LA CENSURA CHE OSCURA LA SCIENZA

Morte o abiura? Le scelte forzate per Giordano Bruno e Galileo Galilei – di Mattia Chiacchiararelli

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Se discutendo con gli amici parlassimo di sistema geocentrico, della teoria del sole che gira intorno alla terra e dell’idea di far parte dell’unica galassia esistente in tutto l’universo saremmo oggetto di scherno e causeremmo le risate dei nostri compagni. Non si può dire la stessa cosa qualora fossimo vissuti 400 anni fa, anzi, discorsi di questo genere avrebbero rappresentato la normalità, o meglio l’unica “verità” conosciuta. Proprio il disubbidire a quest’obbligo, il pensare fuori dagli schemi e contro tutto ciò che era considerato vero all’epoca, è costato la vita, o in altri casi la reclusione per molti anni, a molti scienziati, filosofi e studiosi dell’epoca. Sono due le figure dell’epoca, che grazie alla loro fama, attraggono maggiormente l’attenzione, ovvero Galileo Galilei e Giordano Bruno. Non hanno assolutamente bisogno di presentazione, questi due uomini hanno contribuito a cambiare indissolubilmente la storia e la loro caparbietà li ha portati ad aver riconosciuta la correttezza delle proprie teorie. Entrambi hanno subito una forma di censura, ed entrambi l’hanno subita per avere messo in discussione le verità certificate dalla chiesa, pensando a un mondo creato in maniera diversa, ma non andando direttamente contro le sacre scritture bensì interpretandole in maniera diversa e sostenendo che la loro visione avrebbe dato un maggior merito all’opera di Dio.

220px-Galileo.arp.300pixIniziamo ricordardo la storia di Giordano Bruno e la sua triste fine. Giordano Bruno fu un monaco e filosofo italiano, che girò gran parte dell’Europa insegnando e sostenendo la propria idea sulla religione, sull’universo e su Dio. Questa sua idea è possibile riassumerla con una sola parola: infinito. Infatti, per lui l’universo è infinito ed esistono infiniti pianeti proprio come è infinito il suo Dio che ha creato tutto ciò. Questa concezione di Dio, ritenuta dalla Chiesa in contrasto con le sacre scritture, mise Giordano Bruno al centro delle indagini e dei sospetti del Santo Uffizio. Il suo pensiero però fu criticato anche al di fuori dei confini nazionali, infatti ebbe problemi a far accettare la propria idea anche in Francia e in Inghilterra. In particolare ci fu un aspro dibattito tra lui e alcuni studiosi durante il periodo che Bruno trascorse in Inghilterra per insegnare a Oxford. Dopo aver girato numerose nazioni e aver inizialmente appoggiato il Calvinismo, da lui stesso rinnegato più tardi, Bruno fece ritorno in Italia, dove fu arrestato il 23 maggio 1592, a Venezia, in seguito alla denuncia di Mocenigo. In seguito Bruno fu trasferito sotto la custodia del Santo Uffizio di Roma e restò rinchiuso nelle carceri del Palazzo del Sant’Uffizio per circa otto anni, durante i quali si svolse il lungo processo nei suoi confronti. Al termine di esso Giordano Bruno fu dichiarato colpevole e gli fu proposto diverse volte di abiurare il proprio pensiero, ma essendo Bruno un filosofo convinto, che aveva passato tutta la sua vita a lottare per la sua idea di una terra e un universo più ampio rispetto a quello immaginato dagli uomini dell’epoca, rifiutò tali proposte. Sono famose le parole che Bruno pronuncio dinanzi ai giudici in seguito alla lettura della sua condanna: “Maiori forsan cum timore sententiam in me fertis quam ego accipiam” ovvero “Forse tremate più voi nel pronunciare contro di me questa sentenza che io nell’ascoltarla”. Il 17 febbraio 1600 Bruno fu portato in Piazza Campo de’ Fiori e venne arso vivo.

Storia diversa fu invece quella che caratterizzò la vita di Galileo Galilei. A differenza di Giordano Bruno, Galilei era un vero e proprio scienziato e proprio il suo pensare scientifico lo spinse, una volta ipotizzata una toeria, a trovare il modo per dimostrarla. Proprio lo sviluppo del telescopio lo aiutò a raggiungere quest’obiettivo. Sia Galilei sia Bruno si dichiararono a favore delle teorie di Copernico, che non credeva nella teoria della terra al centro del sistema bensì riteneva che al centro del nostro sistema ci fosse il sole e che la terra insieme con altri pianeti gli orbitassero intorno. Anche la visione di Galileo era ritenuta contraria alle Sacre Scritture e quindi non accettata dalla Chiesa, proprio per questo il 12 aprile 1633 iniziò il processo contro Galileo che terminò il 22 giugno 1633. Galileo fu dichiarato colpevole ma a differenza di Bruno egli abiurò e passò il resto della vita agli arresti domiciliari. Nonostante l’abiura a Galileo è attribuita la frase “e pur si muove”, presumibilmente pronunciata a conclusione della sua dichiarazione di abiura, segno che lo scienziato non ha mai effettivamente rinnegato le proprie convinzioni.

La storia ha dato ragione a questi due grandi uomini ma è importante notare come la censura sia un mezzo usato dai potenti per fermare ogni possibile idea che vada contro il proprio pensiero, un mezzo utilizzato per bloccare una visione diversa dalla propria e quindi anche un mezzo che fa regredire tutta l’umanità. Come abbiamo visto le forme di censura sono numerose, nei due casi trattati oltre alla censura di libri e documenti si è arrivati anche all’obbligo al silenzio e infine addirittura alla morte. Per questo la censura, in qualsiasi forma venga applicata causa una perdita, perché attraverso il confronto, attraverso il dibattito si può arrivare a nuove scoperte e a nuove conoscenze, dibattito che viene troncato totalmente con la censura.

Per concludere è importante sottolineare che nonostante la storia abbia dato ragione a Giordano Bruno e a Galileo Galilei, le ferme convinzioni dell’epoca, le scarse conoscenze e la visione restrittiva della Chiesa dell’epoca costarono la vita e la libertà ai due uomini, colpevoli soltanto di aver guardato il mondo con occhi diversi.

Mattia Chiacchiararelli

L’ARTE DI CENSURARE L’ARTE

Addio alle Ninfe di Waterhouse? La capacità di vedere oltre in un 2018 dal sapore ottocentesco – di Sara Schiavella

In questi ultimi tempi si è sentito parlare di censura anche in fatto di arte. All’inizio di quest’anno è stato censurato un quadro al museo di Manchester poiché offendeva i visitatori. Non ci credete? Cosa mai avrà questa tela da essere considerata oltraggiosa? Ora vi spiego meglio; alla Manchester Art Gallery è stata rimossa l’opera Hylas and the Nymphs (Ila  e le Ninfe) perché ritenuta troppo scabrosa e inadatta in un anno pieno di scandali come quello in cui stiamo vivendo, il 2018. Questa tavola del 1896 è stata realizzata da uno dei pittori preraffaelliti più famosi John William Waterhouse e fa riferimento ad un mito greco più o meno noto: quello di Ila (Υλας). In particolar modo, il dipinto mostra il giovane e bellissimo Ila, eròmenos e scudiero di Eracle, mentre si accosta ad un corso d’acqua con l’anfora in mano; attorno a lui si materializzano delle ninfe, le quali rimangono interamente ammaliate dal ragazzo. Secondo il mito (sia nella versione di Apollonio Rodio, che in quella di Teocrito), il giovane fece parte della spedizione degli Argonauti e durante una sosta a Misia, scese dalla nave in cerca di una fonte per abbeverarsi. Ed è proprio qui che si compie il fattaccio. Alla vista di tanta straordinaria bellezza, le ninfe, intente a fare un bagno nella natura, trascinano l’uomo nelle acque, facendone perdere completamente le tracce. Guardando quest’opera entri proprio nel racconto mitico: il pittore preraffaellita riesce a cogliere il momento giusto, facendo capire di conoscere al meglio l’episodio che ha deciso di rappresentare. Fa un mix delle due narrazioni, riprendendo elementi sia da un autore che da un altro. Ad esempio prendendo spunto dalla ricca descrizione di Teocrito, realizza una fedele riproduzione della vegetazione attorno all’acqua; mentre dalla versione di Apollonio Rodio ritroviamo le Naiadi con le loro movenze: una in primo piano intenta ad afferrare per un braccio il giovane, tirandolo a sé per baciarlo, e un’altra (di  spalle allo spettatore), la quale avvicinandosi, si aggrappa alla sua veste.

Questa vicenda nell’arte ellenistica e romana è stata raffigurata su rilievi, pitture pompeiane, mosaici ma viene ricordata principalmente poiché la possiamo trovare nelle tarsie marmoree della basilica di Giunio Basso a Roma; è bene tener conto che nessuna di queste opere è stata mai ritenuta scabrosa come la versione di Waterhouse. E a dirla tutta, vennero impiegati ben 122 anni per considerarla tale.

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Nei mesi scorsi, al posto di questa bellissima tela, si poteva trovare una macchia bianca sul muro, coperta solamente da un avviso rivolto ai visitatori. Non è più scandalosa una cosa simile? Le discinte Pegee sono così volgari da dover essere sostituite da un inutile vuoto? Sinceramente dell’opera ciò che ti colpisce non è un nudo che ti provoca turbamento ma una delicatezza e bellezza dell’immagine. Non è la prima volta che accade una cosa simile; solo per ricordare il 31 ottobre dello scorso anno, Facebook aveva censurato Il Bacio di August Rodin per riabilitarlo poco tempo dopo: la celebre scultura aveva scandalizzato il popolare social network ed era stata bannata con la seguente motivazione: “un’immagine che mostra eccessivamente il corpo o presenta contenuti allusivi”. Ma stiamo scherzando? L’opera, realizzata nel 1888, ispirata alla vicenda dantesca di Paolo e Francesca, fece scalpore nella Francia di fine Ottocento ma non può farlo ai nostri giorni. È bene ricordare che il 2018 non è il 1863, anno della realizzazione della Colazione sull’erba; oltretutto noi non ci troviamo nella Parigi benpensante di quell’epoca. Quando venne esposta l’opera di Édouard Manet, lo scandalo fu eclatante; esso fu causato dalla presenza di un nudo femminile in primo piano accanto a borghesi abbigliati con abiti contemporanei. L’intero quadro venne tacciato di una scandalosa indecenza. Per questo venne rifiutato dalla giuria del Salon quello stesso anno, e come tutti gli altri eliminati, anche il pittore impressionista decise di partecipare ad un’altra mostra, esponendo Le déjeuner sur l’herbe nel Salon des Refusés. L’opera, fonte di grande scandalo, divenne la principale attrazione di quell’evento. Come già detto sopra però non siamo a fine Ottocento, ma in un’epoca in cui, fortunatamente, c’è ancora libertà di pensiero e libertà di espressione. Nel 2018 ancora non capisco come e perché bisogna porre limiti al linguaggio artistico! Mi sembra di stare esagerando. Ci sono delle cose decisamente più scabrose. A questo punto si deve censurare ogni cosa: il web, la televisione, i reality (nei quali si vede veramente di tutto), le fotografie che si trovano sui social e chi più ne ha più ne metta. Si può realmente paragonare un nudo artistico a immagini veramente licenziose che circolano in piena libertà?

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Non sappiamo che fine farà l’opera preraffaellita, sembra addirittura che anche le cartoline del dipinto siano sparite dal bookshop del museo. Speriamo di rivederle al più presto. Anche perché dove andremo a finire? Costringeranno la Venere di Milo ad indossare un reggiseno e il David di Michelangelo un paio di mutande?

 Sara Schiavella

CINEMA E CENSURA

Tra America e Italia – Mattia Pizzari

La censura è la volontà governativa di controllare l’espressione artistica. Ogni qualvolta vi sia un’innovazione espressiva che non viene capita o accettata  da chi governa, essa fa nuovamente la sua comparsa.

Non a caso con la nascita del cinema la censura è tornata a farsi sentire più forte che mai, non solo in Italia ma anche in America, dove per esempio dagli anni venti fino quasi agli anni sessanta le case di produzione hollywoodiane sono costrette a rispettare il famoso Productions Code, meglio conosciuto come codice Hays dal nome del suo inventore. Esso fu uno dei sistemi di censura più duri mai conosciuto ad Hollywood:   creata in seguito ad alcuni scandali nati in seno alla vita hollywoodiana, tra cui la morte di un attore in seguito agli stravizi di una delle tante serate che le star passavano oltre i limiti, esperienze molto in voga durante quegli anni. Il codice prevedeva una serie di regole molto dure riguardanti cosa si doveva o meno far vedere sul grande schermo, in modo da mantenere intatta la moralità degli spettatori. Infatti la paura più grande dei governi era che l’amoralità di Hollywood si trasferisse alla popolazione: difatti sullo schermo non si dovevano mostrare scene di nudo e non era accettato l’adulterio. Vi erano anche regole sui vestiti e i comportamenti da tenere: insomma si trattava di norme molto restrittive che spesso hanno traviato i contenuti creativi di questi film. Dico traviato perché la censura del codice Hays si poteva riservare di intervenire anche sul montaggio finale dell’opera, ovvero una della parti più delicate della creazione di un film, in cui una scelta sbagliata può compromettere del tutto la volontà espressiva degli ideatori. L’interesse di questi signori non era quindi conservare il topos dell’opera, ma tagliare approssimativamente le parti ritenute inadatte cambiando così intere storie.

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Per quanto riguarda l’Italia la Chiesa ha influenzato maggiormente le politiche censorie. Da sempre infatti i vari governi hanno cercato di porsi come intermediari per garantire un giusto equilibrio tra la morale cattolica e le opere cinematografiche. Andreotti fu garante di questa mediazione fin dagli anni ‘60, periodo in cui la morale cattolica subì alcune trasformazioni.

Anche da noi la storia recente della censura viaggia di pari passo con l’affermarsi della settima arte: tutto inizia con il regio decreto n 532 del 31 maggio 1914 approvato durante il governo Giolitti; poi si assiste ad un’ulteriore stretta in senso censorio durante il regime fascista. La censura infatti viene affidata al Ministero della Cultura Popolare. Anche con l’avvento della Repubblica, non si assistono a modifiche importanti nonostante l’articolo 21 della costituzione che garantisce la libertà di espressione. Ancora la Chiesa fu determinante a confermare il regime censorio. Le prime modifiche vengono attuate nel luglio 2007 con il disegno di legge n 161 che introduce l’obbligo per i produttori di specificare a quale fascia di età appartenga il prodotto sviluppato: i famosi bollini (rosso – verde -giallo) .
Purtroppo anche se a livello legislativo la censura si è ammorbidita ad oggi si è evoluta in qualcos’altro. Molto spesso la violenza e l’intimidazione di alcune persone fuori da ogni circuito culturale, tentano di limitare la libertà di espressione su temi eticamente delicati. La cronaca in Italia è ricca di casi di aggressioni verso registi che hanno tentato di sottolineare tematiche scottanti.

Mattia Pizzari

Immagine di copertina da qui.

DIVULGARE IL PROPRIO PENSIERO: L’ART. 21 DELLA COSTITUZIONE ITALIANA

Contenuto e limiti di uno dei diritti di libertà più importanti della nostra Carta – di Arianna Polani

La libertà di manifestazione del pensiero assume un valore centrale nel nostro ordinamento; sancita dall’art. 21 della Costituzione, consente ad ogni individuo («tutti») la facoltà di divulgare il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. Essa garantisce lo sviluppo del libero convincimento di ciascun cittadino e di una opinione pubblica libera, ragion per cui costituisce pietra angolare del nostro sistema giuridico.

Art_21Costituzione_italianaCaratterizzata  da una notevole ampiezza,  si caratterizza, altresì, per gli specifici limiti ad essa imposti, e non solo nell’art. 21 Cost., ma ricavabili anche da altre norme costituzionali poste a tutela di diritti che potenzialmente  confliggono con le modalità d’esercizio della libertà di pensiero.
Possiamo elencare i suddetti limiti come segue: innanzitutto la riservatezza e l’onorabilità della persona, che trovando disciplina agli artt. 2 e 3 Cost., garantisce il diritto di ciascuno a manifestare il proprio pensiero senza ledere la dignità, l’onore, la privacy altrui; considerando  il buon costume, secondo Autorevole Dottrina sono vietate, a norma dell’art. 21 ult. comma Cost., quelle manifestazioni di pensiero che, in base al sentimento medio della collettività, offendono il comune senso del pudore e la pubblica decenza.
Rilevante in ambito processuale è il segreto giudiziario, che permette il buon andamento dell’amministrazione della giustizia e assicura adeguata protezione della reputazione degli imputati.
L’ art. 39 della L. 3 ottobre 2007, n. 124 esplicita che sono coperti dal segreto di Stato, atti, documenti, notizie, attività la cui divulgazione potrebbe recar danno alla sicurezza dello Stato democratico e può esser posto a tutela di interessi militari, diplomatici o di sicurezza.
Infine l’apologia di reato, che come ha affermato la Corte costituzionale (sent. 65/1970), non costituisce una forma di manifestazione di pensiero, ma rappresenta solo un comportamento che suscita un sentimento ostile  idoneo a provocare delitti, dunque non è ammissibile nel nostro ordinamento.
Da una breve disamina, si può notare come l’interesse del nostro ordinamento sia quello di bilanciare interessi e valori che inevitabilmente si rivelano tra loro contrastanti, ma che la Carta Costituzionale, in unione ad altre norme e fonti legislative, cura di bilanciare attraverso un accurato giudizio. Talvolta si può notare come non sia una semplice operazione procedere ad una valutazione attenta degli interessi in gioco; compito dell’interprete e degli operatori del diritto è, dunque, quello di evitare tensioni che possano minare l’integrità della libertà, definita come diritto, e dei suoi limiti, caratterizzanti l’ontologia della stessa.

Arianna Polani

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Il treno torna a Cave, passato e futuro

Intervista a David Nicodemi – di Mattia Chiacchiararelli

L’arrivo del treno a Cave è stato un evento che ha generato molto clamore. Tra la felicità di molti e le critiche di altri, il vagone ha trovato il suo posto presso la ex stazione di Cave, proprio dove, un tempo, erano presenti le rotaie. In virtù della notevole visibilità legata a questo evento abbiamo deciso di contattare David Nicodemi, uno dei principali protagonisti dell’arrivo del treno a Cave.

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Partiamo subito con le domande.  Come è nato il progetto per riportare il treno a Cave?   
«Consentiteci prima di dire che siamo stati veramente onorati di aver lavorato con il Comune di Città di Cave e di aver contribuito fattivamente alla buona riuscita di questa iniziativa, unica nel suo genere. Lo affermo con sincera convinzione, anche a nome e per conto della Cooperativa Sociale ARS onlus e del suo Presidente, l’amico Alessio Cellanetti. L’idea di riportare il treno a Cave, uno dei luoghi simbolo delle Ferrovie Vicinali, è nata nel 2015, durante una riunione del Comitato Tecnico, istituito dall’Amministrazione Comunale per le celebrazioni del centenario della Ferrovia di cui facevo parte insieme al Sindaco Angelo Lupi, all’assessore alla Cultura Silvia Mancini, all’Ingegner Umberto Foschi, al Dottor Francesco Morabito e allo stesso Cellanetti. Ovviamente la partecipazione era a titolo gratuito».

Ebbene?
«Con Alessio stavamo parlando dei musei ferroviari europei e del materiale rotabile di interesse storico ancora a disposizione, anche nel Lazio, anche della linea per la quale stavano organizzando il centenario. Quando il Sindaco, incuriosito dagli argomenti trattati, ci chiese, “ma ci sono davvero dei convogli disponibili?” E noi, tra stupore e compiacimento, “sì, ci sarebbe la possibilità”, per poi aggiungere lapidari: “ma signor Sindaco sta dicendo davvero?”. Soprassedette, ma capimmo al volo che l’idea gli interessava; tant’è che appena espletata la prima parte delle celebrazioni, nel dicembre del 2016, con la presentazione del libro rievocativo “Il Treno per Cave”, che, con rammarico, non potei seguire per gravi ragioni personali, l’iniziativa prese corpo. L’obiettivo era chiaro, da un lato riscoprire le radici storiche, dall’altra donare alla Comunità un nuovo e originale spazio per le manifestazioni socio-culturali».

Com’è avvenuto l’incontro con la Città di Cave?   
«Personalmente ho sempre avuto un buonissimo rapporto con la Città di Cave. Nel 2010 fu l’unico Comune, tra quelli contattati, a darmi la possibilità di consultare l’archivio storico, molto ordinato, dal quale ho tratto documenti e notizie preziose per le mie ricerche sulla gloriosa ferrovia. Ricordo con emozione quelle giornate passate tra gli incartamenti, e poi le passeggiate al corso, la quiete, la pizza da Graziella e le bevute alla fonte di Santo Stefano, un’esperienza indimenticabile. Esemplare la disponibilità dell’allora Sindaco e degli impiegati comunali, tra cui la signora Rossana Unioli. Clima che abbiamo ritrovato cinque anni dopo, nel 2015, quando ci mettemmo a disposizione dell’Amministrazione Comunale per collaborare alla manifestazione dei 100 anni della ferrovia. Un nuovo colpo di fulmine. Stucchevole, lasciatemelo dire, il proficuo rapporto tra il Comune e la Pro-Loco, che camminano in perfetta simbiosi, altro aspetto interessante che meriterebbe un’attenzione particolare».

Quale valore aggiunto può apportare tale monumento alla città di Cave e ai cittadini?   
«La carrozza storica del 1930, ospitata nel piazzale della vecchia stazione delle Vicinali, arricchisce il già florido patrimonio culturale ed artistico comunale, aiuta a conoscere e a interpretare il passato, indissolubilmente legato alla Roma-Fiuggi-Frosinone. Tali infrastrutture, siano esse ferrovie secondarie economiche, come nel caso della Fiuggi, o tramvie interurbane, come nel caso della Rete dei Castelli Romani, permisero ai territori di uscire dall’isolamento secolare, ne favorirono lo sviluppo urbanistico, sociale e culturale nonché gli scambi commerciali. Hanno ricoperto un ruolo determinante, tanto da entrare nell’immaginario collettivo. In questo contesto, la musealizzazione del convoglio delle Vicinali non può fare altro che avvalorare il legame tra i cittadini e la loro terra natia».

Un’attrazione come questa ha un seguito numeroso di appassionati? Ci sono altre opere simili nei dintorni?
«Intorno al turismo ferroviario c’è un microcosmo, non smetterò mai di ripeterlo; un universo immerso, variegato, costituito da appassionati, associazioni, fondazioni, riviste, fotografi e modellisti, sparsi ovunque e, per fortuna, in continua crescita. La forza prorompente di questo ambiente sta nel fatto che è formato da donne e uomini di ogni estrazione sociale, che se codificata può dare benefici e soddisfazioni. Il Sindaco Angelo Lupi ha avuto una grande intuizione, ha saputo cogliere l’attimo, interpretare, spingendo sull’acceleratore, le potenzialità che questa passione può offrire. E, infatti, in poche settimane, il sito è divenuto meta ambita e ricercata, tanto da consacrare definitivamente tale iniziativa, unica nella regione Lazio. Città di Cave è stata, infatti, la prima Amministrazione pubblica a cimentarsi nel turismo ferroviario, strumento utile anche per far conoscere le bellezze della Comunità che rappresenta, in modo efficace e rapido».

Quali sono state le maggiori difficoltà da superare?   
«La nostra Cooperativa ha seguito, e supportato, l’Amministrazione in ogni fase del progetto. Dalla richiesta di acquisizione delle carrozze alla Regione Lazio e all’Atac, cedute a titolo gratuito, al trasporto e la ristrutturazione. Le incombenze non sono mancate, come sempre, pensate solo ai traslochi, dal deposito di Centocelle alla carrozzeria e poi a Cave, oppure al duro lavoro svolto sulle altre carrozze, che avevamo a disposizione, alle quali sono stati sottratti pezzi interi, necessari al restyling. È stata un’impresa titanica, ma la passione e la determinazione ci ha consentito di superare gli ostacoli, anche perché, in fase di studio, avevamo previsto tutto. O quasi. Parallelamente a questo, mentre il Comune predisponeva il piedistallo nel ventre della vecchia stazione, altra opera cruciale, abbiamo curato la mostra storico-fotografica, il libricino di presentazione ad essa collegata e il modellino in 3D del trenino, consegnato al Sindaco, realizzato su progetto dell’amico Marco Ciaffei».

Sono previsti anche altri sviluppi futuri?   
«Con gli amici della Pro-Loco di Città di Cave, dinamica al pari dell’Amministrazione, fatto eccezionale, stiamo vagliando ogni opportunità per dare il giusto risalto alla carrozza storica, che rappresenta un punto di partenza, una leva con la quale sensibilizzare le Istituzioni laziali ad abbracciare il turismo ferroviario, in ogni sua forma e aspetto. E dato il successo riscontrato, l’esperienza di Città di Cave costituisce la base su cui fondare il Treno Storico della Tuscia sulla ferrovia Roma-Civita Castellana-Viterbo; progetto al quale stiamo lavorando da tempo con il Comitato TSRL, l’associazione TrasportiAmo e i Comuni del versante nord, malgrado la ritrosia dimostrata da Atac SpA e il torpore della Regione Lazio. L’idea è quella di istituire il treno composto dalle vetture storiche della linea, quelle scampate dalle sciagurate demolizioni, messe in atto dall’Azienda Capitolina. Un gesto scriteriato, frutto dell’ignoranza e della miopia dell’attuale management aziendale, che in un colpo solo ha sottratto alla collettività un patrimonio di grande valore. Ma il tempo, e il beneficio d’anagrafe, ci darà ragione».

Ringraziamo David, che in veste di Vicepresidente della Soc. Cooperativa ARS onlus, ha cortesemente risposto a tutte le nostre domande.

Mattia Chiacchiararelli

Premiati i vincitori del premio letterario Caffè Corretto – Città di Cave

Grande partecipazione per l’ottava edizione della manifestazione – di Chiara Baroni

Complice la limpida giornata di fine giugno, sabato 30 giugno il chiostro del convento di San Carlo a Cave è diventato l’ambientazione ideale per la premiazione dei vincitori dell’ottava edizione del premio letterario Caffè Corretto – Città di Cave. Decorazioni floreali, scenografie e oggetti di scena in tema con il libro vincitore della sezione editi hanno contribuito a creare un’atmosfera particolare per tutti i partecipanti. Il libro in questione è il romanzo di Fabio Genovese Il mare dove non si tocca, selezionato tra una rosa di sette libri finalisti, come sempre avviene, con il voto di una giuria popolare.

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La premiazione di racconti inediti è un’altra peculiarità di un concorso che ogni anno offre spazio a scrittori in erba che si cimentano a partire da un incipit predefinito. I tre finalisti hanno ricevuto i loro premi direttamente dalle mani del presidente di giuria Oliviero La Stella, giornalista e scrittore che da anni collabora con l’associazione e che ha speso parole di grande apprezzamento per i tre scrittori che si sono divisi il podio. Sul gradino più alto, Margherita Anselmi con il suo Le tasche piene di niente, mentre secondo e terzo posto sono andati rispettivamente a Caterina Rita con Zucchero d’orzo e Carlo Testana, con L’organetto in sol maggiore.

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La buona riuscita del premio è dovuta all’instancabile lavoro dell’associazione Caffè Corretto, attiva tutto l’anno sul territorio, e al sostegno dell’amministrazione comunale che ha fornito i premi in denaro per i primi classificati di entrambe le categorie in concorso.

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La serata è stata allietata dall’orchestra Blue Ensemble diretta dal maestro Polletta e dall’esibizione della scuola di danza Danzamica, inoltre tutti i vincitori hanno ricevuto opere d’arte realizzate dai ragazzi del liceo Matisse, a dimostrazione di come diverse espressioni artistiche contribuiscano a rendere speciale questa manifestazione.

Chiara Baroni

Inizia il progetto “Homo in Arte” a Cave

– di Mattia Chiacchiararelli

Dal 5 al 13 luglio, presso la Ex Stazione di Cave andrà in scena l’evento “Homo in Arte”.
L’intero progetto è basato sull’idea che l’uomo fin dall’antichità ha sempre avuto bisogno di esprimersi attraverso l’arte. L’intero progetto “Homo“, a cui partecipano anche altri comuni dei dintorni, è organizzato dal Sistema Museale dei Monti Prenestini e Valle del Giovenzano “Musei di Pre.Gio.”, il cui tema centrale è appunto l’uomo e il suo rapporto con la natura, l’arte e il tempo.

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Durante questa estemporanea si potranno vedere docenti e allievi dell’Accademia di Belle Arti di Frosinone, in collaborazione con il Museo Civico Città di Cave, lavorare nello spazio vicino al palazzetto dell’arte alla realizzazione di opere d’arte, create utilizzando soltanto materiale locale.
L’evento si concluderà con la presentazione al pubblico delle sculture il 13 luglio alle ore
19.00 presso la Piazza Nassiriya.
Durante la manifestazione ci saranno numerosi laboratori artistici per i bambini organizzati in collaborazione con la Scuola dell’Infanzia di Cave “C.Collodi”, volti a sviluppare la creatività dei più piccoli. L’appuntamento è a Cave, presso l’ex stazione, per assistere a tutti i lavori necessari alla creazione di una scultura.

Mattia Chiacchiararelli