METAMORFOSI DELLA CENSURA

Le giravolte della verità – di Marco Pochesci

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Provate ad osservare, domani mattina e nei prossimi giorni, i titoli e gli articoli delle grandi testate giornalistiche con un occhio critico. Noterete, se ripeterete questo esercizio in modo continuo per un po’ di tempo, una cosa: a meno di differenze stilistiche tutte le grandi testate vi propongono le stesse notizie e le stesse interpretazioni. Non vi è mai una profonda differenza nella narrazione dei fatti. Nei prossimi giorni fate anche un altro esercizio: leggete con cura i titoli e gli articoli correlati. Fatelo per qualche tempo: vi accorgerete che vi raccontano menzogne. Voi potreste, nel migliore dei casi, smettere di leggere questo pezzo: perché stare a perdere tempo con un tizio che vaneggia? Vi propongo allora un esempio pratico.

New York Times, 4 maggio 2018: “Dozens of Palestinians have died in protest as the U.S. prepares to open its Jerusalem Embassy”. Trovate qualcosa di strano?

Una cosa: non sono morti, sono stati trucidati. Vi è una profonda differenza. In questo caso il narratore vi propone una versione distorta della realtà; non descrive i fatti in maniera limpida: vi informa che sono morti dei palestinesi e non che dei civili in protesta sono stati uccisi. Un altro esempio, per tornare qualche anno più indietro, di verità distorta è: La Repubblica, 22 settembre 2002, titola: “Sfida di Saddam all’Onu. Il regime iracheno: no a nuove condizioni sugli ispettori”. Di fatto ciò che successe fu che il regime aveva accettato il procedere delle ispezioni degli ispettori ONU, senza che fosse necessaria una nuova risoluzione: un’accettazione diviene una sfida. Vi ricordate la menzogna delle armi di distruzioni di massa di Saddam? Quanti morti hanno sulla coscienza gli Usa e i loro alleati?  Non voglio fare un lungo elenco. Vi sono migliaia di esempi di informazione distorta, menzognera, di parte. Vi consiglio di leggere un libro: “La fabbrica del falso” di Vladimiro Giacché (dove ho tratto l’esempio dell’Iraq). Le conclusioni che se ne traggono e che noi stessi percepiamo nella quotidianità è che viviamo in un contesto di menzogna dove una narrazione dominante ci racconta i fatti sistematicamente in maniera distorta e volutamente menzognera; dobbiamo fare la guerra alla Libia: la si fa, si distrugge un paese, e si racconta che si è esportato la democrazia. La moneta unica obbliga i paesi ad aumentare la competitività aumentando la disoccupazione e la povertà: la si chiama flessibilizzazione del mercato del lavoro. È una pillola più facile da mandare giù no?

Quello che voglio dirvi è che viviamo in un mondo fortemente censorio: le posizioni alternative al mainstream vengono bollate come populiste, complottiste e sommerse da migliaia di tonnellate di carta e inchiostro che raccontano tutte la stessa cosa. Se la censura in passato si basava su metodi violenti e coercitivi, oggi si fonda su un approccio più sottile: vi bombardano ogni giorno, su tutti i canali, su tutti i giornali dicendovi quello che vogliono farvi sapere. Non vi è spazio per un’informazione completa, veritiera, a 365 gradi. Devono farvi accettare la disoccupazione? Vi convincono che siete un popolo di merda, fannulloni e lavativi. Quante trasmissioni sono state fatte per dirvi quanto fate schifo? Come se si potesse accusare un popolo genericamente. Voi non lo sapete, ma è scoppiato un nuovo caso in cui la Volkswagen ha truccato le emissioni di milioni di veicoli: la Merkel ha riposto facendo spallucce. I veicoli sono troppi per farli rientrare e i posti di lavoro altrettanto. I nostri giornalisti dove sono? A dirvi che un vigile non timbrava il badge magari.

La moderna censura si attua tramite un’informazione orientata: quanti ormai si lamentano dicendo “è normale, siamo in Italia”. Ebbene vorrei dire a tutti coloro che la pensano così: tutto il mondo è un paese. Basta un account su Twitter: scoprirete che tutto quello di cui ci accusano sistematicamente è routine in tutto il mondo. Ma perché dovrebbe succedere tutto ciò? Qui vi fornirò la mia interpretazione basata sul buon senso: non cerco mica di convincervi di nulla, voglio solo mettervi la pulce nell’orecchio. Nel mondo occidentale un fenomeno è in costante aumento: la disuguaglianza. I ricchi diventano sempre più ricchi, i poveri sempre più poveri. E secondo voi chi possiede i grandi gruppi editoriali? Il panettiere sotto casa, il fruttivendolo o il meccanico di fiducia? Quindi chi possiede la ricchezza possiede l’informazione, e chi possiede l’informazione ha il potere di plagiarvi. E perché farlo? Per non farvi vedere la realtà così come si presenta: una nuova servitù della gleba si ammassa nella linea Cassino-Termini. E vi vogliono convincere che non arrivate a fine mese perché siete inetti.

La realtà è che con la morte dell’alternativa comunista il Capitale sta vincendo, e voi che state leggendo non fate parte del club giusto. Quindi smettetela di accettare la narrazione che vi viene proposta: informatevi pluralmente, cercate le fonti e spiegazioni alternative, siate nel sospetto, nel dubbio metodico. E ogni volta che una storia vi sembra forzata, paradossale, fate una cosa: seguite i soldi. Solo così potrete opporvi al destino cui ci vogliono condannare, quello di accettare passivamente la vostra condizione senza porvi delle domande. E se siete nel club giusto beh, sappiate, non sarà cosi facile.

Marco Pochesci

CENSURA E AUTOCENSURA. LIBERTÀ O STAMPA?

Censura o autocensura? Libertà di stampa – di Valerio Lombardo

Nell’epoca in cui viviamo, quello della censura giornalistica dovrebbe essere ormai un discorso chiuso, archiviato. Ma non è così.

In Spagna lo Stato ha applicato la cosiddetta “legge bavaglio” che vieta ai giornalisti di fotografare o pubblicare forze dell’ordine durante manifestazioni.
In Ungheria, Orban ha ridotto ai minimi termini la libertà di stampa.
In Somalia, Ilaria Alpi e il suo cameraman Miran Horovatin, sono stati assassinati “probabilmente” per delle inchieste che stavano portando avanti su traffici di armi e rifiuti tossici.

I dati raccolti dall’AGCOM (Autorità per le garanzie nelle comunicazioni) tra il 2012 e il 2016 hanno reso nota una percentuale altissima di giornalisti assassinati.  Circa 530 in tutto il mondo.
Un’altra statistica a dir poco agghiacciante, sempre rilevata dall’ AGCOM, parla dell’impunità che in sede giudiziaria è pari a 9 casi su 10, verso coloro che commettono crimini verso i giornalisti.

A cosa porta commettere un crimine contro un giornalista? Come, purtroppo, siamo abituati a vedere qui in Italia, molti giornalisti devono vivere costantemente con la scorta, tra i più famosi Lirio Abbate giornalista dell’Espresso a cui dobbiamo la prima inchiesta su Mafia Capitale, Federica Angeli, giornalista di Repubblica in lotta contro i clan di Ostia dal 2012 e Paolo Borrometi, giornalista siciliano le cui inchieste l’avevano portato al centro del mirino delle famiglie del ragusano.
Un altro dato importante da non sottovalutare è, per quanto riguarda l’Italia, che c’è un altissimo livello di protezione per il mondo giornalistico.  Tuttavia per la classifica stilata da Giornalisti senza Frontiere, l’Italia è al 46° posto per libertà di stampa.
Tutto questo perché?
La risposta la si può trovare da una parte per, appunto l’elevato numero di episodi negativi che hanno come protagonista dei giornalisti. Come ad esempio lo scorso novembre, la testata di Roberto Spada allora reggente del clan spada ad Ostia, contro Daniele Piervincenzi, giornalista di Rai 2.
Dall’altro bisogna pensare a tutte quelle figure giornalistiche “minori”, quelle delle realtà locali o comunque non appartenenti a testate importanti. Fuori dunque dalla risonanza mediatica nazionale.
Molto spesso queste figure, nel momento in cui trovano la possibilità di portare avanti un’inchiesta si trovano davanti ad un bivio. Denunciare e  quindi andare avanti oppure fermarsi e lasciar stare.
Tutto questo perché?
Perché molto spesso magari non ci si sente sicuri, magari sono arrivate delle minacce.
Un numero statistico è molto complesso da riportare perché la maggior parte delle volte queste situazioni rientrano nel cosiddetto “numero oscuro” che nella criminalistica rappresenta tutto quell’insieme di casi non denunciati.

Non continuare un’inchiesta per paura. Lasciar stare un’indagine perché non ci si sente sicuri. Non finire di scrivere un articolo perché “tanto non serve a niente” o non ne vale la pena, è autocensura.
E l’autocensura in Italia nel 2018 è inaccettabile. Servono più tutele e rapidamente dallo Stato. Il giornale è la voce del popolo, è informazione, è la base della cultura. Quando questo viene meno perché non si è tutelati o non lo si è abbastanza, bisognerebbe fermarsi, ragionare e agire il prima possibile per migliorare la situazione.

 

Valerio Lombardo

Immagine di copertina da qui.

DIVULGARE IL PROPRIO PENSIERO: L’ART. 21 DELLA COSTITUZIONE ITALIANA

Contenuto e limiti di uno dei diritti di libertà più importanti della nostra Carta – di Arianna Polani

La libertà di manifestazione del pensiero assume un valore centrale nel nostro ordinamento; sancita dall’art. 21 della Costituzione, consente ad ogni individuo («tutti») la facoltà di divulgare il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. Essa garantisce lo sviluppo del libero convincimento di ciascun cittadino e di una opinione pubblica libera, ragion per cui costituisce pietra angolare del nostro sistema giuridico.

Art_21Costituzione_italianaCaratterizzata  da una notevole ampiezza,  si caratterizza, altresì, per gli specifici limiti ad essa imposti, e non solo nell’art. 21 Cost., ma ricavabili anche da altre norme costituzionali poste a tutela di diritti che potenzialmente  confliggono con le modalità d’esercizio della libertà di pensiero.
Possiamo elencare i suddetti limiti come segue: innanzitutto la riservatezza e l’onorabilità della persona, che trovando disciplina agli artt. 2 e 3 Cost., garantisce il diritto di ciascuno a manifestare il proprio pensiero senza ledere la dignità, l’onore, la privacy altrui; considerando  il buon costume, secondo Autorevole Dottrina sono vietate, a norma dell’art. 21 ult. comma Cost., quelle manifestazioni di pensiero che, in base al sentimento medio della collettività, offendono il comune senso del pudore e la pubblica decenza.
Rilevante in ambito processuale è il segreto giudiziario, che permette il buon andamento dell’amministrazione della giustizia e assicura adeguata protezione della reputazione degli imputati.
L’ art. 39 della L. 3 ottobre 2007, n. 124 esplicita che sono coperti dal segreto di Stato, atti, documenti, notizie, attività la cui divulgazione potrebbe recar danno alla sicurezza dello Stato democratico e può esser posto a tutela di interessi militari, diplomatici o di sicurezza.
Infine l’apologia di reato, che come ha affermato la Corte costituzionale (sent. 65/1970), non costituisce una forma di manifestazione di pensiero, ma rappresenta solo un comportamento che suscita un sentimento ostile  idoneo a provocare delitti, dunque non è ammissibile nel nostro ordinamento.
Da una breve disamina, si può notare come l’interesse del nostro ordinamento sia quello di bilanciare interessi e valori che inevitabilmente si rivelano tra loro contrastanti, ma che la Carta Costituzionale, in unione ad altre norme e fonti legislative, cura di bilanciare attraverso un accurato giudizio. Talvolta si può notare come non sia una semplice operazione procedere ad una valutazione attenta degli interessi in gioco; compito dell’interprete e degli operatori del diritto è, dunque, quello di evitare tensioni che possano minare l’integrità della libertà, definita come diritto, e dei suoi limiti, caratterizzanti l’ontologia della stessa.

Arianna Polani

Immagine di copertina da questo sito.

Wikipedia sugli scudi a difesa di Internet libero

Riforma del copyright, link tax e censura – di Cristian Lucci

Wikipedia si è auto-oscurata. Una forma censoria per protestare contro l’attacco alla libertà di Internet in atto nel Parlamento Europeo che vedrà il culmine il 5 Luglio con la seduta in cui si deciderà se accelerare o no il percorso della direttiva sul copyright.

Ma facciamo un passo indietro.

Nel 2016 la Commissione Europea e il Parlamento cominciano a discutere una proposta di riforma del copyright. Il motivo è che l’informazione si è quasi totalmente spostata su Internet e si ritiene di dover cambiare i regolamenti che hanno consentito alle piattaforme che ospitano contenuti caricati dagli utenti (YouTube per esempio) di evitare di pagare una licenza equa per i contenuti creativi generando danni all’industria culturale e dell’informazione tradizionale. Sotto accusa due articoli di legge: l’ 11 che riguarda gli editori e il giornalismo online e il 13 che riguarda i contenuti artistici.

Articolo 11: chiunque voglia pubblicare un link o uno snippet (le due righe descrittive che troviamo nei risultati delle ricerche di Google) avrà bisogno di un’autorizzazione da parte dell’autore del contenuto linkato o citato e dovrà pagare a quest’ultimo un compenso.

Articolo 13: le piattaforme di streaming (sempre YouTube per esempio) devono creare un filtro automatico in grado di verificare tutti i contenuti caricati prima della loro pubblicazione, controllare che non siano stati violati i copyright e, se si, impedirne la pubblicazione; devono inoltre ottenere una licenza per i contenuti di copyright al fine di generare un equo ritorno economico ai creatori e pubblicare solo contenuti da parte di utenti che abbiano acquistato la licenza. Per i difensori della direttiva è un modo per garantire che gli autori dei prodotti condivisi sulle piattaforme abbiano una ricompensa sperando che questo dia ossigeno  alla comatosa editoria tradizionale e non ha a che fare con la censura perché non prevede il consenso per la pubblicazione di un contenuto, ma solo che chi lo carica sia autorizzato a farlo.

Di avviso opposto la fazione “Wikipedia” che, pur condividendo la necessità di fare in modo che le opere creative abbiano giuste tutele e compensi, temono che il filtro automatico trasformi Internet da una piattaforma aperta alla condivisione a uno strumento di sorveglianza automatizzata e di controllo degli utenti. Dotarsi di un filtro è dispendioso e potrebbero farlo in tempi utili e in maniera più efficiente solo i big del settore, penalizzando le realtà medio piccole e le aziende europee a cui si applicano gli articoli di cui sopra. Senza contare che un algoritmo al momento non sembra essere in grado di capire la differenza tra satira e invettiva, diritto di cronaca e violazione della legge. Obbligandoli a questi adempimenti, la proposta di direttiva consegna nella mani dei grandi aggregatori di informazioni (Google, Facebook, Youtube) tutti gli strumenti necessari a far passare un tipo di informazione a scapito di altra determinando sempre più marcatamente la nostra dieta mediatica. E’ infatti ovvio che se per Google & soci aggregare taluni contenuti non costa nulla e aggregarne degli altri ha un costo, questi aggregheranno i primi e non aggregheranno i secondi.

Potremmo, insomma, trovarci presto a leggere più facilmente taluni giornali, magari extra-europei anziché altri solo perché gli articoli sui primi potrebbero essere indicizzati e aggregati a costo zero. In generale non è certo l’equo compenso paventato nell’Art. 11 che salverà l’economia dell’industria editoriale ormai sul lastrico per non aver saputo adattarsi alla rivoluzione dell’informazione e non saranno certo Facebook, Google, Youtube & Co. che usciranno con le ossa rotte dalle nuove direttive. Ma non è neanche gridando all’oscurantismo, al bavaglio e alla lesa maestà che si può fare una battaglia per un Internet libero, giusto ed equo.

Un sistema sostenibile per l’informazione tradizionale è da ricercare, ma imporre paletti tagliati con l’accetta non è sicuramente il metodo giusto. Domani si vota ma il dibattito è aperto e non si tratta di non difendere il diritto d’autore, ma farlo con strumenti che siano nuovi e non limitativi della libertà di tutti noi su internet.

Cristian Lucci

L’OPINIONE DEI RAGAZZI SULLA PACE

Marcia della Pace a Cave- di Mattia Chiacchiararelli e Sara Schiavella

Venerdì 1 giugno a Cave si è tenuta una manifestazione molto nobile: la marcia della pace. Ecco spiegato il motivo per cui, durante la mattinata, le strade sono state invase da un’onda coloratissima e vivacissima di giovani che hanno riempito tutta la città per manifestare a favore della pace. Infatti, i bambini di tutte le quinte elementari e i ragazzi delle medie di Cave hanno partecipato alla sfilata; il tutto coordinato dalla professoressa Datti e dalla professoressa Latini, in collaborazione con la preside Frascatani e tutto il corpo docenti.

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Tutti portavano con loro cartelli e disegni che inneggiavano alla pace, intonavano canti contro la guerra e recitavano gli articoli della costituzione; ad esempio più volte è stato pronunciato l’articolo 19, il quale enuncia: “Tutti hanno diritto di professare liberamente la propria fede religiosa in qualsiasi forma, individuale o associata, di farne propaganda e di esercitarne in privato o in pubblico il culto, purché non si tratti di riti contrari al buon costume”, proprio per esprimere l’importanza della libertà di pensiero e dell’uguaglianza.

L’evento ha avuto inizio presso l’ex stazione di Cave, e su un piccolo palco i giovani hanno raccontato i propri pensieri e fornito le proprie idee sulla pace. Anche alcuni allievi del Liceo Artistico hanno partecipato alla prima parte della manifestazione.

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Dopo di ciò è partita la vera e propria marcia che ha avuto come prima tappa il chiostro della chiesa di San Carlo Borromeo, all’interno del quale sono continuate le attività dei ragazzi di diverse classi.

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Anche in questo caso gli allievi hanno fornito la propria visione di pace, mettendo su alcune scenette studiate a scuola, volte a fornire le proprie opinioni.

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Al termine di questo pit-stop, la marcia è ripartita in direzione della piazzetta adiacente al comune di Cave, nella quale da subito si è cominciato ad intonare poesie e canzoni riguardanti il tema in questione, come il brano vincitore di Sanremo 2018 di Fabrizio Moro e Ermal Meta “Non mi avete fatto niente” e “Un mondo migliore” di Vasco Rossi. L’ultima parte dell’evento si è svolta invece all’interno dell’anfiteatro di Cave, nel quale tutti i bambini, gli adolescenti, ma anche gli adulti e il corpo docenti hanno proseguito con canti e piccole recite. A conclusione dell’evento il sindaco Angelo Lupi ha voluto fare i complimenti a tutti gli studenti e ai docenti per la lodevole iniziativa.

L’organizzazione di questa marcia non è però fine a se stessa, ma fa parte di un progetto più ampio, studiato e organizzato nei mesi passati; alcune docenti, infatti, hanno partecipato alla riunione, tenutasi a Padova, dei membri organizzatori della marcia. Ma non è finita qui! La manifestazione del 1 giugno è stata solo l’inizio, il progetto infatti vedrà come obiettivo finale la partecipazione degli alunni delle scuole all’edizione del 2018 della marcia per la pace Perugia-Assisi prevista per il 7 ottobre.

Mattia Chiacchiararelli e Sara Schiavella

RI-AMBIENTIAMOCI: UNA GRANDE FESTA

Divertente festa di fine anno – di Alessia Schiavella

La scuola è finita e tutti i ragazzi delle scuole si preparano per questa lunga vacanza estiva di circa tre mesi. Ma qual è l’ultimo evento dell’anno che i ragazzi aspettano per giocare ma allo stesso tempo imparare tutti assieme?

Parliamo di RIAMBIENTIAMOCI, giunto ormai alla 7° edizione, evento organizzato dalla scuola primaria di Cave gli ultimi giorni dell’anno scolastico. Venerdì 8 giugno, presso Piazza Nassirya, alcune associazioni di Cave hanno collaborato con lo staff dell’I.C. Giacomo Matteotti per rendere, ancora una volta, questa giornata indimenticabile.

Noi di Cave Canem di abbiamo approfittato per fare una passeggiata tra i ragazzi e per raccogliere le testimonianze di coloro che hanno partecipato attivamente all’evento. Partendo sul lato Bonuglia della Ex Stazione abbiamo incontrato subito i ragazzi.

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US Basket Cavese

Ci siamo fatti una chiacchierata con Omar Bielli, rappresentanza dell’ US Basket, che ci dice: “Ringrazio a nome del Basket Cavese, Marilisa Foschi, che ci invita a partecipare come associazione sportiva a questa manifestazione di fine anno da ben tre anni, portando avanti con noi l’importanza dello sport in età giovanile, favorendo l’integrazione del bambino all’interno di un gruppo. Il rispetto delle regole e dei compagni, il movimento e la coordinazione motoria. Noi siamo sempre pronti a divertirci insieme a loro, insegnandogli il più possibile.”

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Asd Volley Cave

Per quanto riguarda questo sport è stata montata una rete e creato un piccolo campo. Rossella e Pamela, in rappresentanza del Volley Cave, hanno lavorato con i ragazzi sulla conoscenza generale della pallavolo, prima spiegando teoricamente i fondamentali, ossia la battuta, il palleggio, il bagher e l’attacco, poi mettendoli subito in pratica, in particolare la battuta e il palleggio. Sono stati fatti inoltre dei piccoli giochi con obiettivo per spiegare l’importanza di un lavoro di squadra

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Minatori Cave

Anche in questo caso viene fatta una breve introduzione ai ragazzi al football, facendo fare dei piccoli esercizi per spiegare al meglio le regole, sul movimento e con la palla, improvvisando anche una piccola partitella. Inoltre hanno spiegato che cosa sia il flag, ossia una varietà di football senza contatto.

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NEW DANCE SCHOOL

I ragazzi si sono divertiti a ballare due canzoni che sono tra le più candidate per essere il tormentone estivo 2018, ossia  “La Cintura” di Alvaro Soler e “Italiana” di Fedez e J-Ax.. Sono state fatte delle brevi dimostrazioni della loro attività di danza sportiva, facendo coesistere lo studio del movimento e il divertimento.

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Passo Antico

Chiacchierando con Valentina Morabito, in rappresentanza dell’associazione di danze popolari Passo Antico fondata assieme a Martina Moroni, scopriamo che il laboratorio è importante e costruttivo non solo per i ragazzi, che esprimono emozioni in maniera naturale attraverso il ballo visto in questo caso come un gioco, ma anche per gli organizzatori. Tramite una favoletta le ragazze spiegano da dove deriva il termine pizzica in maniera semplice e divertente: “…in Puglia una volta c’era un ragnetto che era molto dispettoso. Egli se ne andava pizzicando le persone, le quali per guarire dal suo morso chiamavano dei musicisti, che avevano uno strumento magico che era il tamburo…magico perché quando suonava faceva ballare la persona morsa e così ballando scacciava via il morso…” Dopo questa breve descrizioni i ragazzi, assieme all’insegnante, dopo esser stati istruiti su pochi semplici passi base, si divertono a schiacciare il ragno.

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Museo Ferri

I ragazzi del Museo Ferri hanno lavorato con i ragazzi sui colori attraverso le tempere, producendo delle tessere per il mosaico.

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Fondazione Maadi

Come ogni anno la Fondazione MAADI Solidarity ONLUS ha partecipato a questa manifestazione. Quest’anno è stato tenuto un workshop dedicato a “Rifiuti Zero”, che attraverso un approccio soprattutto preventivo, affronta le tematiche della riduzione-gestione dei rifiuti urbani. In particolare, ci spiega Sergio Boccuccia: “…ci siamo dedicati all’approfondimento di come migliorare la raccolta differenziata, con suggerimenti finalizzati a comportamenti virtuosi per una migliore differenziazione, utilizzando tutte le disponibilità del sistema. Tutto ciò comporta anche la riduzione della quantità dei rifiuti prodotti.”

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MartaDeRenzi Creations

Marta De Renzi ci racconta: “Sono ormai giunta al quarto anno della mia partecipazione alla manifestazione #riambientiamoci…ed ogni anno accolgo sempre con gioia questo invito. Perché per me è un onore oltre che un privilegio mettere a disposizione  le mie capacità per un evento così genuino ma soprattutto per il rapporto che si crea con i bambini. I bambini sono pronti ad accogliere ogni tipo di input artistico/creativo e questo è per me molto stimolante e mi spinge ogni anno a cambiare tema per il laboratorio per essere sempre al passo con loro.”

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Liceo Matisse

I ragazzi del Matisse armati di camice hanno fatto giocare i ragazzi delle scuole primarie con i colori facendoli dipingere su un grande nastro steso a terra. Armati di guanti e pennelli ma anche a mani nude, i ragazzi hanno espresso mediante il colore le loro idee.

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Consiglio dei Giovani Cave

Tema del laboratorio di quest’anno era “la scuola che vorrei”. Sono state poste ai ragazzi cinque domande con il fine di lasciare uno spunto di riflessione su come vorrebbero cambiare la scuola, rimarcando la necessità di avere ragazzi attivi per una scuola più vicina alle loro esigenze. La maggior parte degli studenti sembrava comunque esser d’accordo sulla necessità di avere una biblioteca nelle scuole medie, di porre maggiore attenzione alla tecnologia a livello scolastico e di provare ad avere una persona come rappresentante dei propri diritti all’interno della scuola.

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Idea Danza

Idea Danza, e nello specifico l’insegnante Claudia D’Attilia, ha deciso di far provare ai ragazzi l’hip hop. Nella loro scuola si insegna anche danza classica e moderna, ma la street dance sicuramente è più funzionale in questi piccoli laboratori in quanto si basa su due principi fondamentali, ossia il rispetto e la condivisione, elementi poi da fare propri anche per la vita di tutti i giorni

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Dimensione Donna

Dimensione Donna, rappresentata da Patrizia Sacchi, ha spiegato ai ragazzi delle medie e quinta elementare, il significato della panchina rossa. Inoltre sulle note della canzone di Ermal  Meta “Vietato morire” ha spiegato che ciò che fa male, la violenza, non è amore. Rifiutare qualsiasi tipo di sopruso significa rispettare se stessi e gli altri. Ai bambini è stato chiesto di scrivere cosa fosse per loro l’amore: ne sono emersi sentimenti positivi, di gioia e tanta speranza per un futuro migliore.

Esperienze positive raccontate dagli stessi protagonisti: le facce entusiaste dei ragazzi ci fanno capire che la loro curiosità cresce attraverso eventi come questo. Non ci resta che darvi appuntamento al prossimo anno!

Alessia Schiavella

Riambientiamoci 2018

– di Alessia Schiavella

Tutto pronto per la manifestazione di fine anno della scuola primaria di Cave! 😎

L’8 giugno, al piazzale ex stazione, vi aspettano tutti i ragazzi, dai più piccoli ai più grandi con laboratori didattici in collaborazione con varie associazioni. Si ringraziano infatti: l’Associazione genitori, il Consiglio dei giovani di Cave, la Pro loco di Cave, il Museo Civico di Cave “Lorenzo Ferri”, il Liceo Artistico “Henri Matisse” di Cave, la rappresentanza Territoriale di Palestrina Ordine Dottori Commercialisti di Tivoli, il Centro Diurno minori città di Cave, l’Associazione culturale “Caffecorretto”, il Centro MAB di Francesca Magrelli, le scuole di danza “Danza Amica”, “Idea Danza”, “New Dance School Cave”, l’Associazione bandistica “Città di Cave”, l’Associazione “Dimensione donna”, MartaDeRenzi Creations, l’Associazione di danze popolari “Passo Antico”, l’Associazione culturale “Ma ‘n te Movie”, la Fondazione “Maadi”, Asd Volley Cave, US Basket Cavese, l’Associazione sportiva di football americano “Minatori Cave”.

Entrando un po’ più nel dettaglio, ci sarà anche una mostra “I primi 50anni della Scuola dell’Infanzia(1968-2018)” al Palazzetto dell’Arte; l’Inaugurazione della “Panchina Rossa”, come testimonianza della Città contro la violenza sulle donne a cura dell’Associazione Dimensione Donna. Sempre all’Ex-Stazione abbiamo l’esibizione sia dell’Accademia “Cavarum Terrae” che della banda “Città di Cave”. Dalle 18.00 partiranno i festeggiamenti per Ritorno del Treno in stazione, con una mostra all’interno della vettura visitabile. Si conclude la serata con la pizza di PizzaOnTheRoad e con la proiezione del film WONDER.

Non ci resta che rinnovare l’appuntamento per domani 8 giugno dalle mattina alla sera.

Alessia Schiavella