitano nei confronti della generalità dei consociati;  ha voluto una disciplina che fosse in grado di innalzare il livello di attenzione dell’utente della strada. L’inasprimento del trattamento sanzionatorio per i casi di omicidio e lesioni stradali consentirà di raggiungere gli obiettivi auspicati solo ed in quanto accompagnato da una crescita culturale che veda il pedone o il guidatore un bene da proteggere e non un ostacolo da superare; ma a  poco più di un anno e mezzo dall’introduzione della legge sull’omicidio stradale, secondo i dati di polizia stradale e carabinieri — dal 25 marzo del 2016 sino al 29 ottobre di quest’anno — sono stati 35 i guidatori arrestati in flagranza dopo incidenti stradali gravissimi e altri 576 sono stati denunciati alla magistratura. Senza considerare che altri cinque automobilisti sono stati arrestati per lesioni gravi o gravissime e altri 1.124 sono stati denunciati per lo stesso motivo. Calano di oltre il 20 per cento i pirati della strada che si sono dati alla fuga e non hanno prestato soccorso dopo incidenti gravi. Un risultato di cui molti dubitavano, prima dell’approvazione della legge, sostenendo che con pene più elevate sarebbero aumentati i casi di guidatori in fuga dopo aver provocato incidenti gravissimi. I controlli sono costanti e sono state ritirate anche 38.862 patenti, sottratti 2,5 milioni di punti e comminate 1,7 milioni di multe. In particolare, sono diminuite quelle per eccesso di velocità (-16,6%), mancato uso del casco (-16,6%) e guida in stato di ebrezza (-2,8%). A preoccupare, invece, sono i dati sulla guida mentre si usa lo smartphone (+9,7%), sul mancato uso delle cinture di sicurezza (+8,2%) e sotto effetto di droghe (+4%).secondo i dati di Stradale e carabinieri — nei primi dieci mesi di quest’anno rispetto allo stesso periodo del 2016 — gli incidenti sono diminuiti del 3,3 per cento ma è aumentato il numero delle vittime dell’1,5 per cento. <<Malgrado l’impegno delle forze di polizia negli ultimi anni sia stato notevolissimo grazie anche a strumenti come autovelox o tutor, per capire in profondità la portata di questa riforma del Codice, bisognerà vedere», spiega il prefetto Roberto Sgalla, direttore centrale delle specialità della polizia di Stato, «se le pene più alte hanno avuto come reazione un effetto deterrente, dando maggiore consapevolezza alla guida».Gli incidenti sono spesso causati da più fattori, ma la distrazione, nel 2016, è stata la prima causa(16% nel 2016) seguita dal mancato rispetto della precedenza e dei semafori (15%)». Le soluzioni proposte consistono innanzitutto nello  scoraggiare al massimo l’uso di smartphone e tablet fino ai maggiori controlli in strada, ricorrendo anche ad auto civetta e dalla collaborazione con le aziende di telecomunicazione. <<Servirebbe, poi, far capire agli italiani che è meglio spendere soldi in optional salvavita come la segnalazione di oltrepassamento di carreggiata piuttosto che nella vernice metallizzata. Bisognerà pure migliorare le infrastrutture stradali diminuendo il numero di auto in circolazione. Specialmente in città dove possono essere sostituite da mezzi pubblici e biciclette. In ultimo, servono campagne sociali e di educazione stradale per i ragazzi che spesso, però, hanno una sensibilità maggiore al rispetto del codice rispetto ai genitori».

                                                                                                                                  Arianna Polani.