PAROLE PROIBITE

Opere letterarie che hanno subito censura – di Francesca Grillini

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“E qualcosa non va, qualcosa manca,

In chi vuol far tacere uno che canta”.

(Robert Frost)

La censura come forma di controllo sulle idee esiste da sempre; ma con l’invenzione della stampa e quindi con la diffusione ancora più rapida di opinioni e pensieri, questo tipo di controllo diventa più rigoroso e pressante. Nel 1501, infatti, la bolla di Alessandro VI proibisce di stampare senza autorizzazione.

La letteratura in generale è stata una delle tante “vittime” della censura; molte delle opere proibite sono tra le più lette e famose al mondo e di seguito ne vengono citate alcune appartenenti al panorama letterario straniero.

FRANKENSTEIN (Mary Shelley): considerato come il romanzo gotico più famoso al mondo, quando viene pubblicato per la prima volta in forma anonima, l’11 marzo 1818, la critica è subito sfavorevole. Viene definito orribile, privo di condotta morale e addirittura una “disgustosa oscenità”. Il New York Times scrive che questo libro era stato censurato in quanto “indecente, discutibile e osceno”. Alla sua seconda edizione del 1831, l’identità dell’autrice viene rivelata e sia la critica che i lettori rimangono colpiti dal talento di una giovane di soli 21 anni. Nonostante i giudizi negativi e le condanne, a distanza di 200 anni Frankenstein è ancora uno dei libri più letti e venduti al mondo.

L’AMANTE DI LADY CHATTERLEY (D. H. Lawrence): scritto in Italia tra il 1926 e il 1928 è probabilmente il romanzo più scandaloso della letteratura inglese nonché il caso più famoso di censura letteraria. La protagonista è una donna che tradisce il marito, aristocratico e invalido, con un uomo della classe operaia. La sua diffusione è proibita non solo in Inghilterra ma in tutta Europa per oscenità. L’accusa era la seguente: “L’Amante di Lady Chatterley ha presentato atti proibiti nei loro dettagli proibiti, e li ha descritti in un linguaggio proibito”. La casa editrice americana Grove Press è la prima a pubblicare il romanzo integralmente nel 1954. Dopo diverse cause contro il proprietario Barney Rosset, il romanzo viene regolarmente pubblicato e ottiene un grande successo, tanto da raggiungere il secondo posto nella lista dei bestseller del New York Times. In Inghilterra non sarà pubblicato fino al 1960.

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FAHRENHEIT 451 (Ray Bradbury): famoso romanzo di fantascienza del 1953 che racconta la vicenda di Guy Montag, un giovane che fa parte di una squadra di pompieri. È ambientato “nel futuro”, precisamente nel 1960, epoca in cui i pompieri non hanno il compito di spegnere incendi ma quello di bruciare libri. La censura di Fahrenheit 451 sembrerebbe un paradosso: perché censurare un libro che parla di censura? Pare che in un istituto scolastico americano la versione originale di questo libro sia stata proibita e sostituita con una rivisitata, in cui una serie di parole, ritenute inadatte, sono state rimosse e rimpiazzate con spazi bianchi.

 

ALICE NEL PAESE DELLE MERAVIGLIE (Lewis Carrol): l’avventura di Alice nel magico sottomondo fatto paradossi e assurdità la conosciamo tutti. Sembra una semplice favola per bambini, ma il testo è pieno di significati simbolici nascosti; insomma questo libro è molto più di quel che sembra. In Cina nel 1931, la presenza degli animali parlanti ha fatto sì che, il romanzo andasse dritto nella lista dei libri proibiti. A detta della Commissione di Censura, attribuire l’intelligenza agli animali non faceva altro che sminuire l’essere umano. In America, la MPAA (Motion Picture Association of America) ha vietato ai bambini non accompagnati la visione del film di Tim Burton “Alice in Wonderland” del 2010 per la presenza di: “inquietanti immagini e situazioni fantastiche di azione e violenza, e per di più un bruco che fuma”.

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I FIORI DEL MALE (Charles Baudelaire): raccolta di poesie, pubblicata la prima volta il 25 giugno del 1857. Già il 7 luglio successivo quattro poesie vengono definite oltraggiose per morale pubblica e religiosa. Il tribunale impone di togliere dalla raccolta tutte le poesie considerate inadatte, nonostante l’insistenza dell’autore stesso nel dire che ‟un libro di poesia deve essere valutato nel suo insieme”. Nell’edizione del 1861, quindi, la raccolta viene pubblicata senza le 6 poesie “condannate”. Nel 1886 le 6 liriche eliminate ricompaiono in una nuova edizione e questo causa una seconda condanna penale per l’editore di Baudelaire.

Francesca Grillini

LA QUINTA EDIZIONE DEL SOUND(S)PARK SARÀ PIENA DI SORPRESE

IMPEGNI PER IL PROSSIMO WEEKEND? – di Sara Schiavella

Anche quest’anno finalmente è giunta l’estate. L’estate vera e propria, fatta di caldo e tanto sole. Con un po’ di ritardo ma alla fine è arrivata. E come ogni anno, da cinque a questa parte, arriva anche il Sound(S)Park. Il festival, giunto perciò alla sua quinta edizione, ha avuto origine nel 2014 dalla voglia di otto ragazzi di portare musica dal vivo a Cave, nel parco di Villa Clementi.

Questi giovani hanno fondato un’associazione culturale senza alcuno scopo di lucro, nata per promuovere eventi di natura prettamente musicale ma anche nell’ambito della fotografia, del teatro, della cinematografia, dello sport e quant’altro. Il loro intento è quello di promuovere iniziative a scopo sociale che possano giovare a tutta la popolazione di Cave e dintorni, con il desiderio di valorizzare le strutture presenti nel territorio, salvaguardando il patrimonio artistico e ambientale e divulgando poi i propositi e i risultati ottenuti. L’associazione di cui stiamo parlando si chiama OneConcept.

Quest’anno, a differenza degli anni passati, il festival si terrà l’ultimo weekend di luglio e non il primo weekend di agosto. La location invece è rimasta invariata: il Parco di Villa Clementi a Cave. Inoltre anche l’ingresso, come gli altri anni, è gratuito. Se volete ascoltare della buona musica fate un salto. Di seguito potete trovare la locandina della manifestazione con la line up completa:

MANIFESTO-SOCIAL

Anche nel 2018, si è confermato il format impostato già dal primo anno, con quattro gruppi o artisti per sera; ma il Sound(S)Park non è solamente musica. Il Parco di Villa Clementi è molto grande e sarebbe un peccato non sfruttarlo per altre cose. Ci sarà lo stand gastronomico, le solite attività pomeridiane come il torneo del Beer Pong il sabato e il lancio del telefonino la domenica; a queste si aggiungeranno delle novità: ad esempio il torneo di biliardino previsto sempre la domenica pomeriggio e l’esposizione di alcune opere artistiche. Per orari specifici e per la prenotazione dei tornei, è possibile consultare l’evento qui.

Le sorprese però non finiscono qui. Per la prima volta quest’anno è stato realizzato un piccolo video promozionale, con la regia di Miro Evangelisti:

A questo punto posso solamente dirvi di non prendere impegni per il prossimo weekend 27, 28 e 29 luglio, tutti a Villa Clementi: C’È IL SOUND(S)PARK! La buona musica c’è, la birra anche. Avete dei motivi per rimanere a casa?

Sara Schiavella

CHIESA E GALILEO: QUANDO LA CENSURA PUÒ OSTACOLARE IL PROGRESSO

Il controllo di qualcosa, in senso generico, può avere i suoi lati positivi e i suoi lati negativi. Lo stesso vale per la censura, che di fatto è pur sempre una forma di controllo – di Michela D’Emilia

L’informazione muove le coscienze, e le coscienze possono essere pericolose per chi mantiene l’ordine nel paese, il quale richiede l’istituzione di determinati princìpi e ciò che non risponde a questi può creare disordine, ed è necessario quindi che venga eliminato. La circolazione delle idee deve essere quindi in qualche modo controllata, e la libera espressione non è poi così libera. Da una prima analisi questo aspetto può sembrare molto negativo, perché scardina in qualche modo la libertà che l’uomo di un paese civilizzato vanta. Dall’altra però presenta dei vantaggi: un paese senza informazioni filtrate potrebbe essere indirizzato verso il caos più totale , soprattutto al giorno d’oggi, in cui l’informazione è alla portata di tutti.

La gestione di un’informazione assolutamente libera ha costituito da sempre un problema serio da affrontare dai garanti della stabilità di un popolo, finché non si trovò una soluzione adatta: la censura. Con questa parola, che deriva dal termine latino “censura”, ossia “controllo, esame”, si designa ancora oggi il controllo delle informazioni accessibili al pubblico, ed inoltre si riferisce ad una sorta di “limite alla libertà di espressione”.

Nel corso della storia l’opera di censura è stata talvolta flessibile, talvolta molto rigida, ostacolando così, o rallentando, il progresso sociale e scientifico. È quest’ultimo il caso del periodo della Controriforma, XVI-XVII secolo, durante il quale la Chiesa aveva stabilito che tutto ciò che contrastasse quanto detto dalle Sacre Scritture dovesse essere sottoposto al giudizio dell’Inquisizione, istituzione ecclesiastica, che poteva condannarlo. Tra i casi più noti di censura in questo periodo la più nota è sicuramente quella delle opere di Galileo Galilei (1564-1642), fisico, astronomo, matematico e filosofo che, attraverso le sue osservazioni scientifiche, dimostrò le teorie copernicane. Sostanzialmente Copernico(1473-1543) sosteneva che fosse la Terra a ruotare attorno al Sole (teoria eliocentrica), contrariamente da quanto affermato dalle Sacre Scritture, secondo le quali la Terra è situata al centro dell’Universo e attorno ad essa ruotano gli altri corpi celesti, Sole compreso (teoria geocentrica). Nel 1616 la Chiesa  per la prima volta condannò ufficialmente le teorie copernicane, e nel 1620 inserì il trattato “De revolutionibus”, nel quale Copernico illustrava la teoria eliocentrica, tra i libri proibiti dal Sant’Uffizio. La stessa sorte toccò alle opere di Galileo Galilei, tra le quali “Sidereus Nuncius” (1610) e “Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo” (1632); in esse egli stesso riportò i risultati dei suoi esperimenti, fatti con nuovi strumenti tra cui il cannocchiale, che gli consentiva di vedere da vicino cosa accadesse ad anni luce dalla Terra. Prima di scrivere la seconda opera citata, Galileo si limitò ad insegnare le teorie copernicane, fin quando il Sant’Uffizio non lo proibì; nel mentre, alcuni ecclesiastici gli intimarono di eliminare alcuni passi del “Sidereus” prima della divulgazione delle altre copie, ammonimento a cui non prestò ascolto. La pubblicazione del Dialogo costò caro a Galileo, che dovette affrontare l’accusa di eresia a Roma, nel 1633, dinanzi agli ecclesiastici. La scelta di affrontare la teoria copernicana attraverso un dialogo tra uomini di diversa opinione sull’argomento sembrò inizialmente essere un ottimo escamotage per la divulgazione, presso il pubblico, della teoria rivoluzionaria, ma un’Inquisizione attenta notò dell’ironia nei discorsi dell’uomo sostenitore, nel dialogo, della teoria geocentrica. Così gli inquisitori emisero la loro sentenza per la condanna di Galileo, che rispose però con un’abiura, ammettendo di aver sostenuto un’eresia. Questo potrebbe sembrare un gesto commesso da un codardo che teme la morte; in realtà, probabilmente, a Galileo premeva di più progredire in nuove scoperte, da bravo scienziato, piuttosto che fare il “Socrate” della situazione.

La rimozione della censura delle opere galileiane ci fu solo nel 1757, mentre lo scienziato fu riabilitato dalla Chiesa nel 1822, a centottanta anni dalla sua morte.

In un periodo dal quale la Chiesa usciva spaccata in due, a causa della Riforma Protestante, non era possibile permettere un ulteriore indebolimento: la divulgazione di teorie contrastanti con le Scritture avrebbe compromesso la fede della popolazione, e la Chiesa ne sarebbe uscita ancor più frantumata. Un popolo miscredente avrebbe potuto generare il caos più totale.

Da questo esempio storico riportato si può scorgere il lato positivo e il lato negativo della censura: da una parte l’assicurazione di un ordine, dall’altra il rischio di uno stagnamento culturale, scientifico o sociale.

Una censura volta esclusivamente all’ordine e che allo stesso tempo non ostacoli il progresso potrebbe essere un’ottima soluzione, una censura che impedisca alle notizie false di circolare, così da evitare che “coscienze non coscienti” sprechino energie a muoversi inutilmente.

La censura, differentemente da quanto si possa credere, può essere un ottimo strumento, se ben usato.

Michela D’Emilia

 

DIVULGARE IL PROPRIO PENSIERO: L’ART. 21 DELLA COSTITUZIONE ITALIANA

Contenuto e limiti di uno dei diritti di libertà più importanti della nostra Carta – di Arianna Polani

La libertà di manifestazione del pensiero assume un valore centrale nel nostro ordinamento; sancita dall’art. 21 della Costituzione, consente ad ogni individuo («tutti») la facoltà di divulgare il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. Essa garantisce lo sviluppo del libero convincimento di ciascun cittadino e di una opinione pubblica libera, ragion per cui costituisce pietra angolare del nostro sistema giuridico.

Art_21Costituzione_italianaCaratterizzata  da una notevole ampiezza,  si caratterizza, altresì, per gli specifici limiti ad essa imposti, e non solo nell’art. 21 Cost., ma ricavabili anche da altre norme costituzionali poste a tutela di diritti che potenzialmente  confliggono con le modalità d’esercizio della libertà di pensiero.
Possiamo elencare i suddetti limiti come segue: innanzitutto la riservatezza e l’onorabilità della persona, che trovando disciplina agli artt. 2 e 3 Cost., garantisce il diritto di ciascuno a manifestare il proprio pensiero senza ledere la dignità, l’onore, la privacy altrui; considerando  il buon costume, secondo Autorevole Dottrina sono vietate, a norma dell’art. 21 ult. comma Cost., quelle manifestazioni di pensiero che, in base al sentimento medio della collettività, offendono il comune senso del pudore e la pubblica decenza.
Rilevante in ambito processuale è il segreto giudiziario, che permette il buon andamento dell’amministrazione della giustizia e assicura adeguata protezione della reputazione degli imputati.
L’ art. 39 della L. 3 ottobre 2007, n. 124 esplicita che sono coperti dal segreto di Stato, atti, documenti, notizie, attività la cui divulgazione potrebbe recar danno alla sicurezza dello Stato democratico e può esser posto a tutela di interessi militari, diplomatici o di sicurezza.
Infine l’apologia di reato, che come ha affermato la Corte costituzionale (sent. 65/1970), non costituisce una forma di manifestazione di pensiero, ma rappresenta solo un comportamento che suscita un sentimento ostile  idoneo a provocare delitti, dunque non è ammissibile nel nostro ordinamento.
Da una breve disamina, si può notare come l’interesse del nostro ordinamento sia quello di bilanciare interessi e valori che inevitabilmente si rivelano tra loro contrastanti, ma che la Carta Costituzionale, in unione ad altre norme e fonti legislative, cura di bilanciare attraverso un accurato giudizio. Talvolta si può notare come non sia una semplice operazione procedere ad una valutazione attenta degli interessi in gioco; compito dell’interprete e degli operatori del diritto è, dunque, quello di evitare tensioni che possano minare l’integrità della libertà, definita come diritto, e dei suoi limiti, caratterizzanti l’ontologia della stessa.

Arianna Polani

Immagine di copertina da questo sito.

5 GIUGNO 2018: UNA GRANDE MATTINATA ASSIEME AI PIÙ PICCOLI

La redazione di Cave Canem spiega ai bambini come funziona un giornale – di Sara Schiavella

Il giorno 5 giugno 2018, io, mia sorella Alessia Schiavella, Francesca Grillini e Valerio Lombardo ci siamo recati presso la scuola elementare di Cave per incontrare gli alunni delle classi quinte su richiesta della professoressa Raffaella Colagrossi. Subito pronti dopo il suono della campanella e nell’arco di un’intera mattinata, siamo andati di classe in classe per parlare un po’ di giornalismo. Perché si sa, ogni giorno vediamo continuamente telegiornali, sentiamo news in radio e acquistiamo quotidiani, ma il vero senso della parola giornalismo non è molto chiara. A dire il vero delle volte i più piccoli sono costretti dai grandi a guardare il telegiornale ma vedendolo come una forzatura non gli danno il giusto valore. Esemplare è l’intervento di un bambino che ha esordito dicendo che è stanco di vedere il telegiornale perché il nonno non fa altro a casa! Noi, nel nostro piccolo, abbiamo cercato di fargli vedere un altro lato del giornalismo e di fargli capire come quanto invece esso sia importante. Innanzitutto in ogni classe abbiamo fatto conoscenza con gli allievi e già quella è stata un’esperienza molto gradevole. Abbiamo fatto loro delle domande, ad esempio, per rompere il ghiaccio, gli abbiamo chiesto  che cosa volessero diventare da grandi e ne sono uscite delle belle. Inoltre abbiamo domandato che cosa era la cronaca, quanti tipi di cronaca conoscevano e in che modo preferivano ricevere notizie; poi abbiamo spiegato come funziona un quotidiano vero e proprio, portando con noi diversi tipi di giornale. Insomma li abbiamo fatti entrare nel vivo di una redazione, illustrando loro la composizione di un articolo e la struttura di un giornale, aggiungendo qualche aneddoto divertente per farli ridere un po’. Oltretutto gli abbiamo mostrato il nostro giornalino che è un modello un po’ atipico, ma che è stato apprezzato moltissimo.

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La parte finale però, a mio avviso, è stata la migliore: dopo avergli dato delle nozioni base per scrivere un articolo, gli abbiamo chiesto se volevano realizzare degli elaborati riguardanti la Marcia della Pace avvenuta il 1 giugno per le strade del nostro paese. (allegare link). In altre parole, gli abbiamo chiesto di entrare nei panni di nostri collaboratori, fingendosi piccoli giornalisti. La cosa divertente è stata che hanno accettato ben volentieri e si sono messi subito all’opera. La mattinata si è conclusa in un battibaleno e in maniera piacevole. I bambini sono stati molto attenti, con le loro manine sempre alzate, pronti a fare mille domande e interventi interessanti. Anche le maestre si sono dimostrate in gamba e ci hanno dimostrato la loro competenza lavorativa. Ringrazio per questo le insegnanti e la preside che hanno permesso la realizzazione di questa iniziativa. Spero vivamente che una giornata come questa si ripeta al più presto e che sia solamente l’inizio di una collaborazione con le scuole di Cave. Ma non è finita qui. Poco tempo dopo, la maestra Colagrossi ci ha portato una busta contenente gli elaborati delle classi. Il nostro lavoro allora è servito a qualcosa! I bambini hanno appreso tutto ed hanno prodotto dei testi degni di essere considerati articoli a tutti gli effetti. In alcuni di essi c’era evidenziata la divisione delle 5W, in altri c’era la descrizione dettagliata di quanto accaduto durante la manifestazione sulla Pace. Fatto sta che erano uno più bello dell’altro. Vi riporto di seguito delle frasi di alcuni articoli:

“Il 1 giugno ci aspettava una lunga camminata sotto il sole. Eravamo tutte le scuole di Cave a fare questa marcia che è molto importante per il mondo. Abbiamo deciso di farlo perché dovete sapere che la pace non è un sogno ma una realtà.”

“Il messaggio di questa marcia è che la guerra non serve a nulla e che senza pace non si può vivere.”

“Il 1 giugno 2018, i ragazzi dell’istituto comprensivo di Cave, con la partecipazione del liceo artistico Matisse, hanno sfilato per le strade di Cave con lo scopo di diffondere con cartelloni, poesie e letture degli articoli della costituzione, un messaggio di pace, amore, fratellanza e rispetto.”

“Gli alunni sono contenti di aver partecipato e di aver dato il loro piccolo contributo. Il caldo afoso non ha rovinato l’atmosfera. Il sindaco e la signora preside sono rimasti soddisfatti e hanno aggiunto: – Abbiamo fatto questa protesta pacifista solo per un motivo, trasmettere a questi ragazzi l’importanza del valore della pace; grazie a tutti e che la marcia vi sia servita a qualcosa!”

“Un evento davvero importante che ha colpito nel vero significato della parola PACE. Spero che siamo riusciti a far rifiorire la pace e a far finire le guerre.”

Queste sono solamente delle brevissime parti tratte dai pensieri di studenti di quinta elementare. Delle volte dovremmo tutti guardare il mondo con gli occhi di un bambino; le loro semplici parole sono veramente piene di speranza e solidarietà, bisognerebbe ascoltarle con più attenzione.

Sara Schiavella

Il treno torna a Cave, passato e futuro

Intervista a David Nicodemi – di Mattia Chiacchiararelli

L’arrivo del treno a Cave è stato un evento che ha generato molto clamore. Tra la felicità di molti e le critiche di altri, il vagone ha trovato il suo posto presso la ex stazione di Cave, proprio dove, un tempo, erano presenti le rotaie. In virtù della notevole visibilità legata a questo evento abbiamo deciso di contattare David Nicodemi, uno dei principali protagonisti dell’arrivo del treno a Cave.

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Partiamo subito con le domande.  Come è nato il progetto per riportare il treno a Cave?   
«Consentiteci prima di dire che siamo stati veramente onorati di aver lavorato con il Comune di Città di Cave e di aver contribuito fattivamente alla buona riuscita di questa iniziativa, unica nel suo genere. Lo affermo con sincera convinzione, anche a nome e per conto della Cooperativa Sociale ARS onlus e del suo Presidente, l’amico Alessio Cellanetti. L’idea di riportare il treno a Cave, uno dei luoghi simbolo delle Ferrovie Vicinali, è nata nel 2015, durante una riunione del Comitato Tecnico, istituito dall’Amministrazione Comunale per le celebrazioni del centenario della Ferrovia di cui facevo parte insieme al Sindaco Angelo Lupi, all’assessore alla Cultura Silvia Mancini, all’Ingegner Umberto Foschi, al Dottor Francesco Morabito e allo stesso Cellanetti. Ovviamente la partecipazione era a titolo gratuito».

Ebbene?
«Con Alessio stavamo parlando dei musei ferroviari europei e del materiale rotabile di interesse storico ancora a disposizione, anche nel Lazio, anche della linea per la quale stavano organizzando il centenario. Quando il Sindaco, incuriosito dagli argomenti trattati, ci chiese, “ma ci sono davvero dei convogli disponibili?” E noi, tra stupore e compiacimento, “sì, ci sarebbe la possibilità”, per poi aggiungere lapidari: “ma signor Sindaco sta dicendo davvero?”. Soprassedette, ma capimmo al volo che l’idea gli interessava; tant’è che appena espletata la prima parte delle celebrazioni, nel dicembre del 2016, con la presentazione del libro rievocativo “Il Treno per Cave”, che, con rammarico, non potei seguire per gravi ragioni personali, l’iniziativa prese corpo. L’obiettivo era chiaro, da un lato riscoprire le radici storiche, dall’altra donare alla Comunità un nuovo e originale spazio per le manifestazioni socio-culturali».

Com’è avvenuto l’incontro con la Città di Cave?   
«Personalmente ho sempre avuto un buonissimo rapporto con la Città di Cave. Nel 2010 fu l’unico Comune, tra quelli contattati, a darmi la possibilità di consultare l’archivio storico, molto ordinato, dal quale ho tratto documenti e notizie preziose per le mie ricerche sulla gloriosa ferrovia. Ricordo con emozione quelle giornate passate tra gli incartamenti, e poi le passeggiate al corso, la quiete, la pizza da Graziella e le bevute alla fonte di Santo Stefano, un’esperienza indimenticabile. Esemplare la disponibilità dell’allora Sindaco e degli impiegati comunali, tra cui la signora Rossana Unioli. Clima che abbiamo ritrovato cinque anni dopo, nel 2015, quando ci mettemmo a disposizione dell’Amministrazione Comunale per collaborare alla manifestazione dei 100 anni della ferrovia. Un nuovo colpo di fulmine. Stucchevole, lasciatemelo dire, il proficuo rapporto tra il Comune e la Pro-Loco, che camminano in perfetta simbiosi, altro aspetto interessante che meriterebbe un’attenzione particolare».

Quale valore aggiunto può apportare tale monumento alla città di Cave e ai cittadini?   
«La carrozza storica del 1930, ospitata nel piazzale della vecchia stazione delle Vicinali, arricchisce il già florido patrimonio culturale ed artistico comunale, aiuta a conoscere e a interpretare il passato, indissolubilmente legato alla Roma-Fiuggi-Frosinone. Tali infrastrutture, siano esse ferrovie secondarie economiche, come nel caso della Fiuggi, o tramvie interurbane, come nel caso della Rete dei Castelli Romani, permisero ai territori di uscire dall’isolamento secolare, ne favorirono lo sviluppo urbanistico, sociale e culturale nonché gli scambi commerciali. Hanno ricoperto un ruolo determinante, tanto da entrare nell’immaginario collettivo. In questo contesto, la musealizzazione del convoglio delle Vicinali non può fare altro che avvalorare il legame tra i cittadini e la loro terra natia».

Un’attrazione come questa ha un seguito numeroso di appassionati? Ci sono altre opere simili nei dintorni?
«Intorno al turismo ferroviario c’è un microcosmo, non smetterò mai di ripeterlo; un universo immerso, variegato, costituito da appassionati, associazioni, fondazioni, riviste, fotografi e modellisti, sparsi ovunque e, per fortuna, in continua crescita. La forza prorompente di questo ambiente sta nel fatto che è formato da donne e uomini di ogni estrazione sociale, che se codificata può dare benefici e soddisfazioni. Il Sindaco Angelo Lupi ha avuto una grande intuizione, ha saputo cogliere l’attimo, interpretare, spingendo sull’acceleratore, le potenzialità che questa passione può offrire. E, infatti, in poche settimane, il sito è divenuto meta ambita e ricercata, tanto da consacrare definitivamente tale iniziativa, unica nella regione Lazio. Città di Cave è stata, infatti, la prima Amministrazione pubblica a cimentarsi nel turismo ferroviario, strumento utile anche per far conoscere le bellezze della Comunità che rappresenta, in modo efficace e rapido».

Quali sono state le maggiori difficoltà da superare?   
«La nostra Cooperativa ha seguito, e supportato, l’Amministrazione in ogni fase del progetto. Dalla richiesta di acquisizione delle carrozze alla Regione Lazio e all’Atac, cedute a titolo gratuito, al trasporto e la ristrutturazione. Le incombenze non sono mancate, come sempre, pensate solo ai traslochi, dal deposito di Centocelle alla carrozzeria e poi a Cave, oppure al duro lavoro svolto sulle altre carrozze, che avevamo a disposizione, alle quali sono stati sottratti pezzi interi, necessari al restyling. È stata un’impresa titanica, ma la passione e la determinazione ci ha consentito di superare gli ostacoli, anche perché, in fase di studio, avevamo previsto tutto. O quasi. Parallelamente a questo, mentre il Comune predisponeva il piedistallo nel ventre della vecchia stazione, altra opera cruciale, abbiamo curato la mostra storico-fotografica, il libricino di presentazione ad essa collegata e il modellino in 3D del trenino, consegnato al Sindaco, realizzato su progetto dell’amico Marco Ciaffei».

Sono previsti anche altri sviluppi futuri?   
«Con gli amici della Pro-Loco di Città di Cave, dinamica al pari dell’Amministrazione, fatto eccezionale, stiamo vagliando ogni opportunità per dare il giusto risalto alla carrozza storica, che rappresenta un punto di partenza, una leva con la quale sensibilizzare le Istituzioni laziali ad abbracciare il turismo ferroviario, in ogni sua forma e aspetto. E dato il successo riscontrato, l’esperienza di Città di Cave costituisce la base su cui fondare il Treno Storico della Tuscia sulla ferrovia Roma-Civita Castellana-Viterbo; progetto al quale stiamo lavorando da tempo con il Comitato TSRL, l’associazione TrasportiAmo e i Comuni del versante nord, malgrado la ritrosia dimostrata da Atac SpA e il torpore della Regione Lazio. L’idea è quella di istituire il treno composto dalle vetture storiche della linea, quelle scampate dalle sciagurate demolizioni, messe in atto dall’Azienda Capitolina. Un gesto scriteriato, frutto dell’ignoranza e della miopia dell’attuale management aziendale, che in un colpo solo ha sottratto alla collettività un patrimonio di grande valore. Ma il tempo, e il beneficio d’anagrafe, ci darà ragione».

Ringraziamo David, che in veste di Vicepresidente della Soc. Cooperativa ARS onlus, ha cortesemente risposto a tutte le nostre domande.

Mattia Chiacchiararelli

Un NEMICO chiamato Zucchero

Alzi la mano chi, durante la spesa al supermercato, ha mai acquistato un prodotto palesemente calorico rasserenato dalla scritta “senza zucchero”.

Quante volte, invece, questa scritta ci ha illusi con l’idea che potevamo mangiare qualche biscotto in più senza fare i conti con la bilancia ? (alzate pure tutte e due le mani)

Ma siamo davvero sicuri che sia tutto oro quello che luccica ?

Senza zuccheri, senza grassi, senza olio di palma, senza questo, senza quello. Ma tutta questa assenza è reale ? E soprattutto, rende l’alimento più salutare e dietetico ?

Prendiamo in esame il nostro primo “nemico”, lo zucchero.

In dei normali biscotti di frumento, di quelli che puoi trovare nel tuo supermercato di fiducia, gli ingredienti classici sono: la farina, lo zucchero, le uova ed il burro con qualche altro ingrediente extra, come gli aromi, che conferiscono al prodotto il sapore ed i conservanti.

Design

Sempre più aziende, sfruttano la diffidenza da parte dei consumatori per alcuni di questi ingredienti Taboo per proporre al pubblico versioni ritenute più salutari o dietetiche, anche se, alla fin dei conti, non è detto che lo siano veramente.
C’è però da sottolineare che sostituire questi ingredienti senza alterare le proprietà organolettiche del prodotto originale è quasi un’utopia.

Mentre le uova ed il burro possono essere sostituite con altri grassi e sostanze leganti, il nostro amato zucchero è un “nemico” di cui difficilmente si riesce a fare a meno. Anche se, agli occhi di tutti, la sua funzione è solamente quella di dolcificare il prodotto, lo zucchero cristallizzato, invece, agisce anche da legante per gli altri ingredienti una volta che l’acqua è parzialmente o completamente evaporata in cottura.

Ma allora perché non utilizziamo gli edulcoranti come l’Aspartame o la Stevia ?

Gli edulcoranti hanno un potere dolcificante più potente del Saccarosio, nell’ordine delle centinaia/migliaia di volte, ma purtroppo non sono in grado di svolgere anche la funzione strutturale che invece fornisce lo zucchero cristallizzato. Ecco perché gli edulcoranti vengono utilizzati soprattutto per le bevande, dove viene sfruttata solo la loro “straordinaria” funzione dolcificante, riducendo così, sensibilmente, le calorie in una bevanda. (“CocaColaZero” Docet).

Altre aziende, per ovviare al problema, utilizzano delle molecole chiamate Polioli: Come il Sorbitolo e lo Xilitolo, che sicuramente avrete già sentito nominare. Queste molecole, chimicamente simili allo Zucchero, hanno la caratteristica di conservare in parte il potere dolcificante del Saccarosio (volentieri vengono utilizzate insieme agli edulcoranti), ma di fornire un apporto calorico, a parità di peso, molto più basso. Un’altra caratteristica dei Polioli, però, è quella di indurre un effetto lassativo che costringe l’utilizzo di queste molecole per i soli prodotti che prevedono un consumo in piccole quantità, come le gomme da masticare o la cioccolata.
Quindi, dopo questa infarinatura generale, come fa quel biscotto ad essere così buono, fragrante e “senza zuccheri” ?

Se non è scritto esplicitamente nella tabella nutrizionale non significa che non ci sia. Spesso vengono utilizzati succhi come quello di Uva o Mela che contengono una quantità importante di Zuccheri, come il Glucosio ed il Fruttosio che non hanno nessun vantaggio dietetico rispetto al normale e bistrattato zucchero.
Un’altra alternativa è il Miele, amato da grandi e bambini per la sua immagine salutare ormai rinomata nell’ambito Marketing, ma anche in questo caso si tratta solamente di una miscela di glucosio e Fruttosio che, come specificato prima, non ha nessun vantaggio dietetico rispetto al normale saccarosio.

Così come il Mascobado, zucchero di canna grezzo, che contiene per il 90% zuccheri semplici avendo come unica differenza, rispetto allo zucchero bianco, l’aroma che la melassa rilascia, essendo ancora presente nel composto.

(Menzione d’onore sono i minori processi di raffinazione a cui lo zucchero di canna viene sottoposto, inducendo a pensare che quest’ultimo sia più salutare rispetto allo zucchero bianco che subisce svariati processi. Nonostante la comunità scientifica si sia esposta tranquillizzando il consumatore finale, c’è ancora molto scetticismo riguardo le sostanze che restano presenti nello zucchero dopo i vari processi, come l’anidride solforosa, che, nel vino, risulta presente in quantità dieci volte maggiori.)

Quindi, qual è l’unico segreto per mangiare biscotti e non ingrassare ?

Mangiarne pochi, ma buoni.

Luca Moriconi