I VIAGGI DI GULLIVER

Cosa si nasconde dietro la favola – di Francesca Grillini

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Tra il 1680 e il 1740 l’Inghilterra vive una serie di grandi cambiamenti sociali e culturali. Tra i tanti ricordiamo: le conseguenze della Guerra civile (1642-1651), durante la quale il sovrano Carlo I Stuart viene decapitato, la Restaurazione, quando la dinastia Stuart torna al potere e la Gloriosa Rivoluzione che vede il Parlamento inglese diviso in due fazioni: i whig, ostili alla monarchia, e i tory che invece difendevano la figura del re.

Il nostro autore Jonathan Swift osserva e analizza attentamente questi mutamenti e sin dai primi anni del ‘700 si dedica alla scrittura politica dando vita ad alcune tra le più importanti satire del suo tempo: I viaggi di Gulliver (1726) sono, infatti, una di queste. Si tratta delle (dis)avventure del chirurgo Lemuel Gulliver presso i paesi, dai nomi bizzarri e impronunciabili, di: Lilliput, Brobdingnag, Balnibarbi, Luggnagg, Glubbdubdrib e Houyhnhnms.

Spesso considerato come un classico della letteratura per ragazzi per l’abbondanza di elementi fantastici, in realtà, dietro l’opera c’è davvero molto di più: una forte satira ai principali eventi del ‘600 e del ‘700 inglese sotto forma di una favola innocente.

La prima tappa del viaggio è l’isola di Lilliput: dopo un naufragio, Gulliver viene trovato dagli abitanti e condotto a corte. La città è in piena crisi per le numerose lotte interne che vedono scontrarsi il partito dei tacchi alti e il partito dei tacchi bassi, chiaro riferimento ai whig e ai tory e a causa della minaccia del regno di Blefuscu che si ricollega alla Guerra Civile della metà del ‘600. Il viaggio di Gulliver a Lilliput è da intendersi, quindi, come una condanna verso tutto ciò che aveva diviso l’Inghilterra tra il ‘600 e il ‘700.

La seconda tappa è Brobdingnag, la terra dei giganti. Condotto nuovamente presso la corte, il sovrano vuole conoscere gli usi e i costumi dell’Inghilterra ma rimane inorridito al sentir parlare di “congiure, ribellioni, assassinii, rivoluzioni, come prodotti dell’ipocrisia, della crudeltà, […]”. Cercando di difendere la sua Inghilterra, Gulliver offre in dono al sovrano uno dei più importanti prodotti dell’avanzamento tecnologico europeo: la polvere da sparo, ma egli ne rimane assolutamente disgustato.

Gulliver finisce ora su un’isola arida e rocciosa, che rappresenta metaforicamente l’Irlanda. Alza lo sguardo e vede sopra di sé, fluttuare un’altra isola: Laputa, isola volante degli scienziati pazzi, allegoria dell’Inghilterra. I suoi abitanti sono dediti a riflettere su problemi estremamente inutili e lontani dalla vita quotidiana. Tutto questo è un riferimento alla totale indifferenza dell’Inghilterra nei confronti dell’Irlanda i cui abitanti vivevano da tempo in miseria.

Questo è solo un breve riassunto dei passi più emblematici dell’opera di Swift ma già da questi si percepisce la genialità del suo lavoro. Con le sue opere ha ispirato molti degli scrittori (politicamente attivi) dei secoli successivi, George Orwell, ad esempio, e tutti gli altri che hanno fatto della satira una vera e propria fonte di libertà. Swift prende la satira e la innalza ad un livello mai conosciuto prima e con l’aiuto di elementi fantastici, paradossali e perché no, anche “ridicoli” la rende estremamente leggera e quindi, alla portata di tutti.

Francesca Grillini