VOTA WALDO!

Quando la satira diventa facile antipolitica, mettendo i clown al potere – di Sara Schiavella

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Il 4 marzo è dietro l’angolo, infatti ogni giorno sentiamo notizie riguardanti le prossime elezioni. Ovunque. In questo clima di fervore politico ci troviamo davanti a diversi candidati e programmi dei vari schieramenti politici, promesse, sondaggi e dibattiti di ogni genere.

Durante questo periodo è inevitabile non pensare all’episodio 2×03 di Black Mirror. Sto parlando di Vota Waldo! (The Waldo Moment). Per chi non la conosce BM è una serie antologica, tornata su Netflix con la quarta stagione lo scorso 29 dicembre. Questa puntata, raccontata con il tipico black humor inglese, lascia l’amaro in bocca ma è esattamente la rappresentazione del populismo che vince su tutto. Attualmente ci sono molti esponenti politici che, anche se non si nascondono dietro un personaggio fittizio, fanno carriera alla stessa identica maniera, raccogliendo moltissimi consensi.

La terza puntata della seconda stagione ci porta nel vivo di una campagna elettorale, per cui torna il tema politico nello show, dopo la puntata d’esordio della prima stagione, Messaggio al Primo Ministro (The National Anthem).

Jamie Salter è un comico di scarsa fortuna, il cui unico successo nella sua carriera è aver dato la voce e i movimenti a Waldo, un orsetto blu realizzato con la tecnologia del motion capture. L’orso intervista politici e altre figure autorevoli, facendo battute irriverenti su di essi, con tanto di parolacce, linguaggio scurrile e battute volgari. Essendo estremamente popolare tra il pubblico inglese, il suo produttore suggerisce scherzosamente di farlo candidare alle prossime elezioni della fittizia località di Stentonford. In queste elezioni straordinarie, il pupazzo animato dovrà concorrere con i veri politici, mettendosi contro uno dei suoi intervistati, il candidato del Partito Conservatore Liam Monroe (interpretato da Tobias Menzies, noto per aver interpretato Edmure Tully in Game of Thrones). Comincia così la campagna elettorale di Waldo che alla fine, anche non vincendo, riuscirà ad ottenere una gran quantità di voti.

Naturalmente si parla di finzione. Di un futuro distopico. Ma ragioniamoci bene. Questo futuro così lontano non è. La maggior parte delle persone non conosce più il significato della parola politica e soprattutto non ha più fiducia nella classe dirigente. In questo caso si preferisce dare un voto ad un personaggio inventato piuttosto che ad un candidato in carne ed ossa. È triste dirlo ma questa è la rappresentazione dell’effettiva realtà: non è uno scenario così improbabile e irreale. Waldo è l’estremizzazione del voto per simpatia e del populismo: un pupazzo messo lì come alternativa a politici non affatto convincenti. Waldo è un fantoccio che non ha alcuna competenza; riesce a prendere voti perché la gente ha perso le speranze e non si riconosce in nessuno dei partiti tradizionali, vota solamente per il rifiuto dell’establishment e per diffidenza verso le autorità. Le persone sfuggono ai partiti tradizionali e votano chi dice come stanno realmente le cose, al punto da mettere al governo un profano pupazzo blu. Tra le sentenze lapidarie di Waldo, ne risalta una in modo particolare: «Quello che dite non importa a nessuno, perché siete falsi, più falsi di me che sono un pupazzo blu». La gente è consapevole di questa rivelazione ed esulta con veemenza  al suono di queste parole.

La puntata, scritta dal creatore della serie Charlie Brooker e diretta da Bryn Higgins, conferma ancora una volta quanto inesorabilmente stiamo andando incontro ad una totale perdita di valori della società in ogni sua manifestazione.

Sara Schiavella