RUMORS

Quando il pettegolezzo muove il mondo – di Alessia Schiavella

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Cave – Domenica 13 Maggio presso il Teatro Comunale ci ritroveremo immersi in un ambiente asettico, bianco con solo qualche sprazzo di colore. Ad essere messe in scena sono le ipocrisie della borghesia: vengono rappresentate persone legate a beni inconsistenti e dubbi legami, sempre pronte al pettegolezzo.

Un gruppo di amici che appartiene alla borghesia newyorkese si ritrova in casa Brock in occasione del decimo anniversario della coppia. I primi ad arrivare sono i coniugi Gorman e si trovano davanti uno scenario allucinante: la servitù non c’è, la cena non è pronta, Myra non è presente in casa e Charley è in camera da letto stordito dal valium, con un orecchio sanguinante in seguito ad un colpo di pistola. La verità non è facile da scoprire: chi ha sparato a chi? Myra dove sta? Perché niente è pronto?

Ed è proprio mentre i due personaggi cercano possibili risposte che arrivano gli altri invitati alla festa: Lenny, Claire, Ernie, Cocca e per finire Glenn e Cassie. Si cerca di coprire la situazione, ma escono fuori le più improbabili bugie che alimentano i pettegolezzi. Si scoprirà la verità alla fine?

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Non ci resta che venire domenica 13 Maggio 2018, nel Teatro Comunale di Cave, alle ore 18.00 per scoprire il labile confine tra fantasia, pettegolezzo e realtà.

Alessia Schiavella

HENRI MATISSE: IL MUSEO DI LE CATEAU-CAMBRÉSIS

Intervista a Pierre e Nicole Brunne – di Francesca Grillini

Henri Émile Benoît Matisse nasce il 31 dicembre 1869 a Le Cateau-Cambrésis, cittadina del nord della Francia, oggi gemellata con la nostra città di Cave. Matisse è considerato uno degli artisti più importanti del XX secolo nonché il più noto rappresentante del fauvismo, movimento artistico che determina la prima vera rottura con la corrente impressionista e contribuisce, invece, alla nascita dell’arte espressionista. La caratteristica principale delle opere e del metodo di Matisse è l’uso del colore per la creazione di sagome e per l’organizzazione dei piani spaziali. Il colore diventa così il vero strumento con cui egli dà vita alle sue opere. La sua città natale ha dedicato all’artista un importante museo che significa molto per i cittadini di Le Cateau. Per farne conoscere un po’ la sua storia e le sue caratteristiche Pierre e Nicole Brunne, partecipanti attivi dell’associazione “Les Amis du musée Matisse” hanno gentilmente risposto ad alcune domande.

  1. Comme et quand est né le musée Matisse?

Le musée Matisse a été créé par Henri Matisse lui-même en 1952.  A la suite d’une visite de quelques catésiens à Matisse à Paris en 1951, celui-ci a fait don à sa ville natale d’environ 80 œuvres à condition qu’elles soient réunies en un lieu qui serait son musée (le premier de son vivant). Matisse étant déjà malade et âgé (il meurt en 1954), c’est Lydia Delectorskia, l’une des ses muses, qui surveilla l’accrochage dans la salle des mariages de l’Hôtel de Ville du Cateau-Cambrésis suivant les instructions de l’artiste. Ce fut le premier musée. En 1982, il a été transféré au Palais Fénelon, c’est celui que vous connaissez et il s’est enrichi.

  1. Come e quando è nato il museo Matisse?

Il museo Matisse è stato creato dallo stesso Henri Matisse nel 1952. In seguito ad una visita di alcuni abitanti di Cateau a Matisse, a Parigi nel 1951, egli ha donato alla sua città natale circa 80 opere, a condizione che queste fossero riunite in un luogo che sarà poi il suo museo (il primo realizzato quando era ancora in vita). Dato che Matisse era già malato e anziano, (morirà nel 1954) è Lydia Delectorskia, una delle sue muse, a controllare che le opere vengano sistemate, nella sala dei matrimoni dell’Hotel de Ville di Cateau-Cambrésis, secondo le istruzioni dell’artista. Questo fu il primo museo. Nel 1982, è stato trasferito al Palazzo Fénelon, ovvero quello che voi conoscete e si è arricchito.

  1. Quelle importance a le Musée pour Le Cateau ?

Il est très important car il attire des visiteurs du monde entier au Cateau-Cambrésis. Certaines donations reçues par le musée de la part des héritiers Matisse ont permis de réaliser des expositions d’œuvres jamais vues auparavant.

 

  1. Che importanza ha il museo per Le Cateau?

È molto importante perché attira visitatori da tutto il mondo a Le Cateau. Alcune donazioni ricevute dal museo, da parte degli eredi di Matisse, hanno permesso di realizzare delle esposizioni di opere mai viste prima d’ora.

 

  1. Généralement, vous prêtez les ouvres aux autres musées pour expositions temporaires?

Oui, il y a des prêts d’œuvres aux autres musées et eux-mêmes nous en prêtent. Par exemple, à la Tate Modern de Londres, au MoMA de New-York, au Japon, en Espagne, aux Pays-Bas etc. A noter que l’exposition des papiers découpés du Cateau-Cambrésis qui a été montrée ensuite à la Tate Modern de Londres a vu un record de fréquentation avec plus de 750 000 visiteurs. Le musée Matisse a aussi organisé la première exposition Matisse en Afrique, Afrique du sud avec un programme itinérant destiné aux enfants des Townships

 

  1. Generalmente, prestate le opere ad altri musei per delle esposizioni temporanee?

Sì, ci sono dei prestiti di opere ad altri musei e loro stessi le prestano a noi. Per esempio, alla Tate Modern di Londra, al MoMA di New York, in Giappone, Spagna, Paesi Bassi ecc. Va notato che l’esposizione di carta tagliata di Cateau, che è stata allestita poi alla Tate di Londra ha riscontrato un record di frequentazione con più di 750 000 visitatori. Il museo Matisse ha inoltre organizzato la prima esposizione Matisse in Africa, Africa del sud con un programma itinerante destinato ai bambini di Townships.

 

  1. Quelle importance a le musée Matisse dans le système des musées de France?

En 2017, le musée Matisse du Cateau-Cambrésis a reçu la palme d’or de premier musée de France dans la catégorie des intercommunalités des villes de 20 000 à plus de 50 000. Il doit ce classement à sa renommée, à sa politique envers la jeunesse et aux qualités d’accueil de son personnel.

 

  1. Che importanza ha il museo Matisse nel sistema museale Francese?

Nel 2017 il museo Matisse di Cateau ha ricevuto la palma d’oro di primo museo di Francia nella categoria di “intercommunalités” delle città da 20.000 a più 50.000 abitanti. Deve questa classificazione alla sua fama, alla sua politica nei confronti dei giovani e alla qualità di accoglienza del suo personale

 

  1. Il y a des œuvres auxquelles votre ville est particulièrement attachée?

Fenêtre à Tahiti II est la star du musée. C’est une gouache sur toile de 1936 (240×195).

  1. Ci sono delle opere alle quali la vostra città è particolarmente legata?

Finestra a Tahiti. È la star del museo. Si tratta di una tempera su tela del 1936 (240×195).

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Intervista e traduzione a cura di Francesca Grillini

 

GINO GRAZIOSI

Un uomo come pochi – di Alessia Schiavella

“Catturare un raggio di luce, un alito di vento, un riflesso nell’acqua, la pace, della natura è per me rendere omaggio ad un grande maestro “il Creato”. Non sarà certamente il mio modesto pennello che renderà tutta la sua grandezza, ma il fascino delle cose semplici, le viuzze del mio paese, i contadini, gli armenti fanno risvegliare in me quella sensibilità, quella nostalgia, quel desiderio di cose purtroppo sopite ma mai dimenticate. Il piacere di vivere fra la mia gente e la semplice ma nello stesso tempo maestosa bellezza della natura sono la principale tematica delle mie tele che non aspirano a superare con tanta maestosità, ma soltanto a rendere omaggio ad un così grande “Maestro”.

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 “La pittura non è solo l’arte di rappresentare le cose, ma soprattutto un messaggio dettato da un sentimento.”


“Nonostante il nostro degrado ambientale, i nostri inquinamenti, il mancato rispetto della natura e l’abbandono di quelle fonti e sorgenti che furono la vita e sollievo per i nostri padri, esse continuano a sgorgare imperterrite e silenziose a perenne monito che l’acqua è un bene imprescindibile del nostro territorio e dell’intera umanità.”


“I pittori vivranno nel tempo, almeno quanto le loro opere”


“Guardi l’opera e ricordi l’artista, per questo è immortale”

Gino per chi non lo conosceva era un appassionato di arte in tutti i sensi: pittura in primis, ma anche fotografia e scrittura. I suoi cari ricordano che si pagò gli studi grazie ad una borsa di studio per una sua composizione. E proprio questi suoi pensieri sono sempre presenti e raccolti in ogni angolo di casa sua. In questi ultimi anni ha creato due grandi album con tutti gli articoli scritti su di lui dai primi anni 70 e relative foto: il suo percorso artistico corredato dai suoi pensieri, stralci di giornali e suoi quadri.

Il primo grande successo fu nel 1978 quando vinse il suo primo “Cavalletto D’Oro” (nella sua carriera ne vinse 2), premio nazionale per la pittura.

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Le sue opere erano molto particolari: il tema bucolico è sempre stato presente sin dagli inizi. Impressionista e a tratti macchiaiolo, nel proprio lavoro ha sempre sperimentato avvicinandosi anche all’astrattismo. Il tema ricorrente era la natura e gli scorci: le pennellate sono ricche e i colori brillanti: famosissimi i suoi verdi e i suoi gialli autunnali che rendono un suo quadro riconoscibile tra tanti.

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Apprezzato in tutto il mondo, dagli Stati Uniti, al Vaticano, a Milano, ha sempre catturato l’attenzione dei collezionisti pubblici e privati.

È stato attivo per più di 46 anni ed inoltre gli è stato consegnato un riconoscimento dal comune di Cave il 30/10/2011 per i 40 anni di attività artistica nel campo della pittura.

Dal 2011 ha inoltre iniziato a pubblicare un calendario, detto Il Calendario de “il Cavese”, su Cave e sul suo territorio, fonte per lui di ispirazione infinita. Ciascun mese presenta un suo quadro: vicoli e vedute di Cave, i suoi fontanili, i contadini, ma anche personaggi tipici locali.

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Gran parte di queste opere si potevano ammirare nell’ultima sua mostra personale retrospettiva del 2016: questa fu una occasione per far conoscere il proprio stile anche ai giovani estimatori delle scuole primarie del nostro paese.


Queste sono informazioni, più o meno note a tutti: per lo meno per chi conosceva il Gino artista.

Ma egli era soprattutto un grande uomo: conosciuto da tutti, altruista, amava stare in mezzo alla gente principalmente ai ragazzi.

Chi lo conosceva sicuramente ricorda il modo in cui parlava: come si grattava la testa o faceva un passettino avanti e uno indietro mentre raccontava. Aveva sempre una buona parola per tutti e la sua cultura spaziava dallo sport agli eventi mondani, dalla natura all’arte, che tanto riempivano la sua vita: le api, le foto, Tradizioni di Campagna, la Sagra della Castagna, Fiumata, il basket, le passeggiate, i km fatti e quelli che avrebbe voluto fare, giusto per citare qualcosa. Il tutto condito con buona compagnia, gli amici della Pirelli, quelli del gruppo della Bomba (e gli ultimi arrivati della Bombetta), i tanti parenti, i colleghi artisti e tutta la gente che gli era vicina.

Concludo con un mio umile pensiero:

Grazie Gino per averci permesso di vedere le bellezze della vita e dei colori attraverso i tuoi occhi!

 Alessia Schiavella

Tutte le immagini sono state caricate dal suo sito web.

 

 

 

“Quanto misurano cento passi”: dibattito sulle Mafie nel Lazio

In occasione della pubblicazione da parte della regione Lazio del rapporto “Mafie nel Lazio ”
l’Associazione di giova ni studenti LIBERamente, di Cave, ha organizzato un evento al riguardo – di Michela D’Emilia

Per il giorno 8 maggio 2018, presso la sede della Protezione Civile a Cave, in Via Pio XII, 55, è previsto, a partire dalle ore 18:00, un dibattito sul rapporto tra mafia e legalità nel nostro territorio, con l’intervento del sindaco della città di Cave Angelo Lupi, la professoressa dell’istituto comprensivo di “Cave G. Matteotti” Ida Datti, e Gianpiero Cioffredi, presidente dell’ Osservatorio per la Legalità e Sicurezza della Regione Lazio; a seguito dei vari interventi anche il pubblico può prendere parte alla discussione con domande o osservazioni.
Al termine della conferenza ci sarà un piccolo rinfresco e a seguire, a cura dell’ Ass.ne Scacco Alla Noia di S. Vito Romano, la proiezione del film di Marco Tullio Giordana “I cento passi”. Si è approfittato di tale circostanza per commemorare, a quarant’anni dalla sua morte, Peppino Impastato ( Cinisi, 1948-1978), giornalista e attivista siciliano ucciso dalla Mafia, a cui il film, per l’appunto, è dedicato. Il nome dell’evento “Quanto misurano cento passi”, che riprende il titolo del film stesso, è un invito a riflettere su quanto sia relativa la distanza di cento passi, talvolta troppa, talvolta troppo breve se si considera che è una distanza che costò cara alla vita di Peppino, in quanto tale era la lontananza della sua casa da quella del Boss locale.

Michela D’Emilia

Le nozze di Cadmo e Armonia

di Michela D’Emilia

Roberto Calasso, figlio del giurista Francesco Calasso e Melisenda Codignola, nasce a Firenze il 30 maggio del 1941, frequenta a Roma il Liceo Classico T. Tasso e si laurea in letteratura inglese. A 21 anni inizia a lavorare per la casa editrice Adelphi, di cui diverrà direttore editoriale nel 1971, consigliere delegato nel 1990 e infine presidente nel 1999 e pubblica inoltre diversi saggi e libri, che saranno poi tradotti in diverse lingue e che trattano di miti e del passato dell’uomo, funzionali per l’indagine del suo presente.

Le nozze di Cadmo e Armonia”, pubblicato nel 1988, costituisce una delle più importanti e famose opere di Calasso e si compone di una serie di miti che si intrecciano, con una serie anche di riflessioni sui costumi greci, talvolta anche sugli stessi termini da essi usati. Il susseguirsi di miti si inserisce all’interno di una cornice delineata dalle vicende di Cadmo, a partire dalla sua ricerca della sorella Europa, rapita da Zeus, sotto forma di toro bianco, e a concludersi poi con le nozze con Armonia, figlia di Ares e Afrodite, prime nozze dell’umanità, secondo il mito, che si celebrarono a Tebe, città fondata dallo stesso Cadmo, come aveva predetto l’oracolo, in seguito al sacrificio di una giovenca. Il quadro all’interno della cornice si colora di innumerevoli storie che vedono come protagonisti personaggi ripresi, dall’autore, da diverse tradizioni, quali quella epica, epica-mitologica, tragica, comica,  come Teseo e Arianna, Apollo e Admeto, Elena, Giasone, Fedra e Ippolito. Questo lavoro di recupero delle innumerevoli e varie vicende mitologiche, da parte di Calasso, viene espresso dal medesimo all’interno dello stesso libro e, più accuratamente, nella sezione delle fonti, attraverso la citazione delle opere alle quali egli stesso ha attinto; tra queste è inevitabile citare le più significative, quali Iliade e Odissea, a seguire diverse tragedie greche, di Eschilo, Sofocle ed Euripide, e infine Metamorfosi di Ovidio.

Basta soffermarsi un po’ e riflettere sulle vicende mitologiche narrate, per comprendere che non si tratta di un’elaborazione primitiva e distante dalla nostra cultura di risposte a domande innate nell’uomo, ma di un’elaborazione di esse in chiave fiabesca, che affascina e coinvolge il lettore in una lettura che risulta piuttosto scorrevole, ma soprattutto piacevole. Calasso riesce in questo modo nel suo intento, ossia di far trasparire il presente dalla narrazione di qualcosa di passato e solo cronologicamente distante da noi.

Michela D’Emilia

LA CONCEZIONE ESTETICA SECONDO NIETZSCHE

Il filosofo tedesco si interroga sulla funzione dell’arte nella vita dell’uomo – di Sara Schiavella

L’arte, da sempre, ha affascinato scrittori e pensatori che infatti, hanno cercato di comprendere quanto essa possa influenzare il mondo esterno. Come molti altri filosofi anche Friedrich Wilhelm Nietzsche si domanda come l’arte possa interagire con la vita dell’uomo. Nietzsche esprime per la prima volta la concezione estetica nella prima fase della sua produzione all’interno dell’opera La nascita della tragedia dello spirito della musica ovvero grecità e pessimismo (1872). Questo testo risulta in maniera preponderante influenzato dagli studi di filologia classica, motivo per cui il tema centrale è la distinzione tra apollineo e dionisiaco. Con questo binomio, il filosofo intende, i due impulsi vitali dello spirito e dell’arte greca. L’apollineo, come suggerisce il nome è legato ad Apollo, dio dell’equilibrio e dell’armonia; esso infatti nasce da un atteggiamento di fuga di fronte all’imprevedibilità degli eventi e per questo si esprime nelle forme armoniche della scultura e della poesia etica. Al contrario il dionisiaco, richiama Dioniso, dio dell’estasi e dell’ebbrezza; esso infatti nasce dalla forza vitale e per questo si esprime nell’esaltazione creatrice della musica e della poesia lirica. In contrapposizione con la filologia dominante e con l’immagine (neoclassica) dell’Ellade come mondo dell’equilibrio e di serenità (ovvero come regno dell’apollineo), il filosofo tedesco si concentra sul carattere originariamente dionisiaco della sensibilità greca, mirata a trovare in ogni dove il dramma della vita e della morte e gli aspetti orribili dell’essere. Secondo Nietzsche nell’età della tragedia attica (di Sofocle e di Eschilo), questa coppia di opposti si armonizza tra loro ed è completamente bilanciata, creando capolavori spettacolari. Infatti, sebbene vivificata dallo spirito dionisiaco, la grande tragedia manifesta un perfetto connubio tra i due impulsi attraverso il cosiddetto miracolo metafisico, ossia la coesistenza armonica tra apollineo e dionisiaco. Questi due spiriti vitali sono rispettivamente la volontà e la rappresentazione della cultura greca. L’artista, secondo il filosofo, è un satiro che danza sulle note dell’ebbrezza e l’arte non deriva affatto dalla rassegnazione. Anzi, tutt’altro. L’arte risulta essere il mezzo per superare tutto ciò che intende deprimere l’uomo ed è da considerarsi più importante della verità. Nell’arte successiva, il miracolo metafisico della civiltà ellenica, viene condizionato dal prevalere schiacciante dell’apollineo sul dionisiaco. Questo processo di decadenza si esplicita nella tragedia di Euripide che porta l’uomo di tutti i giorni sulla scena, rendendo il mito tragico un vero e proprio susseguirsi realistico di fatti collegati tra loro; inoltre ricava la sua espressione paradigmatica nella dottrina di Socrate. La decadenza della tragedia mostra a sua volta il declino della civiltà occidentale nella sua interezza e si concretizza nella contrapposizione tra spirito socratico e quello dionisiaco, ovvero tra uomo teoretico e uno tragico.

Ricapitolando, se tutto ciò che ci circonda è una sorta di gioco estetico e tragico, fondato su un continuo scontro tra gli opposti primordiali, ne segue che solo l’arte riesce a comprendere veramente il mondo (il filosofo parla di giustizia estetica dell’esistenza). Da ciò la natura metafisica dell’arte e la sua funzione importante nella filosofia. A tal proposito il filosofo e fenomenologo tedesco Eugen Fink nel suo testo La filosofia di Nietzsche (1973) afferma: “Nel fenomeno tragico egli (Nietzsche) scorge la vera natura della realtà; il tema estetico raggiunge per lui il rango di principio ontologico fondamentale; l’arte, la poesia tragica diventerà per lui la chiave che spiega l’essenza del mondo. L’arte diventa l’organon della filosofia, viene considerata la più importante via effettiva di accesso all’essere, la comprensione originaria, alla quale segue il concetto. […] Nietzsche formula i suoi giudizi fondamentali sull’essere con le categorie dell’estetica. […] La chiama metafisica dell’artista. Il fenomeno dell’arte viene posto al centro; con esso e a partire da esso viene spiegato il mondo.” Solo l’arte e in maniera particolare la musica (soprattutto quella di Wagner) ci mette in sintonia con la vita o meglio è la manifestazione più alta dell’esistenza. Nietzsche sostiene in questo una posizione legata all’estetismo, atteggiamento diffuso tra gli artisti e gli scrittori di fine Ottocento. Ma non solo, il Nietzsche non ancora trentenne, pone al centro delle sue considerazioni il concetto cosmico dell’arte, nel pieno della sua cosiddetta fase romantica. Questa sua concezione viene però abbandonata durante il secondo periodo della sua produzione filosofica: quello illuministico critico che inizia con Umano, troppo umano (1878-1880) e che risulta caratterizzato dal ripudio dei vecchi maestri come Schopenhauer e, in particolare, Wagner. Qui viene accantonata la metafisica dell’artista per privilegiare la scienza: l’arte non è altro che il residuo di una cultura mitica. Nell’ultima fase della sua produzione, in cui ricordiamo principalmente Così parlò Zarathustra (1883-1885), il filosofo riafferma le tesi che precedentemente erano state confutate: l’arte nuovamente ricopre un compito essenziale, in quanto possiede una forza vitalistica. Il tema ritorna prepotente come se l’ultimo Nietzsche volesse tornare alle passioni giovanili, dopo la fase intermedia in cui il filosofo dava maggior credito alla scienza. Infatti la volontà di potenza dell’Oltreuomo, che costituisce l’essenza stessa della vita, viene illustrata attraverso l’arte, ritornata nuovamente la forma più alta dell’esistenza. E con l’arte si ripresenta anche la figura dell’artista, come colui che incarna pienamente l’ideale dell’Übermensch, che torna ad essere estimatore e seguace del dio Dioniso e a convincersi che la finzione dell’arte sia da preferire rispetto alla scienza. Cultore proprio di quel dio chiassoso che veniva anche chiamato Bacco, parola che in greco vuole dire clamore, da cui deriva proprio il termine italiano baccano. L’Oltreuomo è colui che danza liberamente e con leggiadria, l’uomo che sa godere della terra, del corpo, della vita e delle sue gioie senza farsi frenare dal senso di colpa e dalla voce della coscienza. Tutto questo secondo l’interpretazione di Gianni Vattimo, il quale all’interno della sua opera Il soggetto e la maschera – Nietzsche e il problema della liberazione (1974) spiega il motivo per cui l’arte non tende a perire come le altre forme metafisiche. L’arte appare sì un fenomeno del passato ma l’unico di cui Nietzsche prevede la resurrezione. Nell’arte, l’essenza, che nel mondo viene oscurata e confusa, viene alla luce in maniera più piena: nell’arte vi è qualcosa che dura in eterno. In essa troviamo una vera e propria rassicurazione poiché rappresenta un tranquillizzante rovesciamento del mondo di tensione e di minaccia in cui si svolge la nostra vita.

Sara Schiavella

DAL 23 APRILE SCOPRIAMO IL PIACERE DELLA LETTURA

Coltiviamo le nostre altre cinquemila vite – di Sara Schiavella

Il 23 aprile si festeggia la “Giornata mondiale del libro e del diritto d’autore”.

Questa manifestazione, patrocinata dall’Unesco, si pone il fine di promuovere innanzitutto la lettura, ma anche la pubblicazione dei testi e la protezione della proprietà intellettuale tramite il diritto d’autore, in modo da contrastare efficacemente la pirateria. Questa celebrazione vuole sottolineare l’importanza del libro in un’epoca come la nostra, arida culturalmente. Per la prima volta questo evento si è tenuto nel 1996, a seguito di una risoluzione dell’Unesco del 1995. La scelta del giorno non è affatto casuale: proprio in questa data, nel 1616, sono morti William Shakespeare, Miguel de Cervantes e Garcilaso de la Vega. Inoltre, nella stessa giornata, sono nati lo stesso Shakespeare, Vladimir Nabokov, Maurice Druon, Manuel Mejía Vallejo e il premio nobel islandese Halldór Laxness. Una giornata intrisa di cultura, nel vero senso della parola. A dire il vero, la storia della Giornata del libro nasce in Catalogna ed ha origini più remote; a seguito di un decreto del 1926, essa era stata istituita in tutta la Spagna e cadeva il 7 ottobre, ma dal 1931 viene spostata alla data che tuttora noi festeggiamo, giorno della festa di San Giorgio, patrono della Catalogna. Durante questa ricorrenza, le coppie di amanti, ma anche gli amici, i genitori e i figli, si regalano delle rose e dei libri. Ricollegandosi a questa tradizione di origine medievale, i librai della Catalogna sono soliti regalare una rosa per ogni libro che vendono il 23 aprile. Ecco perché la Giornata mondiale del libro prende anche il nome di Giornata del libro e delle rose.

Durante questo particolare giorno, in tutto il mondo, avvengono flash-mob, eventi, incontri e iniziative per rendere omaggio al libro e alla lettura. Ad esempio in Italia, i libri, come i fiori, sbocciano tra aprile e maggio.

Nel nostro paese, anche quest’anno abbiamo il Maggio dei Libri, la campagna nazionale giunta alla ottava edizione. Essa non a caso comincia il 23 aprile e termina il 31 maggio. Nel Regno Unito invece, durante la notte tra il 22 e il 23, assistiamo a quella che prende il nome di World Book Night, una celebrazione, gestita da un ente di beneficenza, che è diventata un appuntamento annuale molto popolare. Durante questo evento, alcuni volontari regalano libri a tutti coloro che non leggono regolarmente o che non possiedono libri, in modo da condividere l’amore per la lettura. Altra cosa interessante è che dal 2001, viene nominata la capitale mondiale del libro per un periodo di un anno. La prima fu Madrid e l’unica italiana fino ad ora è stata Torino (2006). Proprio dal 23 aprile di quest’anno sarà la città di Conakry, in Guinea, a beneficiare di questo ambito titolo. Non a caso si è presa questa decisione: la città possiede un tasso di analfabetismo ancora troppo elevato. La capitale rimarrà in carica fino al 22 aprile del 2018 e poi verrà sostituita da Atene. Insomma, ricapitolando, il 23 aprile è una data importante per tutti coloro che vogliono celebrare la gioia della lettura. È bellissimo perdersi dentro un buon libro. Leggere ci permette di sviluppare la nostra immaginazione. Perché durante questa giornata particolare non doniamo anche noi qualche libro? Ad un nostro amico, un familiare o un collega di lavoro? Dobbiamo condividere con gli altri il piacere di leggere, ricordando bene a mente le parole di Umberto Eco:

«Chi non legge, a 70 anni avrà vissuto una sola vita: la propria! Chi legge avrà vissuto 5000 anni: c’era quando Caino uccise Abele, quando Renzo sposò Lucia, quando Leopardi ammirava l’infinito. Perché la lettura è un’immortalità all’indietro.»

Sara Schiavella

 

Immagine in copertina da qui.