IL MAGGIO DEI LIBRI per CaffèCorretto termina il 30 giugno

Cave- Dal 23 aprile, Giornata mondiale UNESCO del libro e del diritto d’autore, viene fatto partire il Maggio dei Libri, ma per il gruppo CaffèCorretto di Cave, gli eventi si protrarranno fino a tutto giugno.

Per quest’anno l’immagine utilizzata per pubblicizzare l’evento è stata realizzata dalla giovane illustratrice Mariachiara Di Giorgio, ci sono un gruppo di oche selvatiche in volo, cavalcate da persone che leggono, e la scritta ‘Vo(g)liamo leggere’: la lettura mette le ali e consente di raggiungere attraverso i libri tutti i mondi possibili, trasportati con leggerezza dalle parole.

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Si partirà per quanto ci riguarda, questa domenica, 27 maggio, in Piazza Santa Croce con lo Speed Date Letterario: incontri con gli autori a partire dalle ore 10.30 con Albertina Piccioni, che presenterà “Fluide parvenze”, una raccolta di poesie, per poi proseguire fino alle ore 20.30 con altri 7 autori (Alessandra Papitto, Fabio Mundadori, Stefano Penge, Sylvia McPoock, Maria Teresa Cipri, Margherita Anselmi, Simona Mangiapelo) e corrispettivi volumi di narrativa. In caso di maltempo l’evento si svolgerà presso la Scuola Primaria con ingresso in Via Mazzenga.

Si prosegue poi con il 30 Maggio con l’elezione del libro vincitore della VIII Edizione del Premio Letterario presso l’Aula Consiliare di Cave alle ore 17.00, mentre il mese successivo, il 30 giugno, ci sarà la serata di premiazione nel Chiostro di San Carlo dalle ore 18.00.

Il weekend del 9 e 10 giugno sarà sempre all’insegna della lettura: il sabato nel parco di Villa Merendino alle ore 18.30 Yari Selvetella presenterà “Le stanze dell’Addio”, libro inserito nei dodici del Premio Strega 2018, mentre la domenica sarà all’insegna dei miti, presso l’Oca Bianca, l’attore Vittorio Continelli racconterà delle storie mitologiche.

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Gli appuntamenti sono molti e consigliamo a tutti di annotarli nelle proprie agende. Non ci resta che rinnovarvi l’appuntamento per questa domenica. Buona lettura!

Alessia Schiavella

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ROMA: AETERNA URBS

Tra i luoghi preferiti dai turisti ancora oggi c’è Roma, piena di storia, ricchissima dal punto di vista artistico. Ma quante epoche ha vissuto per essere definita addirittura eterna? – di Michela D’Emilia

La città eterna, è la culla di un’arte eterogenea, che ricopre un vastissimo arco di tempo, che va dalla fondazione della città (secondo gli storici avvenuta il 21 aprile 753 a.C), ai giorni di oggi, passando per il Rinascimento (XIV-XVI secolo), per il Barocco (XVII-XVIII) ecc. L’arco di tempo che intercorreva tra fondazione della città (753 a.C.) e la caduta dell’Impero romano d’Occidente (476 d.C) conobbe un’arte strettamente legata all’utile e alla tradizione, ossia incentrata sulla realizzazione di opere pubbliche necessarie per il bene comune e dello Stato, di rilievi o architetture che celebrassero un evento o un personaggio in particolare e di ritratti, che trasmettessero di generazione in generazione, senza cadere nel dimenticatoio, i tratti degli antenati. Inoltre si trattava di un’arte “anonima”, in quanto non si faceva mai menzione dell’artista, ma si ricordava esclusivamente il nome di chi aveva commissionato l’opera, oppure quello di colui al quale fosse dedicata. Ad esempio l’Anfiteatro Flavio, meglio noto come Colosseo (chiamato così perché al suo interno ospitava il Colosso di Nerone), riprese il nome della famiglia di colui che ne commissionò la costruzione: quella dei Flavi, che governarono Roma dal 69 al 96 d.C.; Vespasiano (9-79 d.C.) ordinò l’edificazione di questa colossale costruzione, destinata a spettacoli come battaglie navali e cruenti combattimenti tra gladiatori e tra uomini e bestie feroci. Fu poi inaugurata da Tito (39-81 d. C.) nell’80 d.C. e conclusa da Domiziano (51-96 d.C.) qualche anno dopo.

Il suo perimetro ovale è di 527 m, la sua altezza originaria era di 52 m, ora di 48,5 m e vede la successione di arcate disposte su tre piani di ordine architettonico diverso: il primo tuscanico, il secondo ionico e il terzo corinzio. Il quarto piano è privo di arcate ed è un attico in muratura continua in cui si alternano lesene corinzie e finestroni squadrati.

Ancora oggi è possibile osservare l’anfiteatro (e visitarlo) nella sua impotenza in quella che, dopo il 1945, fu nominata “piazza del Colosseo”, al termine della “Via dei Fori Imperiali” che collega il Colosseo a Piazza Venezia.

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Del periodo Rinascimentale è da menzionare il noto Chiostro del Bramante, ossia il chiostro della chiesa Santa Maria Della Pace, non molto distante da Piazza Navona. Fu un’opera che il cardinale Oliviero Carafa  fece realizzare a Donato Bramante (1444-1515) tra il 1500 e 1505. L’artista si ispirò ai principi di equilibrio e armonia classici nella realizzazione, prassi tipica dell’età rinascimentale. La pianta è quadrata, lo spazio centrale è circondato da sedici pilastri, in stile ionico, che costituiscono un porticato di volte a crociera, a cui è sovrapposto un loggiato che vede l’alternarsi di colonne e pilastri corinzie. Ancora oggi è visitabile come luogo di attività culturale.

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Nota a tutti, soprattutto a seguito dei danni subiti nel 2015 da parte di alcuni tifosi olandesi, è la Fontana della Barcaccia, situata a piazza di Spagna. Questa fu invece realizzata, tra il 1626 e 1629, su incarico di Papa Urbano VIII da Pietro Bernini e suo figlio Gian Lorenzo, in età barocca, che a differenza dell’età rinascimentale in cui si ricercava l’equilibrio e l’armonia, fu un periodo in cui prevalse la ricerca dell’eccesso, della disarmonia, del bizzarro. Si tratta di una fontana a forma di barca, con poppa e prua, semisommersa in una vasca ovale. Al centro della barca è posta, sorretta, una piccola vasca dalla quale fuoriesce dell’acqua; altri punti da cui sgorga l’acqua sono sei: tre sulla poppa e tre sulla prua.

Sono state illustrate solo alcune delle opere più note a Roma di alcuni dei periodi più significativi dal punto di vista artistico. Ma Roma è costellata di arte, è una città che non smette mai di meravigliare, che non ci si stanca mai di visitare, perché ogni volta ha una nuova sorpresa da offrire, una nuova emozione da svelare.  “Roma è la capitale del mondo! In questo luogo si riallaccia l’intera storia del mondo, e io conto di essere nato una seconda volta, d’essere davvero risorto, il giorno in cui ho messo piede a Roma. Le sue bellezze mi hanno sollevato poco a poco fino alla loro altezza.” (Goethe)

 

Michela D’Emilia

IL FUTURISMO

Quando arte e letteratura si fondono – di Francesca Grillini

Nel 1909 Filippo Tommaso Marinetti pubblica su “Le Figaro” il Manifesto del Futurismo che in modo drastico rifiuta ogni tipo di espressione artistica ancorata al passato, celebrando invece i principi della vita moderna: velocità, sintesi, energia meccanica, artificio.

Gli artisti futuristi devono confrontarsi un nuovo tipo di natura, figlia della società industriale. Vengono dipinti i chiassosi ambienti urbani contemporanei come le stazioni ferroviarie: grigie, estremamente dinamiche, rumorose. Tra gli artisti più influenti di questo periodo si possono citare: Giacomo Balla, che esalta il ruolo dell’energia elettrica e del movimento; Carlo Carrà, che nei suoi quadri pone come protagonisti i contrasti in cui si trova la società moderna e Umberto Boccioni. A quest’ultimo si deve la realizzazione della sua scultura in bronzo più nota: Forme uniche nella continuità dello spazio, presente, tra l’altro, sulla moneta italiana da venti centesimi di Euro. Per Boccioni alla base del futurismo sta il concetto di “linea-forza”, secondo cui “l’oggetto è concepito nelle sue linee vive che rivelano come esso si scomporrebbe secondo la tendenza delle sue forze”; la scomposizione non è guidata da leggi fisse bensì “varia secondo la personalità caratteristica dell’oggetto, che è poi la sua psicologia e l’emozione di colui che lo guarda”.  

In Letteratura il merito di un grande contributo spetta a Marinetti. Compito della letteratura è “esaltare il movimento aggressivo, l’insonnia febbrile, il passo di corsa, il salto mortale, lo schiaffo e il pugno”.  

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La sua rivoluzione della poesia sta nella distruzione della sintassi e nel porre le parole in libertà, vale a dire, mettere a caso i sostantivi nei componimenti, abolire gli aggettivi, la punteggiatura, le maiuscole ad inizio frase ecc… . Secondo loro, un mondo che ormai è dominato dai concetti di velocità e rapidità non può, o meglio non ha il tempo di perdersi nei meandri della sintassi la quale è formata da regole ben precise. L’immaginazione ha campo libero; così scrive Marinetti: “per immaginazione senza fili io intendo la libertà assoluta delle immagini o analogie, espresse con parole slegate, senza fili conduttori sintattici e senza alcuna punteggiatura”. In una stessa poesia le parole sono differenti per forma e dimensione; il pensiero del poeta futurista è ciò che importa esprimere davvero ed è possibile dargli voce usando termini dotati di una forte carica espressiva.

Il nuovo panorama culturale influenzato dalla nascita dell’industria moderna è alla base di quel Manifesto redatto da Marinetti e con esso nasceva la prima avanguardia storica italiana del Novecento.

 Francesca Grillini

 

OSSERVARE LA SCULTURA

Heinrich Wolfflin ci insegna come apprezzare un’opera scultorea nella maniera corretta – di Davide D’Anselmi

Alzi la mano chi non si è mai trovato davanti una fotografia di una qualsiasi scultura. Basta un viaggio a Roma o a Firenze per imbattersi in cartoline, opuscoli e libri con su stampati le figure del David di Michelangelo o del famosissimo Laocoonte, tanto per citare due delle opere scultoree più famose all’interno dei nostri musei. È dunque opportuno chiedersi se esiste un metodo corretto di visualizzazione della scultura e, ancora più importante, per fotografarla.

Questo perché l’artista, quando concepisce un’opera, immagina anche il punto di vista di chi la osserva, dunque ne studia l’esposizione. Uno dei primi ad immergersi in questa ottica è lo scultore Arnolfo di Cambio, vissuto tra il XIII ed il XIV secolo, tanto da scolpire solo il lato esposto della figura, lasciando allo stato grezzo la parte nascosta. È possibile notarlo anche nei monumenti funebri. Lo stesso discorso vale per Donatello, le cui opere scultore vennero viste con diffidenza inizialmente dalla committenza, che secondo il loro parere erano oggetto di deformazioni e proporzioni innaturali, salvo poi ricredersi una volta posizionate ad una certa altezza, in maniera tale che la prospettiva armonizzasse le deformazioni rendendo la scultura, grazie ad un gioco ottico, perfetta in quel contesto.

Ma tornando alla domanda iniziale, come si osserva e/o fotografa una scultura? A questa ci risponde Heinrich Wölfflin, storico dell’arte vissuto a cavallo tra l’Ottocento ed il secolo breve. A quel tempo la fotografia era penetrata prepotentemente nel mondo dell’arte, influenzandolo non in maniera indifferente, dunque ancora non si erano stabiliti dei parametri precisi su numerose questioni, tra cui quella che è stata posta all’inizio di questo articolo.

Wölfflin, infatti, critica i fotografi che credono di poter scegliere arbitrariamente, secondo il proprio gusto ed estro artistico, l’angolo giusto, un punto di vista che viene definito Hauptsilhouette (punto di vista laterale). Tuttavia ad esso vi si contrappone lo Standpunkt (punto di vista principale) che è quello con cui l’artista ha concepito la propria opera.

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Lo storico dell’arte si impegna in questo contesto a stabilire il giusto Standpunkt, soprattutto nell’esposizione museale dell’opera, ma non sempre risulta facile, per alcune opere il punto di vista non c’è (o non è stato scoperto). Si ponga però l’esempio del David di Donatello, la cui veduta esatta è quella frontale (e basta), qualsiasi veduta leggermente angolata rovinerebbe il gioco sinuoso delle braccia e delle gambe che compongono una sorta di equilibrio scultoreo tra le due metà del corpo, il risultato è una armonia della visione propria del gusto di quell’epoca che era agli albori del Rinascimento. Wölfflin suggerisce di guardare anche il piedistallo dell’opera che, qualora sia rettangolare, dovrebbe evitare qualsiasi dubbio in merito alla sua Hauptansicht (visione principale corretta). Tuttavia, qualora il piedistallo mancasse e non sempre si rivela determinante, il fotografo entra generalmente in confusione. Un esempio classico è il David del Verrocchio, basta cercare su Google e ci si potrà imbattere in una serie di fotografie angolari che non rendono giustizia a quel gioco di equilibrio ed armonia precedentemente nominato. Ancora una volta, la sua Hauptansicht è quella centrale. Bisogna immaginare un equilibro di forze composte dalla disposizione degli arti e del corpo della scultura, se si cambia il punto di vista, si sbilanciano le forze e l’armonia viene compromessa. Non sempre questa armonia è ricercata, in altre opere come il Giovannino questo squilibrio è voluto, ciò accade soprattutto nell’arte Barocca come possiamo osservare nelle opere del Bernini come il Ratto di Proserpina oppure Apollo e Dafne che spingono l’osservatore a girare intorno alla statua, in questo caso una fotografia non basta e lo storico dell’arte che cura l’esposizione del museo deve garantire all’osservatore la possibilità di girare intorno alla statua.

In ogni caso, quando se ne ha la possibilità, è importante cercare di stabilire quale sia il corretto Standpunkt di una scultura, dopodiché l’osservazione dell’opera d’arte è godibile in tutta la sua armonia o struggente vorticismo.

Davide D’Anselmi

 

GINO GRAZIOSI

Un uomo come pochi – di Alessia Schiavella

“Catturare un raggio di luce, un alito di vento, un riflesso nell’acqua, la pace, della natura è per me rendere omaggio ad un grande maestro “il Creato”. Non sarà certamente il mio modesto pennello che renderà tutta la sua grandezza, ma il fascino delle cose semplici, le viuzze del mio paese, i contadini, gli armenti fanno risvegliare in me quella sensibilità, quella nostalgia, quel desiderio di cose purtroppo sopite ma mai dimenticate. Il piacere di vivere fra la mia gente e la semplice ma nello stesso tempo maestosa bellezza della natura sono la principale tematica delle mie tele che non aspirano a superare con tanta maestosità, ma soltanto a rendere omaggio ad un così grande “Maestro”.

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 “La pittura non è solo l’arte di rappresentare le cose, ma soprattutto un messaggio dettato da un sentimento.”


“Nonostante il nostro degrado ambientale, i nostri inquinamenti, il mancato rispetto della natura e l’abbandono di quelle fonti e sorgenti che furono la vita e sollievo per i nostri padri, esse continuano a sgorgare imperterrite e silenziose a perenne monito che l’acqua è un bene imprescindibile del nostro territorio e dell’intera umanità.”


“I pittori vivranno nel tempo, almeno quanto le loro opere”


“Guardi l’opera e ricordi l’artista, per questo è immortale”

Gino per chi non lo conosceva era un appassionato di arte in tutti i sensi: pittura in primis, ma anche fotografia e scrittura. I suoi cari ricordano che si pagò gli studi grazie ad una borsa di studio per una sua composizione. E proprio questi suoi pensieri sono sempre presenti e raccolti in ogni angolo di casa sua. In questi ultimi anni ha creato due grandi album con tutti gli articoli scritti su di lui dai primi anni 70 e relative foto: il suo percorso artistico corredato dai suoi pensieri, stralci di giornali e suoi quadri.

Il primo grande successo fu nel 1978 quando vinse il suo primo “Cavalletto D’Oro” (nella sua carriera ne vinse 2), premio nazionale per la pittura.

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Le sue opere erano molto particolari: il tema bucolico è sempre stato presente sin dagli inizi. Impressionista e a tratti macchiaiolo, nel proprio lavoro ha sempre sperimentato avvicinandosi anche all’astrattismo. Il tema ricorrente era la natura e gli scorci: le pennellate sono ricche e i colori brillanti: famosissimi i suoi verdi e i suoi gialli autunnali che rendono un suo quadro riconoscibile tra tanti.

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Apprezzato in tutto il mondo, dagli Stati Uniti, al Vaticano, a Milano, ha sempre catturato l’attenzione dei collezionisti pubblici e privati.

È stato attivo per più di 46 anni ed inoltre gli è stato consegnato un riconoscimento dal comune di Cave il 30/10/2011 per i 40 anni di attività artistica nel campo della pittura.

Dal 2011 ha inoltre iniziato a pubblicare un calendario, detto Il Calendario de “il Cavese”, su Cave e sul suo territorio, fonte per lui di ispirazione infinita. Ciascun mese presenta un suo quadro: vicoli e vedute di Cave, i suoi fontanili, i contadini, ma anche personaggi tipici locali.

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Gran parte di queste opere si potevano ammirare nell’ultima sua mostra personale retrospettiva del 2016: questa fu una occasione per far conoscere il proprio stile anche ai giovani estimatori delle scuole primarie del nostro paese.


Queste sono informazioni, più o meno note a tutti: per lo meno per chi conosceva il Gino artista.

Ma egli era soprattutto un grande uomo: conosciuto da tutti, altruista, amava stare in mezzo alla gente principalmente ai ragazzi.

Chi lo conosceva sicuramente ricorda il modo in cui parlava: come si grattava la testa o faceva un passettino avanti e uno indietro mentre raccontava. Aveva sempre una buona parola per tutti e la sua cultura spaziava dallo sport agli eventi mondani, dalla natura all’arte, che tanto riempivano la sua vita: le api, le foto, Tradizioni di Campagna, la Sagra della Castagna, Fiumata, il basket, le passeggiate, i km fatti e quelli che avrebbe voluto fare, giusto per citare qualcosa. Il tutto condito con buona compagnia, gli amici della Pirelli, quelli del gruppo della Bomba (e gli ultimi arrivati della Bombetta), i tanti parenti, i colleghi artisti e tutta la gente che gli era vicina.

Concludo con un mio umile pensiero:

Grazie Gino per averci permesso di vedere le bellezze della vita e dei colori attraverso i tuoi occhi!

 Alessia Schiavella

Tutte le immagini sono state caricate dal suo sito web.

 

 

 

“Quanto misurano cento passi”: dibattito sulle Mafie nel Lazio

In occasione della pubblicazione da parte della regione Lazio del rapporto “Mafie nel Lazio ”
l’Associazione di giova ni studenti LIBERamente, di Cave, ha organizzato un evento al riguardo – di Michela D’Emilia

Per il giorno 8 maggio 2018, presso la sede della Protezione Civile a Cave, in Via Pio XII, 55, è previsto, a partire dalle ore 18:00, un dibattito sul rapporto tra mafia e legalità nel nostro territorio, con l’intervento del sindaco della città di Cave Angelo Lupi, la professoressa dell’istituto comprensivo di “Cave G. Matteotti” Ida Datti, e Gianpiero Cioffredi, presidente dell’ Osservatorio per la Legalità e Sicurezza della Regione Lazio; a seguito dei vari interventi anche il pubblico può prendere parte alla discussione con domande o osservazioni.
Al termine della conferenza ci sarà un piccolo rinfresco e a seguire, a cura dell’ Ass.ne Scacco Alla Noia di S. Vito Romano, la proiezione del film di Marco Tullio Giordana “I cento passi”. Si è approfittato di tale circostanza per commemorare, a quarant’anni dalla sua morte, Peppino Impastato ( Cinisi, 1948-1978), giornalista e attivista siciliano ucciso dalla Mafia, a cui il film, per l’appunto, è dedicato. Il nome dell’evento “Quanto misurano cento passi”, che riprende il titolo del film stesso, è un invito a riflettere su quanto sia relativa la distanza di cento passi, talvolta troppa, talvolta troppo breve se si considera che è una distanza che costò cara alla vita di Peppino, in quanto tale era la lontananza della sua casa da quella del Boss locale.

Michela D’Emilia

DAL 23 APRILE SCOPRIAMO IL PIACERE DELLA LETTURA

Coltiviamo le nostre altre cinquemila vite – di Sara Schiavella

Il 23 aprile si festeggia la “Giornata mondiale del libro e del diritto d’autore”.

Questa manifestazione, patrocinata dall’Unesco, si pone il fine di promuovere innanzitutto la lettura, ma anche la pubblicazione dei testi e la protezione della proprietà intellettuale tramite il diritto d’autore, in modo da contrastare efficacemente la pirateria. Questa celebrazione vuole sottolineare l’importanza del libro in un’epoca come la nostra, arida culturalmente. Per la prima volta questo evento si è tenuto nel 1996, a seguito di una risoluzione dell’Unesco del 1995. La scelta del giorno non è affatto casuale: proprio in questa data, nel 1616, sono morti William Shakespeare, Miguel de Cervantes e Garcilaso de la Vega. Inoltre, nella stessa giornata, sono nati lo stesso Shakespeare, Vladimir Nabokov, Maurice Druon, Manuel Mejía Vallejo e il premio nobel islandese Halldór Laxness. Una giornata intrisa di cultura, nel vero senso della parola. A dire il vero, la storia della Giornata del libro nasce in Catalogna ed ha origini più remote; a seguito di un decreto del 1926, essa era stata istituita in tutta la Spagna e cadeva il 7 ottobre, ma dal 1931 viene spostata alla data che tuttora noi festeggiamo, giorno della festa di San Giorgio, patrono della Catalogna. Durante questa ricorrenza, le coppie di amanti, ma anche gli amici, i genitori e i figli, si regalano delle rose e dei libri. Ricollegandosi a questa tradizione di origine medievale, i librai della Catalogna sono soliti regalare una rosa per ogni libro che vendono il 23 aprile. Ecco perché la Giornata mondiale del libro prende anche il nome di Giornata del libro e delle rose.

Durante questo particolare giorno, in tutto il mondo, avvengono flash-mob, eventi, incontri e iniziative per rendere omaggio al libro e alla lettura. Ad esempio in Italia, i libri, come i fiori, sbocciano tra aprile e maggio.

Nel nostro paese, anche quest’anno abbiamo il Maggio dei Libri, la campagna nazionale giunta alla ottava edizione. Essa non a caso comincia il 23 aprile e termina il 31 maggio. Nel Regno Unito invece, durante la notte tra il 22 e il 23, assistiamo a quella che prende il nome di World Book Night, una celebrazione, gestita da un ente di beneficenza, che è diventata un appuntamento annuale molto popolare. Durante questo evento, alcuni volontari regalano libri a tutti coloro che non leggono regolarmente o che non possiedono libri, in modo da condividere l’amore per la lettura. Altra cosa interessante è che dal 2001, viene nominata la capitale mondiale del libro per un periodo di un anno. La prima fu Madrid e l’unica italiana fino ad ora è stata Torino (2006). Proprio dal 23 aprile di quest’anno sarà la città di Conakry, in Guinea, a beneficiare di questo ambito titolo. Non a caso si è presa questa decisione: la città possiede un tasso di analfabetismo ancora troppo elevato. La capitale rimarrà in carica fino al 22 aprile del 2018 e poi verrà sostituita da Atene. Insomma, ricapitolando, il 23 aprile è una data importante per tutti coloro che vogliono celebrare la gioia della lettura. È bellissimo perdersi dentro un buon libro. Leggere ci permette di sviluppare la nostra immaginazione. Perché durante questa giornata particolare non doniamo anche noi qualche libro? Ad un nostro amico, un familiare o un collega di lavoro? Dobbiamo condividere con gli altri il piacere di leggere, ricordando bene a mente le parole di Umberto Eco:

«Chi non legge, a 70 anni avrà vissuto una sola vita: la propria! Chi legge avrà vissuto 5000 anni: c’era quando Caino uccise Abele, quando Renzo sposò Lucia, quando Leopardi ammirava l’infinito. Perché la lettura è un’immortalità all’indietro.»

Sara Schiavella

 

Immagine in copertina da qui.