TURISMO E REALTÀ VIRTUALE

Quando la tecnologia incontra l’arte – di Cristian Lucci

Annunci

I videogame sono molto probabilmente la cosiddetta killer application della realtà virtuale. Capaci di offrire un’esperienza maggiormente immersiva rispetto alla realtà aumentata, visori VR come l’Oculus Rift di Facebook, l’HTC Vive e il PlayStation VR sono visti dagli sviluppatori di videogame come la prossima piattaforma sulla quale lavorare.

Va detto, però, che non sono gli unici a “vedere” la realtà virtuale in questo modo: sono sempre di più i musei che realizzano app VR per attirare le attenzioni dei visitatori di mezzo mondo. Il Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano ha avviato una partnership con Sony Italia per due esperienze in realtà virtuale, Apollo 11 virtual reality e The martian virtual reality experience. Indossando i visori PlayStationVR ci si muoverà tra 14 postazioni: in uno spazio a gravità zero, come all’interno di una navicella spaziale di 50 anni fa, oppure si guiderà su Marte, come veri astronauti. Altra novità tecnologica in arrivo a Milano è Beyond the castle, un’esperienza virtuale al Castello Sforzesco che è stata presentata a Marzo scorso. Un visore catapulterà i visitatori nel XV secolo, trasformandoli in arcieri che potranno giocare con altre cinque persone (sotto forma di avatar), muovendosi all’interno della torre falconiera alla scoperta di armi e invenzioni del tempo. Anche nel Teatro alla Scala ogni sala è dotata di totem touch e grazie all’app in sette lingue, ognuno potrà decidere quale percorso fare tra sei diverse opzioni. La gita al museo diventa così personalizzata, costruita su misura attorno al pubblico per renderla unica. Alla lista dei musei tech si sono aggiunte anche le Terme di Caracalla a Roma, che da dicembre 2017 si visitano in 3D. Grazie alle ricostruzioni digitali degli ambienti si passeggia tra saune e frigidarium, come facevano i romani nel 216 dopo Cristo, anno della loro inaugurazione. Una volta ricevuto il visore, si possono ammirare statue e decorazioni oggi non più visibili nella loro collocazione originale, ma sparse in altri musei italiani. Una sfida è stata anche quella della Reggia di Caserta, che nel novembre del 2016 ha lanciato una caccia al tesoro virtuale. Tramite l’app gratuita «A caccia di tesori» l’accesso alle stanze della mostra Terrae Motus era consentito rispondendo ad alcune domande sulle opere esposte. Nelle declinazioni d’uso della tecnologia 5G, uno dei campi in cui avrà un impatto maggiore è proprio quello della Realtà Virtuale. Nella postazione allestita al View Conference di Torino era possibile percorrere i cunicoli sotterranei della Cittadella, che fanno parte del percorso di visita, ma anche esplorare aree espositive al momento non accessibili; o ancora, trovarsi nel fossato asciutto, davanti ai bastioni della fortezza, grazie a una fedele ricostruzione di come si presentava nel 1706. Ma le applicazioni sono molteplici e spaziano per tutta la filiera turistica e lungo tutto il percorso esperienziale del turista, con modalità che vanno dall’uso comune già oggi alla pura fantascienza. Ad esempio, passeggiando per le moderne vie delle città d’arte Europee, si potrebbe sollevare lo smartphone per vedere improvvisamente i grattacieli trasformarsi in antichi palazzi, sovrapposti alla realtà nello schermo del telefono. Anche in mezzo alla natura, con l’applicazione giusta, la realtà aumentata potrebbe rivelarsi molto utile (se non fondamentale): lo schermo del telefono potrebbe mostrarci in tempo reale un tag sopra le cime innevate che ci circondano, facendoci sapere nome e altitudine delle principali formazioni rocciose e non solo. Interessante nel migliore dei casi, a dir poco salva-vita in possibili circostanze estreme e impreviste. O ancora, in mezzo al traffico di una città sconosciuta, il telefono potrebbe guidarci verso la destinazione facendo apparire direttamente frecce e simboli utili proprio sulla fotografia in tempo reale della strada di fronte a noi. Ecco, questo è il rapporto che l’industria turistica potrebbe avere con la realtà virtuale e aumentata. Le due, anzi, dovrebbero lavorare a stretto contatto: la realtà virtuale è il perfetto strumento di marketing, la pubblicità più accattivante che esista; la realtà aumentata, dall’altra parte, è lo strumento per rendere l’esperienza in sé ancora più straordinaria.


Cristian Lucci

 

 

ROMA: AETERNA URBS

Tra i luoghi preferiti dai turisti ancora oggi c’è Roma, piena di storia, ricchissima dal punto di vista artistico. Ma quante epoche ha vissuto per essere definita addirittura eterna? – di Michela D’Emilia

La città eterna, è la culla di un’arte eterogenea, che ricopre un vastissimo arco di tempo, che va dalla fondazione della città (secondo gli storici avvenuta il 21 aprile 753 a.C), ai giorni di oggi, passando per il Rinascimento (XIV-XVI secolo), per il Barocco (XVII-XVIII) ecc. L’arco di tempo che intercorreva tra fondazione della città (753 a.C.) e la caduta dell’Impero romano d’Occidente (476 d.C) conobbe un’arte strettamente legata all’utile e alla tradizione, ossia incentrata sulla realizzazione di opere pubbliche necessarie per il bene comune e dello Stato, di rilievi o architetture che celebrassero un evento o un personaggio in particolare e di ritratti, che trasmettessero di generazione in generazione, senza cadere nel dimenticatoio, i tratti degli antenati. Inoltre si trattava di un’arte “anonima”, in quanto non si faceva mai menzione dell’artista, ma si ricordava esclusivamente il nome di chi aveva commissionato l’opera, oppure quello di colui al quale fosse dedicata. Ad esempio l’Anfiteatro Flavio, meglio noto come Colosseo (chiamato così perché al suo interno ospitava il Colosso di Nerone), riprese il nome della famiglia di colui che ne commissionò la costruzione: quella dei Flavi, che governarono Roma dal 69 al 96 d.C.; Vespasiano (9-79 d.C.) ordinò l’edificazione di questa colossale costruzione, destinata a spettacoli come battaglie navali e cruenti combattimenti tra gladiatori e tra uomini e bestie feroci. Fu poi inaugurata da Tito (39-81 d. C.) nell’80 d.C. e conclusa da Domiziano (51-96 d.C.) qualche anno dopo.

Il suo perimetro ovale è di 527 m, la sua altezza originaria era di 52 m, ora di 48,5 m e vede la successione di arcate disposte su tre piani di ordine architettonico diverso: il primo tuscanico, il secondo ionico e il terzo corinzio. Il quarto piano è privo di arcate ed è un attico in muratura continua in cui si alternano lesene corinzie e finestroni squadrati.

Ancora oggi è possibile osservare l’anfiteatro (e visitarlo) nella sua impotenza in quella che, dopo il 1945, fu nominata “piazza del Colosseo”, al termine della “Via dei Fori Imperiali” che collega il Colosseo a Piazza Venezia.

chiostro-del-bramante.jpg

Del periodo Rinascimentale è da menzionare il noto Chiostro del Bramante, ossia il chiostro della chiesa Santa Maria Della Pace, non molto distante da Piazza Navona. Fu un’opera che il cardinale Oliviero Carafa  fece realizzare a Donato Bramante (1444-1515) tra il 1500 e 1505. L’artista si ispirò ai principi di equilibrio e armonia classici nella realizzazione, prassi tipica dell’età rinascimentale. La pianta è quadrata, lo spazio centrale è circondato da sedici pilastri, in stile ionico, che costituiscono un porticato di volte a crociera, a cui è sovrapposto un loggiato che vede l’alternarsi di colonne e pilastri corinzie. Ancora oggi è visitabile come luogo di attività culturale.

barcaccia

Nota a tutti, soprattutto a seguito dei danni subiti nel 2015 da parte di alcuni tifosi olandesi, è la Fontana della Barcaccia, situata a piazza di Spagna. Questa fu invece realizzata, tra il 1626 e 1629, su incarico di Papa Urbano VIII da Pietro Bernini e suo figlio Gian Lorenzo, in età barocca, che a differenza dell’età rinascimentale in cui si ricercava l’equilibrio e l’armonia, fu un periodo in cui prevalse la ricerca dell’eccesso, della disarmonia, del bizzarro. Si tratta di una fontana a forma di barca, con poppa e prua, semisommersa in una vasca ovale. Al centro della barca è posta, sorretta, una piccola vasca dalla quale fuoriesce dell’acqua; altri punti da cui sgorga l’acqua sono sei: tre sulla poppa e tre sulla prua.

Sono state illustrate solo alcune delle opere più note a Roma di alcuni dei periodi più significativi dal punto di vista artistico. Ma Roma è costellata di arte, è una città che non smette mai di meravigliare, che non ci si stanca mai di visitare, perché ogni volta ha una nuova sorpresa da offrire, una nuova emozione da svelare.  “Roma è la capitale del mondo! In questo luogo si riallaccia l’intera storia del mondo, e io conto di essere nato una seconda volta, d’essere davvero risorto, il giorno in cui ho messo piede a Roma. Le sue bellezze mi hanno sollevato poco a poco fino alla loro altezza.” (Goethe)

 

Michela D’Emilia

IL FUTURISMO

Quando arte e letteratura si fondono – di Francesca Grillini

Nel 1909 Filippo Tommaso Marinetti pubblica su “Le Figaro” il Manifesto del Futurismo che in modo drastico rifiuta ogni tipo di espressione artistica ancorata al passato, celebrando invece i principi della vita moderna: velocità, sintesi, energia meccanica, artificio.

Gli artisti futuristi devono confrontarsi un nuovo tipo di natura, figlia della società industriale. Vengono dipinti i chiassosi ambienti urbani contemporanei come le stazioni ferroviarie: grigie, estremamente dinamiche, rumorose. Tra gli artisti più influenti di questo periodo si possono citare: Giacomo Balla, che esalta il ruolo dell’energia elettrica e del movimento; Carlo Carrà, che nei suoi quadri pone come protagonisti i contrasti in cui si trova la società moderna e Umberto Boccioni. A quest’ultimo si deve la realizzazione della sua scultura in bronzo più nota: Forme uniche nella continuità dello spazio, presente, tra l’altro, sulla moneta italiana da venti centesimi di Euro. Per Boccioni alla base del futurismo sta il concetto di “linea-forza”, secondo cui “l’oggetto è concepito nelle sue linee vive che rivelano come esso si scomporrebbe secondo la tendenza delle sue forze”; la scomposizione non è guidata da leggi fisse bensì “varia secondo la personalità caratteristica dell’oggetto, che è poi la sua psicologia e l’emozione di colui che lo guarda”.  

In Letteratura il merito di un grande contributo spetta a Marinetti. Compito della letteratura è “esaltare il movimento aggressivo, l’insonnia febbrile, il passo di corsa, il salto mortale, lo schiaffo e il pugno”.  

Filippo-Tommaso-Marinetti-Zang-Tumb-Tuuum-1914-dettaglio.jpg

La sua rivoluzione della poesia sta nella distruzione della sintassi e nel porre le parole in libertà, vale a dire, mettere a caso i sostantivi nei componimenti, abolire gli aggettivi, la punteggiatura, le maiuscole ad inizio frase ecc… . Secondo loro, un mondo che ormai è dominato dai concetti di velocità e rapidità non può, o meglio non ha il tempo di perdersi nei meandri della sintassi la quale è formata da regole ben precise. L’immaginazione ha campo libero; così scrive Marinetti: “per immaginazione senza fili io intendo la libertà assoluta delle immagini o analogie, espresse con parole slegate, senza fili conduttori sintattici e senza alcuna punteggiatura”. In una stessa poesia le parole sono differenti per forma e dimensione; il pensiero del poeta futurista è ciò che importa esprimere davvero ed è possibile dargli voce usando termini dotati di una forte carica espressiva.

Il nuovo panorama culturale influenzato dalla nascita dell’industria moderna è alla base di quel Manifesto redatto da Marinetti e con esso nasceva la prima avanguardia storica italiana del Novecento.

 Francesca Grillini

 

HENRI MATISSE: IL MUSEO DI LE CATEAU-CAMBRÉSIS

Intervista a Pierre e Nicole Brunne – di Francesca Grillini

Henri Émile Benoît Matisse nasce il 31 dicembre 1869 a Le Cateau-Cambrésis, cittadina del nord della Francia, oggi gemellata con la nostra città di Cave. Matisse è considerato uno degli artisti più importanti del XX secolo nonché il più noto rappresentante del fauvismo, movimento artistico che determina la prima vera rottura con la corrente impressionista e contribuisce, invece, alla nascita dell’arte espressionista. La caratteristica principale delle opere e del metodo di Matisse è l’uso del colore per la creazione di sagome e per l’organizzazione dei piani spaziali. Il colore diventa così il vero strumento con cui egli dà vita alle sue opere. La sua città natale ha dedicato all’artista un importante museo che significa molto per i cittadini di Le Cateau. Per farne conoscere un po’ la sua storia e le sue caratteristiche Pierre e Nicole Brunne, partecipanti attivi dell’associazione “Les Amis du musée Matisse” hanno gentilmente risposto ad alcune domande.

  1. Comme et quand est né le musée Matisse?

Le musée Matisse a été créé par Henri Matisse lui-même en 1952.  A la suite d’une visite de quelques catésiens à Matisse à Paris en 1951, celui-ci a fait don à sa ville natale d’environ 80 œuvres à condition qu’elles soient réunies en un lieu qui serait son musée (le premier de son vivant). Matisse étant déjà malade et âgé (il meurt en 1954), c’est Lydia Delectorskia, l’une des ses muses, qui surveilla l’accrochage dans la salle des mariages de l’Hôtel de Ville du Cateau-Cambrésis suivant les instructions de l’artiste. Ce fut le premier musée. En 1982, il a été transféré au Palais Fénelon, c’est celui que vous connaissez et il s’est enrichi.

  1. Come e quando è nato il museo Matisse?

Il museo Matisse è stato creato dallo stesso Henri Matisse nel 1952. In seguito ad una visita di alcuni abitanti di Cateau a Matisse, a Parigi nel 1951, egli ha donato alla sua città natale circa 80 opere, a condizione che queste fossero riunite in un luogo che sarà poi il suo museo (il primo realizzato quando era ancora in vita). Dato che Matisse era già malato e anziano, (morirà nel 1954) è Lydia Delectorskia, una delle sue muse, a controllare che le opere vengano sistemate, nella sala dei matrimoni dell’Hotel de Ville di Cateau-Cambrésis, secondo le istruzioni dell’artista. Questo fu il primo museo. Nel 1982, è stato trasferito al Palazzo Fénelon, ovvero quello che voi conoscete e si è arricchito.

  1. Quelle importance a le Musée pour Le Cateau ?

Il est très important car il attire des visiteurs du monde entier au Cateau-Cambrésis. Certaines donations reçues par le musée de la part des héritiers Matisse ont permis de réaliser des expositions d’œuvres jamais vues auparavant.

 

  1. Che importanza ha il museo per Le Cateau?

È molto importante perché attira visitatori da tutto il mondo a Le Cateau. Alcune donazioni ricevute dal museo, da parte degli eredi di Matisse, hanno permesso di realizzare delle esposizioni di opere mai viste prima d’ora.

 

  1. Généralement, vous prêtez les ouvres aux autres musées pour expositions temporaires?

Oui, il y a des prêts d’œuvres aux autres musées et eux-mêmes nous en prêtent. Par exemple, à la Tate Modern de Londres, au MoMA de New-York, au Japon, en Espagne, aux Pays-Bas etc. A noter que l’exposition des papiers découpés du Cateau-Cambrésis qui a été montrée ensuite à la Tate Modern de Londres a vu un record de fréquentation avec plus de 750 000 visiteurs. Le musée Matisse a aussi organisé la première exposition Matisse en Afrique, Afrique du sud avec un programme itinérant destiné aux enfants des Townships

 

  1. Generalmente, prestate le opere ad altri musei per delle esposizioni temporanee?

Sì, ci sono dei prestiti di opere ad altri musei e loro stessi le prestano a noi. Per esempio, alla Tate Modern di Londra, al MoMA di New York, in Giappone, Spagna, Paesi Bassi ecc. Va notato che l’esposizione di carta tagliata di Cateau, che è stata allestita poi alla Tate di Londra ha riscontrato un record di frequentazione con più di 750 000 visitatori. Il museo Matisse ha inoltre organizzato la prima esposizione Matisse in Africa, Africa del sud con un programma itinerante destinato ai bambini di Townships.

 

  1. Quelle importance a le musée Matisse dans le système des musées de France?

En 2017, le musée Matisse du Cateau-Cambrésis a reçu la palme d’or de premier musée de France dans la catégorie des intercommunalités des villes de 20 000 à plus de 50 000. Il doit ce classement à sa renommée, à sa politique envers la jeunesse et aux qualités d’accueil de son personnel.

 

  1. Che importanza ha il museo Matisse nel sistema museale Francese?

Nel 2017 il museo Matisse di Cateau ha ricevuto la palma d’oro di primo museo di Francia nella categoria di “intercommunalités” delle città da 20.000 a più 50.000 abitanti. Deve questa classificazione alla sua fama, alla sua politica nei confronti dei giovani e alla qualità di accoglienza del suo personale

 

  1. Il y a des œuvres auxquelles votre ville est particulièrement attachée?

Fenêtre à Tahiti II est la star du musée. C’est une gouache sur toile de 1936 (240×195).

  1. Ci sono delle opere alle quali la vostra città è particolarmente legata?

Finestra a Tahiti. È la star del museo. Si tratta di una tempera su tela del 1936 (240×195).

https://i0.wp.com/digilander.libero.it/tridad/matisse/mati1sig.jpg

 

 

Intervista e traduzione a cura di Francesca Grillini

 

GINO GRAZIOSI

Un uomo come pochi – di Alessia Schiavella

“Catturare un raggio di luce, un alito di vento, un riflesso nell’acqua, la pace, della natura è per me rendere omaggio ad un grande maestro “il Creato”. Non sarà certamente il mio modesto pennello che renderà tutta la sua grandezza, ma il fascino delle cose semplici, le viuzze del mio paese, i contadini, gli armenti fanno risvegliare in me quella sensibilità, quella nostalgia, quel desiderio di cose purtroppo sopite ma mai dimenticate. Il piacere di vivere fra la mia gente e la semplice ma nello stesso tempo maestosa bellezza della natura sono la principale tematica delle mie tele che non aspirano a superare con tanta maestosità, ma soltanto a rendere omaggio ad un così grande “Maestro”.

foto.jpg

 “La pittura non è solo l’arte di rappresentare le cose, ma soprattutto un messaggio dettato da un sentimento.”


“Nonostante il nostro degrado ambientale, i nostri inquinamenti, il mancato rispetto della natura e l’abbandono di quelle fonti e sorgenti che furono la vita e sollievo per i nostri padri, esse continuano a sgorgare imperterrite e silenziose a perenne monito che l’acqua è un bene imprescindibile del nostro territorio e dell’intera umanità.”


“I pittori vivranno nel tempo, almeno quanto le loro opere”


“Guardi l’opera e ricordi l’artista, per questo è immortale”

Gino per chi non lo conosceva era un appassionato di arte in tutti i sensi: pittura in primis, ma anche fotografia e scrittura. I suoi cari ricordano che si pagò gli studi grazie ad una borsa di studio per una sua composizione. E proprio questi suoi pensieri sono sempre presenti e raccolti in ogni angolo di casa sua. In questi ultimi anni ha creato due grandi album con tutti gli articoli scritti su di lui dai primi anni 70 e relative foto: il suo percorso artistico corredato dai suoi pensieri, stralci di giornali e suoi quadri.

Il primo grande successo fu nel 1978 quando vinse il suo primo “Cavalletto D’Oro” (nella sua carriera ne vinse 2), premio nazionale per la pittura.

foto.jpg

Le sue opere erano molto particolari: il tema bucolico è sempre stato presente sin dagli inizi. Impressionista e a tratti macchiaiolo, nel proprio lavoro ha sempre sperimentato avvicinandosi anche all’astrattismo. Il tema ricorrente era la natura e gli scorci: le pennellate sono ricche e i colori brillanti: famosissimi i suoi verdi e i suoi gialli autunnali che rendono un suo quadro riconoscibile tra tanti.

foto.jpg

Apprezzato in tutto il mondo, dagli Stati Uniti, al Vaticano, a Milano, ha sempre catturato l’attenzione dei collezionisti pubblici e privati.

È stato attivo per più di 46 anni ed inoltre gli è stato consegnato un riconoscimento dal comune di Cave il 30/10/2011 per i 40 anni di attività artistica nel campo della pittura.

Dal 2011 ha inoltre iniziato a pubblicare un calendario, detto Il Calendario de “il Cavese”, su Cave e sul suo territorio, fonte per lui di ispirazione infinita. Ciascun mese presenta un suo quadro: vicoli e vedute di Cave, i suoi fontanili, i contadini, ma anche personaggi tipici locali.

foto.jpg

Gran parte di queste opere si potevano ammirare nell’ultima sua mostra personale retrospettiva del 2016: questa fu una occasione per far conoscere il proprio stile anche ai giovani estimatori delle scuole primarie del nostro paese.


Queste sono informazioni, più o meno note a tutti: per lo meno per chi conosceva il Gino artista.

Ma egli era soprattutto un grande uomo: conosciuto da tutti, altruista, amava stare in mezzo alla gente principalmente ai ragazzi.

Chi lo conosceva sicuramente ricorda il modo in cui parlava: come si grattava la testa o faceva un passettino avanti e uno indietro mentre raccontava. Aveva sempre una buona parola per tutti e la sua cultura spaziava dallo sport agli eventi mondani, dalla natura all’arte, che tanto riempivano la sua vita: le api, le foto, Tradizioni di Campagna, la Sagra della Castagna, Fiumata, il basket, le passeggiate, i km fatti e quelli che avrebbe voluto fare, giusto per citare qualcosa. Il tutto condito con buona compagnia, gli amici della Pirelli, quelli del gruppo della Bomba (e gli ultimi arrivati della Bombetta), i tanti parenti, i colleghi artisti e tutta la gente che gli era vicina.

Concludo con un mio umile pensiero:

Grazie Gino per averci permesso di vedere le bellezze della vita e dei colori attraverso i tuoi occhi!

 Alessia Schiavella

Tutte le immagini sono state caricate dal suo sito web.

 

 

 

“Quanto misurano cento passi”: dibattito sulle Mafie nel Lazio

In occasione della pubblicazione da parte della regione Lazio del rapporto “Mafie nel Lazio ”
l’Associazione di giova ni studenti LIBERamente, di Cave, ha organizzato un evento al riguardo – di Michela D’Emilia

Per il giorno 8 maggio 2018, presso la sede della Protezione Civile a Cave, in Via Pio XII, 55, è previsto, a partire dalle ore 18:00, un dibattito sul rapporto tra mafia e legalità nel nostro territorio, con l’intervento del sindaco della città di Cave Angelo Lupi, la professoressa dell’istituto comprensivo di “Cave G. Matteotti” Ida Datti, e Gianpiero Cioffredi, presidente dell’ Osservatorio per la Legalità e Sicurezza della Regione Lazio; a seguito dei vari interventi anche il pubblico può prendere parte alla discussione con domande o osservazioni.
Al termine della conferenza ci sarà un piccolo rinfresco e a seguire, a cura dell’ Ass.ne Scacco Alla Noia di S. Vito Romano, la proiezione del film di Marco Tullio Giordana “I cento passi”. Si è approfittato di tale circostanza per commemorare, a quarant’anni dalla sua morte, Peppino Impastato ( Cinisi, 1948-1978), giornalista e attivista siciliano ucciso dalla Mafia, a cui il film, per l’appunto, è dedicato. Il nome dell’evento “Quanto misurano cento passi”, che riprende il titolo del film stesso, è un invito a riflettere su quanto sia relativa la distanza di cento passi, talvolta troppa, talvolta troppo breve se si considera che è una distanza che costò cara alla vita di Peppino, in quanto tale era la lontananza della sua casa da quella del Boss locale.

Michela D’Emilia

Le nozze di Cadmo e Armonia

di Michela D’Emilia

Roberto Calasso, figlio del giurista Francesco Calasso e Melisenda Codignola, nasce a Firenze il 30 maggio del 1941, frequenta a Roma il Liceo Classico T. Tasso e si laurea in letteratura inglese. A 21 anni inizia a lavorare per la casa editrice Adelphi, di cui diverrà direttore editoriale nel 1971, consigliere delegato nel 1990 e infine presidente nel 1999 e pubblica inoltre diversi saggi e libri, che saranno poi tradotti in diverse lingue e che trattano di miti e del passato dell’uomo, funzionali per l’indagine del suo presente.

Le nozze di Cadmo e Armonia”, pubblicato nel 1988, costituisce una delle più importanti e famose opere di Calasso e si compone di una serie di miti che si intrecciano, con una serie anche di riflessioni sui costumi greci, talvolta anche sugli stessi termini da essi usati. Il susseguirsi di miti si inserisce all’interno di una cornice delineata dalle vicende di Cadmo, a partire dalla sua ricerca della sorella Europa, rapita da Zeus, sotto forma di toro bianco, e a concludersi poi con le nozze con Armonia, figlia di Ares e Afrodite, prime nozze dell’umanità, secondo il mito, che si celebrarono a Tebe, città fondata dallo stesso Cadmo, come aveva predetto l’oracolo, in seguito al sacrificio di una giovenca. Il quadro all’interno della cornice si colora di innumerevoli storie che vedono come protagonisti personaggi ripresi, dall’autore, da diverse tradizioni, quali quella epica, epica-mitologica, tragica, comica,  come Teseo e Arianna, Apollo e Admeto, Elena, Giasone, Fedra e Ippolito. Questo lavoro di recupero delle innumerevoli e varie vicende mitologiche, da parte di Calasso, viene espresso dal medesimo all’interno dello stesso libro e, più accuratamente, nella sezione delle fonti, attraverso la citazione delle opere alle quali egli stesso ha attinto; tra queste è inevitabile citare le più significative, quali Iliade e Odissea, a seguire diverse tragedie greche, di Eschilo, Sofocle ed Euripide, e infine Metamorfosi di Ovidio.

Basta soffermarsi un po’ e riflettere sulle vicende mitologiche narrate, per comprendere che non si tratta di un’elaborazione primitiva e distante dalla nostra cultura di risposte a domande innate nell’uomo, ma di un’elaborazione di esse in chiave fiabesca, che affascina e coinvolge il lettore in una lettura che risulta piuttosto scorrevole, ma soprattutto piacevole. Calasso riesce in questo modo nel suo intento, ossia di far trasparire il presente dalla narrazione di qualcosa di passato e solo cronologicamente distante da noi.

Michela D’Emilia