IL POTERE DELLA LEADERSHIP

Avanzamento o declino della politica? – di Valerio Lombardo

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Sin dai tempi più remoti la politica è sempre stata gestita da un élite, una cerchia ristretta di persone che organizzavano e decidevano. Questo, qualsiasi sia stata la forma di governo e di stato in cui maturava la “politica”: possiamo passare dalle città egizie con i faraoni con poteri semi divini, passando per le poleis in Grecia e i suoi primi esperimenti di Democrazia, per le tre fasi della Roma antica e si può andare avanti così fino ai giorni nostri.
Tutte queste situazioni comunque hanno visto il maturare di una figura che spiccava sulle altre nell’élite che abbiamo citato all’inizio. La figura in questione è quella del Leader, l’uomo forte che prende in gestione la cosa pubblica e si offre di amministrarla. Che sia questo svolto in maniera più o meno violenta.
Nella nostra storia uno dei primi, e sicuramente il più emblematico che ci parla della figura del leader è Niccolò Machiavelli nella sua opera più famosa, “Il Principe”, in cui delineava il profilo ideale del governante (del suo tempo si intende) prendendo spunto da Cesare Borgia il Valentino appunto che secondo il Machiavelli incarnava a pieno tutte le qualità del leader.
Con il cambiare dei tempi anche le caratteristiche e le dinamiche del leader ovviamente sono cambiate.

Ora ci troviamo di fronte ad un periodo in cui la figura del leader è vista necessariamente in associazione ad uno schieramento politico. Che sia Destra o Sinistra, Laburisti o Conservatori, Democratici o Repubblicani, a capo di una di queste parti c’è un leader, un Frontman. Perché oggi infatti più che parlare di un leader bisognerebbe parlare di Frontman, l’uomo forte che i membri del partito o gli elettori scelgono  per rappresentare al meglio le idee proprie del partito o movimento in questione.
Tutto questo però ha portato all’evolversi della personalizzazione dei partiti e cioè un incremento del ruolo della persona, del leader, nell’ambiente politico, a sfavore quindi della collettività del partito.
Basti pensare a quando ci si riferisce ad una parte politica non nominando il nome del partito ma il leader di questo.  Ma questo è un banale esempio, la reale caratteristica di questa personalizzazione è la considerazione personale del leader, le decisioni del leader e soprattutto il carisma di questo che incidono fortemente sull’opinione piuttosto che sui fatti e sulle reali necessità della società.

Le elezioni che hanno dato ragione a questa tesi sono state le ultime negli Stati Uniti, in cui a farla da padrone è stato il carisma del leader dei Repubblicani Donald Trump che è riuscito a trionfare su Hillary Clinton dopo una lunga campagna elettorale, dove alla fine è risultato vincente grazie al potere della leadership che gli è stato affidato dai membri del partito.

Un’altra parentesi da aprire per capire appieno l’ascesa della personalizzazione dei partiti, soprattutto negli ultimi 6 anni è l’utilizzo dei social media: con l’avvento di Twitter, Facebook e negli ultimi 3 di Instagram, si è aperto un mondo virtuale in cui le campagne elettorali e le varie interazioni con gli elettori sono costanti, prima, dopo e durante i periodi elettorali. Anche i rapporti con gli altri Leader spesso passa attraverso questi portali: emblematico il caso del sopracitato Trump che in uno scambio di Tweet dopo essere stato definito dal Dittatore nordcoreano Kim Jong-un “vecchio” lo ha definito “basso e grasso” .

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“Sarà questo il periodo che porrà fine alla democrazia?”

 

Valerio Lombardo

 

 

 

21 Marzo 2018

Contro il silenzio – di Valerio Lombardo

È passato un anno da quando questa giornata è diventata la data simbolo in cui si ricordano le vittime cadute sotto gli attacchi della Mafia. Giornata nata per sensibilizzare le persone su questo tema, sempre molto complesso e difficile da spiegare e comprendere.

Uno dei casi più eclatanti di identità mafiosa venuti alla luce in questo ultimo anno è sicuramente quello di Ostia.
Da anni infatti il litorale romano è coinvolto in un alone di criminalità che soltanto tra la fine dello scorso e l’inizio quest’anno ha conosciuto la luce della ribalta prima per un episodio di violenza tanto ignobile quanto gratuita come la testata che il giornalista di Rai 2 Daniele Piervincenzi ha ricevuto da uno dei membri della famiglia Spada, Roberto. L’altro episodio è uno dei colpi meglio assestati dallo stato verso questo clan, cioè mi riferisco ai 32 arresti avvenuti alla fine del mese di Gennaio.
Ovviamente prima di parlare di condanne effettive bisognerà aspettare, probabilmente molto a lungo.
Come quello di Ostia, di esempi lampanti di clan mafiosi scoperti in questi anni, ce ne sono molti, il più famoso forse quello di Roma che ha portato all’inchiesta di Mafia Capitale.

Quello che più spaventa però è come in questi anni a farla da padrone sia stato proprio il silenzio. Un silenzio assordante per chi ne è partecipe passivo.
Silenzio però spesso rotto da persone che, come la raccolta di De Andrè, in direzione ostinata e contraria si oppongono a questo sistema corrotto e mafioso.
E quando si rompe il silenzio è come se si aprissero le porte di un mondo strano, diverso. Un mondo celato, che come una piovra ha i suoi tentacoli stretti in tutti gli ambienti, politica, istituzioni pubbliche, privati e a tenere le fila di tutto sono due fattori, soldi e paura.
Ma il silenzio è rotto.  E se il silenzio è rotto bisogna combattere. Bisogna uscire, attraversare le porte e respirare un mondo pulito.
So che forse è un’utopia, che forse niente cambierà mai.
Ma è in queste giornate che non bisogna sentirsi soli. Pensare che ce la si può fare.
Il processo è lungo e tortuoso, è vero. Ma non impossibile.
E partire da giornate come questa per avviare un processo di rinnovamento.
Citando una delle più emblematiche frasi del giudice Falcone
“La mafia è un fenomeno umano e come tutti i fenomeni umani ha un principio, una sua evoluzione e avrà quindi anche una fine.”      

Valerio Lombardo

Una storia di spie

Questa è una storia, o almeno una parte di essa.

Una storia di spie, intrighi, avvelenamenti e crisi diplomatiche. Una storia che non è una storia.
Sembra la trama, o almeno parte di essa, di un film di spionaggio, uno di quelli di 007, di James Bond e il cattivo di turno.
Solo che qui non ci sono buoni e cattivi.
Ci sono spie, ci sono misteri e ci sono equilibri internazionali minati.
Ci sono due persone in ospedale, contaminati da un gas nervino del progetto Novichok.

Domenica 4 marzo, su una panchina nel paesino di Salisbury, un uomo e una donna sono accasciati uno sull’altra. Non è una scena commovente, o meglio non lo è per i motivi che si potrebbero immaginare.
Sono stati avvelenati da un agente nervino sviluppato nell’Unione Sovietica 40 anni fa,
quando c’era la corsa alle armi silenziose, quando c’era la guerra fredda, quando a farla da padroni nell’Europa del tempo erano le spie.
Le due persone in ospedale hanno dei nomi. Sono Sergei Skripal e sua figlia Yulia.
Sergei Skripal ha 66 anni e vive una vita ordinaria, conosce il vicinato, frequenta i locali del suo quartiere, porta abitualmente i fiori sulla tomba della moglie, ed è molto legato a sua figlia. Una persona normale. Se non fosse per un dettaglio: Sergei Skripal ha fatto parte del GRU i servizi segreti Russi, in un dislocamento in azione in Spagna. Ed è nel periodo spagnolo della carriera di Skripal che viene avvicinato dall’MI6, gli 007 britannici, con cui inizia una collaborazione durata circa 10 anni in cui passa informazioni sul GRU.
Viene arrestato e processato dai Russi. Viene liberato nel 2010 in uno scambio in stile “Il ponte delle spie” di Spielberg.
Inizia una nuova vita in Inghilterra.
Viene avvelenato.
Chi ha portato del gas nervino costruito nei laboratori sovietici durante la guerra fredda, vietato dalle convenzioni internazionali, per assassinare una spia ormai in pensione?
Per Theresa May, Primo ministro Inglese, sono stati i Russi. E questa tesi è stata appoggiata pubblicamente da Trump e da diversi capi di stato europei. Anche Donald Tusk il presidente del Consiglio Europeo in un tweet ha puntato verso la Russia.
Per Vladimir Putin invece queste sono accuse inaccettabili, come inaccettabile è la decisione di espellere 23 diplomatici russi dalla Gran Bretagna. Il presidente Russo infatti punta il dito contro presunti nemici della patria intenti a rovinare l’immagine della madre patria.
Questa storia è molto simile a quella dell’agente del KGB divenuto poi dissidente del governo Putin, Aleksandr Litvinenko, assassinato con del Polonio 210 nel quartiere di Piccadilly a Londra nel 2006.
Come siano andate veramente le cose per quanto riguarda il caso Skripal non è ancora chiaro. Ci sono alcuni interrogativi che forse non avranno mai una risposta.

Ma questa è una storia, o almeno una parte di essa. Una storia di spie, intrighi, avvelenamenti e crisi diplomatiche. Una storia che non è una storia.

Valerio Lombardo

SITUAZIONE VENEZUELANA, parte terza

Pubblicheremo in tre articoli la situazione politica dello stato del Venezuela –
A cura di Camilla Bigozzi, Marta Falcucci, Jennifer Lima e Valerio Lombardo

Pubblicheremo in tre articoli la situazione politica dello stato del Venezuela.

Si può leggere la prima parte qui e la seconda parte qui.

ALCUNI NOTI PARTITI POLITICI VENEZUELANI PARTITO SOCIALISTA UNITO DEL VENEZUELA:

Il Partito Socialista Unito del Venezuela (PSUV) rappresenta il più grande partito di sinistra dell’America Latina e fu fondato il 14 marzo del 2008. Questo partito nasce dal desiderio nel 2006 del presidente venezuelano Hugo Chavez di creare un singolo partito di sinistra. Chavez incoraggiò tutti i partiti dello stesso orientamento, che rappresentano la maggioranza di massa all’assemblea nazionale, a dissolversi nel PSUV e abbandonare la loro leadership. Chavez definì la formulazione del PSUV come un passo essenziale verso la creazione del socialismo del XXI secolo e sottolineò che tale partito dovesse essere governato principalmente dal basso verso l’alto, concentrandosi sulla partecipazione di massa e sui principi democratici, e affermo’ che tale partito sarebbe stato il partito più democratico nella storia del Venezuela.

Il PSUV elaborò uno schema che evidenzia sette linee guida/sette ideali del partito che vanno a definire gli obiettivi del socialismo del XXI secolo ,senza però definire le modalità di raggiungimento, e sono:

  1. difesa della rivoluzione → Il PSUV difenderà incondizionatamente la Rivoluzione Bolivariana e costruirà il socialismo per il XXI secolo.
  2. Internazionalismo → Il PSUV vuole concentrarsi sulla creazione di scambi di risorse “solidali” con altre nazioni.
  3. Socializzare il potere →  Il PSUV vuole costruire una società basata sul potere popolare.
  4. Economia pianificata\Stato comunale →  Il PSUV vuole un’economia basata su valori umanistici della cooperazione e sulla preponderanza di interessi comuni ,mirando a costruire una società che favorisca forme collettive di proprietà, e un’economia “mista” in cui un “prodotto sociale” viene utilizzato per mantenere i mezzi di produzione e soddisfare bisogni pubblici come la scuola e l’assistenza sanitaria.
  5. Difesa della natura  →  Il PSUV vuole compiere la promozione di fonti energetiche alternative, il consumo di prodotti ecologici e la conservazione delle risorse idriche e dei bacini.
  6. Difesa della rivoluzione e della sovranità  → Il PSUV riconosce la minaccia di un intervento esterno da parte delle nazioni imperialiste e la necessità di proteggere il processo rivoluzionario e dunque  viene proposta una “alleanza” con le Forze armate nazionali (FAN) e la creazione di milizie popolari.
  7. Uno stato basato sul potere popolare →  Il PSUV vuole la partecipazione di massa perchè cruciale per il controllo popolare dello stato al fine di soddisfare gli obiettivi politici ed economici rivoluzionari del socialismo del XXI secolo. Dopo la morte di Hugo Chavez  nel 2013 è divenuto leader del partito Nicolas Maduro.

PARTITO COMUNISTA VENEZUELA:

Il Partito comunista venezuelano (PVC) è un partito di estrema sinistra d’ispirazione marxista-leninista fondato nel 5 marzo 1931 da rivoluzionari venezuelani durante la dittatura del generale Gomez. Solamente nel 1945 con la riforma della Costituzione e l’eliminazione dell’illegalità del comunismo, il partito adotta ufficialmente il suo nome di Partito Comunista di Venezuela, guidato da Juan Bautista Fuenmayor. L’attuale simbolo del partito è un gallo di colore rosso con il tipico simbolo sovietico della falce e martello utilizzato  in richiamo all’esperienza del socialismo sovietico. Dal 1998 il PCV ha appoggiato Hugo Chavez nella Rivoluzione Bolivariana (il programma attutato da Chavez durante la sua presidenza). Il PCV ha più volte manifestato unità di intenti su molte questioni con il PSUV con cui ancora oggi collabora attivamente per consolidare il socialismo venezuelano, non a caso il PVC fece arte del Grande Polo Patriottico,una coalizione stabile a sostegno di Chávez. Dopo la morte di Hugo Chavez il PVC ha confermato il proprio appoggio al successore del leader PSUV, Nicolas Maduro, appoggiando quest’ultimo durante le elezioni del 2013. Il PCV infatti ritiene necessaria la rottura dei rapporti di produzione capitalistici e l’instaurazione del socialismo e della dittatura del proletariato. Ad oggi leader del PVC è Óscar Ramón Figuera González.

PARTITO CRISTIANO SOCIALE DEL VENEZUELA:

Il partito COPEI ,dove COPEI sta per Comitato dell’Organizzazione Politica Elettorale Indipendente, è un partito socialista cristiano fondato nel secondo dopoguerra con precisione nel 13 gennaio 1946, grazie a Rafael Caldera Rodriguez. Il COPEI nasce come alternativa al socialismo e si dichiara sin dall’inizio come un partito democratico che riconosce e sponsorizza la partecipazione politica dei venezuelani. La lotta del Copei  per i diritti umani e sociali spicca nel corso della sua storia,il partito si è battuto per il diritto al lavoro e alla promozione della legislazione sul lavoro che riconosce la stabilità del lavoratore, il diritto allo sciopero e la sindacalizzazione attorno al principio della libertà di associazione, come l’istituzione di un sistema di sicurezza sociale in cui la madre e il bambino sono protetti, la partecipazione delle donne e il riconoscimento del diritto all’istruzione ai suoi vari livelli;difesa dell’autonomia universitaria e tutela della professione docente.Tutto questo secondo il postulato della libertà di educazione, la protezione e l’incoraggiamento dell’educazione pubblica e privata alla ricerca di ciò che dice il suo motto: “Per la giustizia sociale in un Venezuela migliore”. Il COPEI riconosce e difende il diritto alla proprietà, in base all’obbligo del rispetto della sua funzione sociale ed incoraggia l’iniziativa privata.L’influenza della dottrina sociale della Chiesa sui documenti ideologici del COPEI è notevole. Ad oggi il loro leader è Roberto Enriquez.

ULTIME ELEZIONI POLITICHE IN VENEZUELA

Con le elezioni amministrative dello scorso ottobre, il Partito Socialista Unito di Nicolas Maduro si conferma ancora il primo partito del Venezuela.

Nonostante la cocente sconfitta subita dal programma di Maduro nel referendum di Agosto, gli elettori Venezuelani hanno deciso di confermare la loro fiducia verso il presidente anche nelle elezioni amministrative. Di ventitre seggi, il Partito Socialista Unito se ne è aggiudicati diciassette, lasciandone cinque all’opposizione. Sin da subito si è parlato di brogli elettorali che ad oggi non hanno però trovato nessun tipo di prova tale da poter rovesciare l’esito delle elezioni.

E’ da sottolineare l’importante affluenza che si è manifestata con queste elezioni. Quasi il 61% degli elettori si è presentato ai seggi e ha espresso la propria preferenza. Nonostante il paesi imperversi in una fortissima crisi economica e politica.

Una delle cause più importanti che ha contribuito alla sempre più dilagante crisi è stata sicuramente la “svolta autoritaria” di Maduro che ha esautorato l’opposizione dai propri poteri per creare una nuova Costituente che di fatto concentra tutto il potere su di sé.

Questo è uno dei punti che viene più criticato alla politica di Maduro e infatti Dobbiamo ricordare come il Governo Maduro abbia subito molti attacchi politici e non sia nel paese sia nel mondo, ad esempio la mossa di Trump di inserire il Venezuela tra la lista dei paesi con maggiori restrizioni per l’ingresso negli Stati Uniti; ha però anche avuto molti aiuti economici ad esempio dalla Russia di Putin che ha, sin da subito, espresso il suo appoggio al Venezuela.

A cura di Camilla Bigozzi, Marta Falcucci, Jennifer Lima e Valerio Lombardo

 

SITUAZIONE VENEZUELANA, parte seconda

Pubblicheremo in tre articoli la situazione politica dello stato del Venezuela –
A cura di Camilla Bigozzi, Marta Falcucci, Jennifer Lima e Valerio Lombardo

Pubblicheremo in tre articoli la situazione politica dello stato del Venezuela.

Si può leggere la prima parte qui.

 

LA CRISI

La crisi è sotto gli occhi di tutti. L’inflazione è tra le più alte al mondo, l’economia in caduta libera, la mancanza cronica di medicine e beni alimentari, non aiuta. La chiamano la “dieta Maduro”: in media i venezuelani in un anno hanno perso 8,5 chili di peso. Qualche settimana fa il ministero della Salute ha diramato, per la prima volta in due anni, i dati sulla mortalità infantile (+30%), mortalità materna (+ 65%) e per malaria (+76,4%).
I poliziotti sono pagati 1,75 dollari al giorno. Rischiano anche loro ogni giorno la vita in strada quando affrontano la criminalità che ha raggiunto livelli record. Molti i morti nelle strade, 13.000 i feriti, migliaia di arresti. Maduro, il cui mandato scade il prossimo anno, nell’aprile del 2013 vinse le presidenziali con uno scarto di 20.000 voti sul suo avversario Henrique Capriles. Maduro volle portare avanti la politica chavista del socialismo bolivariano peggiorando uno status socio economico che riversava già in una crisi. A causa della conseguente diminuzione della qualità della vita iniziarono le prime manifestazioni in piazza alle quali Maduro non cede schierando in campo, le forze armate, chiamate a sedare cortei e saccheggi ma anche a giudicare gli arrestati (almeno 159 sono finiti in carcere per decisione di tribunali militari). Juan Fernández, ex dirigente della Pdsva, esiliato dopo essere stato uno dei dirigenti del grande sciopero del 2002-03 afferma che il Venezuela riversa in questo stato per colpa del petrolio. Tra il 2002 e 2003 Chávez licenziò più di 23.000 lavoratori, smantellando l’industria petrolifera nazionale. Oggi la Pdvsa riempita di chavisti è un’impresa inefficiente in caduta continua di produzione, con un problema finanziario molto significativo e senza il capitale umano per poter attendere le esigenze di produzione, raffinazione e commercializzazione. In più è un’impresa corrotta, molti dirigenti sono sotto inchiesta negli Stati Uniti. Nell’analisi di Guerrero(economista), afferma che fin quando il prezzo è alto, il problema non si evidenzia. Il calo della produzione è appunto compensato da questo aumento dei prezzi, che potrebbe anche permettere di ripristinare la capacità produttiva con adeguati investimenti.

Ma il governo venezuelano ha preferito destinare tutte le risorse al consumo di stato, per un consenso sia all’interno che all’estero. Questo consumo è cresciuto a una velocità maggiore di quanto non crescessero le entrate, e già nel 2011 il sistema bancario internazionale ha smesso di prestare moneta al governo venezuelano e alla società petrolifera. Nel 2012, proprio mentre Chávez moriva, si è prodotta una grave crisi della bilancia dei pagamenti. Dal 2013 si è aggiunta una grave crisi fiscale, dovuta gran parte dallo stato che ha iniziato a comprare, statalizzare ed espropriare imprese private. Nel 2008 i prezzi del petrolio arrivarono a 140 dollari al barile, e a quei prezzi il regime riusciva a celare le inefficienze. Il Venezuela è il paese con le maggiori riserve petrolifere del mondo. Ma gran parte è costituita da greggio pesante della Faja dell’Orinoco, la cui estrazione è molto cara. Per farlo fruttare ci vorrebbero grandi investimenti che non sono stati fatti. Quando il prezzo del petrolio ha iniziato a cadere per via del boom dello shale oil, l’eccesso di offerta sulla domanda che si è creato ha reso il petrolio del Venezuela non più competitivo. Il Venezuela da esportatore di benzina verso la costa del Golfo degli Stati Uniti ne è oggi divenuto importatore. Secondo Fernández, però, anche se il regime fosse riuscito a mantenere un minimo di efficienza produttiva il Venezuela se la sarebbe comunque vista male per via di alcune scelte strategiche come la politica di non voler più rifornire il mercato statunitense, per puntare invece verso i mercati di Cina e India, dove il petrolio mediorientale è molto più competitivo. È stato ereditato un paese in bancarotta, dove invece di abbassare le spese per stabilire un livello di equilibrio, Maduro le ha aumentate ulteriormente, finanziandole con il denaro stampato dalla Banca centrale. E invece di indicizzare i salari, ha cercato di tenere i prezzi sotto controllo, facendo nel contempo sparire ogni informazione ufficiale sul loro andamento. Così, in un paese dove fino al 2007-08 il reddito pro capite era intorno ai 12.000 dollari l’anno, adesso è precipitato a 3.000, e il salario minimo è di 20 dollari al mese.
bolivar da VEB(bs) a VEF(bs.f) moneta cambiata il 1 gennaio 2008 per inflazione. Cambio 1000=1 1 bolivar equivale a 0.08euro 1 euro equivale a 11.81 bolivar 1 bolivar equivale a 0.10 dollari 1 dollaro equivale a 9,98 bolivar .

FINE SECONDA PARTE

A cura di Camilla Bigozzi, Marta Falcucci, Jennifer Lima e Valerio Lombardo

SITUAZIONE VENEZUELANA

Pubblicheremo in tre articoli lo stato politico dello stato del Venezuela –
A cura di Camilla Bigozzi, Marta Falcucci, Jennifer Lima e Valerio Lombardo

Pubblicheremo in tre articoli la situazione politica dello stato del Venezuela.

Il Venezuela, nome ufficiale in spagnolo “Repùblica Bolivariana de Venezuela” è una repubblica federale e democratica. L’attuale costituzione del Venezuela fu approvata mediante un referendum il 15 Dicembre 1999. La forma è di uno stato federale decentralizzato. Si prevede inoltre una forma di governo repubblicana presidenziale, guidata dal presidente della Repubblica, con funzione sia di capo di Stato che capo del Governo. Sovranità appartiene al popolo che la esercita attraverso la Costituzione e le leggi (direttamente) e mediante suffragio (indirettamente). Poteri dello Stato si dividono in potere esecutivo: esercitato dal presidente della Repubblica, vicepresidente, dai Ministri e dagli altri funzionari indicati dalla Costituzione. Il mandato dura sei anni (suffragio universale e voto segreto) ed è attualmente rinnovabile, in seguito all’adozione dell’emendamento costituzionale del 2009 che ha cassato il limite di due mandati previsto in precedenza. L’attività di governo è svolta in collaborazione con il Vicepresidente Esecutivo e con i Ministri, riuniti nell’organo collegiale del Consiglio dei Ministri. I Ministri sono nominati dal Presidente, su proposta del Vicepresidente che ne può proporre anche la revoca. Il Vicepresidente svolge la funzione di reggente in caso di assenza del Capo dello Stato e può subentrare stabilmente nella carica in caso di improvvisa vacanza della stessa, quando manchino due anni alla scadenza naturale della stessa. Il vicecapo dell’Esecutivo può essere rimosso con una mozione di censura ,votata a maggioranza di tre quinti dei deputati, se ciò avviene più di tre volte nel corso di una legislatura il Presidente può sciogliere l’Assemblea Nazionale e indire nuove elezioni. Affiancano il potere esecutivo due ulteriori organi: la Procura generale della Repubblica, diretta da un Procuratore Generale nominato dal Presidente con l’assenso dell’Assemblea Nazionale, con il compito di difendere e rappresentare gli interessi patrimoniali della Repubblica; e il Consiglio di Stato, presieduto dal Vicepresidente Esecutivo, con compiti di consulenza su tutte le questioni relative all’amministrazione pubblica nazionale. Il potere legislativo è affidato all’Assemblea Nazionale (con 167 deputati eletti a suffragio universale con sistema misto). Si tratta di un Parlamento monocamerale, privo del Senato e, facendo così venir meno uno degli elementi importanti del sistema federale ossia la rappresentanza a livello centrale degli interessi delle entità federate per la seconda Camera. La modalità di elezione dei deputati ha cercato di ovviare in parte al deficit di rappresentanza degli Stati tagliando le circoscrizioni su base federale e stabilendo il diritto per ogni ente federale di eleggere tre deputati. I membri del Parlamento sono eletti per cinque anni e il loro mandato è rinnovabile: essi rappresentano la nazione e, come già ricordato, sono sottoposti a revoca.

Oltre alle competenze legislative ad essa attribuite dalla Costituzione, l’Assemblea Nazionale svolge importanti funzioni di controllo nei riguardi dell’Esecutivo. A loro spetta:

  • il voto di censura al Vicepresidente ed ai Ministri;
  • il potere di interpello su materie di spettanza del Governo e sull’attività della Pubblica Amministrazione;
  • approvare le linee generali del piano di sviluppo economico e sociale presentate dall’Esecutivo nazionale;
  • autorizzare le missioni militari all’estero;
  • la messa in stato di accusa del Presidente della Repubblica ed il controllo sui decreti da questo emanati durante lo Stato di eccezione.

Il potere giudiziario è affidato al Tribunale Supremo di Giustizia, dai tribunali previsti dalla legge, dal Pubblico Ministero e dalla Pubblica Difesa, organi posti a garanzia del buon andamento dell’amministrazione della giustizia e del rispetto dei diritti della difesa e delle garanzie costituzionali. La Costituzione tutela l’indipendenza del sistema stabilendone per legge la dotazione finanziaria; si attribuisce poi al Tribunale Supremo il compito di direzione e di amministrazione del potere giudiziari. Il  Tribunale Supremo consta di sei sezioni : costituzionale, politico-amministrativa, elettorale, cassazione civile, cassazione penale, la cassazione sociale più le Sezioni riunite. In questa ultima sede il Tribunale decide sulla messa in stato d’accusa del Presidente della Repubblica e sui conflitti di competenza insorgenti tra i tribunali, tra gli organi dello Stato e tra gli enti amministrativi.

Il potere pubblico nazionale è diviso tra il potere cittadino e il potere elettorale. Il potere cittadino trova la sua espressione istituzionale nel Consiglio Morale Repubblicano, integrato dal Difensore del Popolo, dal Fiscal General e dal Controllore Generale della Repubblica. I componenti di questi organi vengono selezionati da un Comitato di Valutazione di Candidati al Potere Cittadino, composto da rappresentanti di diversi settori della società: i nominativi prescelti sono inseriti poi in una lista e sottoposti al vaglio dell’Assemblea Nazionale che procede alla nomina. Compito essenziale di tale potere è di vigilare sull’etica pubblica e sulla morale amministrativa nonché di promuovere tutte le attività educative dirette alla conoscenza e allo studio della Costituzione e all’osservanza e al rispetto dei diritti umani. Stessa esigenza di controllo, questa volta sulla trasparenza e sulla legalità delle procedure elettorali, è alla base dell’istituzione del potere elettorale. Organo titolare di tale potere è il Consiglio Nazionale Elettorale formato da 5 membri ,nominati dall’Assemblea Nazionale per un periodo di sette anni. Ad essi spettano compiti di regolamentazione e di interpretazione delle leggi elettorali, di controllo sulla legittimità delle elezioni e dei referendum. Spetta infine al Consiglio Nazionale Elettorale la conservazione, l’organizzazione e la direzione dell’Anagrafe civile ed elettorale nonché del registro delle organizzazioni politiche.

FINE PRIMA PARTE

A cura di Camilla Bigozzi, Marta Falcucci, Jennifer Lima e Valerio Lombardo

 

 

AMBIENTE E RIFIUTI A CAVE: LA PAROLA A CAVE INSIEME

Intervista a Sergio Boccuccia, capogruppo di Cave Insieme in Consiglio Comunale – di Valerio Lombardo

Ambiente e rifiuti sono da sempre un argomento caldo per Cave e per la zona della Valle del Sacco. Cave Canem intervista gli esponenti politici del paese per fare chiarezza su alcuni punti chiave.

 

Nome?

Sergio Boccuccia

Che ruolo politico o amministrativo ricopri?

Sono stato candidato a Sindaco nelle ultime amministrative. Rappresento e  faccio il capogruppo della lista Cave insieme

Cosa pensi del sistema di raccolta della differenziata porta a porta?

E’ sicuramente una delle migliori risposte per gestire i rifiuti solidi urbani, ma certamente ci sono vari livelli del servizio e bisognerebbe scendere nei particolari, credo sia eccessivo però in questa sede.

Quali sono i suoi vantaggi?

Ridurre la quantità di rifiuti che vanno in discarica sotto forma di indifferenziato

E gli svantaggi?

Sono pochi a mio parere, e compensati dai vantaggi. Uno degli svantaggi potrebbe essere quelli di avere un’organizzazione un po’ più consistente, i costi diretti potrebbero essere maggiori ma con un ritorno sia in occupazione sia come ritorno ambientale molto più vantaggiosi rispetto agli eventuali costi di gestione.

Pensi ci sia un processo di gestione rifiuti migliore?

Ci sono delle punte di qualità. Seguendo la logica dello Zero Wast, capeggiato dal comune di Capannori, credo che sia un esempio da seguire e da imitare per la partecipazione al gruppo dei comuni Zero Wast.

Cosa faresti tu se avessi potere decisionale?

Cercherei di aumentare la consapevolezza culturale della popolazione rispetto alla problematica, perché è questo l’aspetto fondamentale per raggiungere i risultati. Leggendo infatti le esperienze dei rifiuti Zero-wast del centro di studi del comune di Capannori l’aspetto del coinvolgimento della popolazione è fondamentale per ottenere i riusltati che si avvicinino di più al progetto Zero-wast

Com’è secondo te il processo di gestione rifiuti a Cave?

Sufficiente

Migliorabile

Deve essere più coinvolgente.

Cosa potrebbe essere migliorato?

L’esempio che l’amministrazione potrebbe dare direttamente ai cittadini. Per esempio la poca attenzione che si ha nella raccolta differenziata nel cimitero comunale non è un segnale positivo per i cittadini.

Qual’è la tua percezione rispetto ai paesi limitrofi?

La percezione è che siamo partiti con un buon anticipo e che lentamente ci stiamo addormentando sugli allori anche se purtroppo vicino a noi ci sono cattivi esempi da non imitare.

Cosa pensi delle discariche abusive e in generale della pessima abitudine di gettare

rifiuti in strada?

L’attenzione culturale della popolazione è l’unica chiave per superare questo fenomeno, il fatto in se non è qualificabile. Chi pensa di fare il furbo danneggia se stesso e gli altri e il futuro del paese, soprattutto quando si parla di rifiuti speciali che potrebbero portare danni anche gravi.

Quanto è grave a Cave questo fenomeno?

E’ consistente, non ho parametri per rapportarsi con gli altri paesi. Potrebbe essere aggredito con maggiore fermezza rispetto alla situazione attuale. Si sta partendo con ispettori ambientali spero che serva, ma non credo sia sufficiente.

Qual è la causa secondo te?

Potrebbero essere molteplici. Le persone non si rendono conto di aver a disposizione la possibilità di gettare gratuitamente i rifiuti presso l’isola ecologica. Per quanto riguarda i rifiuti speciali si deve fare lo stesso tipo di percorso ma con deposito oneroso. Questo fa pensare alle persone che sia tutto a pagamento e porta alla diffusione del fenomeno. Forse occorrerebbe creare un percorso di facilitazione per evitare le discariche a cielo aperto.

Cosa dovrebbero fare le autorità per risolvere o almeno mitigare questo problema?

La presenza sul territorio il controllo e la repressione. Non il migliore perché molto oneroso. Sicuramente l’educazione è la via maggiormente perseguibile per la risoluzione del problema.

Parlando di costi del cittadino, come pensi sia la tassa sui rifiuti?

Potrebbe essere leggermente più bassa, non possiamo pensare però che con la sola vendita di materiali commerciabili arrivare a costi minori. Serve anche un alto livello di mano d’opera e questo porta all’aumento dei costi.

in che modo si potrebbe abbassare?

Facendo in modo di portare direttamente nei costi e nei ricavi, i ricavi dei prodotti commerciali derivati dalla raccolta differenziata.

Cosa pensi della situazione ambientale di Colleferro e nel caso specifico di Colle Fagiolara?

La situazione è problematica e paurosa. Colleferro è un concentrato di inquinamento legato prima alle industrie e poi alle attività che gestiscono rifiuti solidi urbani. I danni creati dai depositi esistenti legati alle industrie chimiche sono noti a tutti. C’è addirittura una parte della Valle del Sacco giudicata non più coltivabile dal punti di vista sia agricolo sia dal punto di vista invece dei rifiuti. C’è stata una concentrazione di problematiche con una discarica, andrebbero  trattate con le pinze in quanto impattano in maniera molto forte sull’ambiente e non possono essere concentrate in un unico punto sul territorio perché un’eccessiva concentrazione comporta un innalzamento dei livelli di rischio per le zone. Dal punto di vista epidemiologico l’area di Colleferro e limitrofa comincia a dare segnali preoccupanti con la presenza di una serie di malattie strettamente legate con cause molto vicine e relazionabili a quella relatà.

Per quanto riguarda Colle Fagiolara è un danno, una bomba ecologica esistente e va affrontata e risolta. Come? Le competenze sono sovracomunali, dovrebbe intervenire la regione se non lo stato per cercare di gestire al meglio questa realtà che esiste e con la quale dovremmo fare i conti.

Pensi ci sia un problema per Cave?

Non siamo così distanti dalla realtà di colleferro, però allo stato attuale non ho dati che possano accertare o escludere un problema effettivo, come però si può dire per certo della zona di Colleferro. Bisognerebbe attuare un’indagine con i medici della zona.

Qual è secondo te l’atteggiamento di Regione e Roma Città Metropolitana al riguardo?

La regione sta cercando di affrontare il problema, ma si trova di fronte a una serie di problematiche come gli elevati costi e il rifiuto delle popolazione quando si parla di questi argomenti.

Cosa dovrebbero fare?

Dovrebbero a mio parere, scindere il problema in due. Ricominciare da un punto 0 per il riciclaggio del presente eliminando i problemi delle discariche e i rifiuti.  Con una gestione dei rifiuti che sia confacente con l’ambiente. Ci sono le tecnologie e le conoscenze per farlo.

Poi c’è il problema del pregresso, ci sono delle vere e proprie bombe ecologiche ereditate dalle gestioni precedenti.

Cosa dovrebbe fare l’amministrazione di Cave?

Dovrebbe raccogliere dati epidemiologici per effettivamente verificare se l’impatto ambientale di colleferro stia effettivamente incidendo a Cave.

Parliamo di fantascienza. Se avessi una bacchetta magica e potessi esaudire un

desiderio riguardo ambiente e rifiuti a Cave, cosa faresti?

Non serve la bacchetta magica, servono idee chiare sugli obbiettivi e lavorare in questa direzione.

Dite qualcosa all’amministrazione di Cave

L’amministrazione dovrebbe essere più aperta ai contributi che il consiglio comunale cerca di dare all amministrazione comunale.

Saluti i cittadini e chiudi l’intervista con una frase

Un saluto a tutta i cittadini. Lavoriamo tutti per una differenziata seria, non ci facciamo fregare da vie più facili  .

       Intervista a cura di Valerio Lombardo