DIVULGARE IL PROPRIO PENSIERO: L’ART. 21 DELLA COSTITUZIONE ITALIANA

Contenuto e limiti di uno dei diritti di libertà più importanti della nostra Carta – di Arianna Polani

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La libertà di manifestazione del pensiero assume un valore centrale nel nostro ordinamento; sancita dall’art. 21 della Costituzione, consente ad ogni individuo («tutti») la facoltà di divulgare il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. Essa garantisce lo sviluppo del libero convincimento di ciascun cittadino e di una opinione pubblica libera, ragion per cui costituisce pietra angolare del nostro sistema giuridico.

Art_21Costituzione_italianaCaratterizzata  da una notevole ampiezza,  si caratterizza, altresì, per gli specifici limiti ad essa imposti, e non solo nell’art. 21 Cost., ma ricavabili anche da altre norme costituzionali poste a tutela di diritti che potenzialmente  confliggono con le modalità d’esercizio della libertà di pensiero.
Possiamo elencare i suddetti limiti come segue: innanzitutto la riservatezza e l’onorabilità della persona, che trovando disciplina agli artt. 2 e 3 Cost., garantisce il diritto di ciascuno a manifestare il proprio pensiero senza ledere la dignità, l’onore, la privacy altrui; considerando  il buon costume, secondo Autorevole Dottrina sono vietate, a norma dell’art. 21 ult. comma Cost., quelle manifestazioni di pensiero che, in base al sentimento medio della collettività, offendono il comune senso del pudore e la pubblica decenza.
Rilevante in ambito processuale è il segreto giudiziario, che permette il buon andamento dell’amministrazione della giustizia e assicura adeguata protezione della reputazione degli imputati.
L’ art. 39 della L. 3 ottobre 2007, n. 124 esplicita che sono coperti dal segreto di Stato, atti, documenti, notizie, attività la cui divulgazione potrebbe recar danno alla sicurezza dello Stato democratico e può esser posto a tutela di interessi militari, diplomatici o di sicurezza.
Infine l’apologia di reato, che come ha affermato la Corte costituzionale (sent. 65/1970), non costituisce una forma di manifestazione di pensiero, ma rappresenta solo un comportamento che suscita un sentimento ostile  idoneo a provocare delitti, dunque non è ammissibile nel nostro ordinamento.
Da una breve disamina, si può notare come l’interesse del nostro ordinamento sia quello di bilanciare interessi e valori che inevitabilmente si rivelano tra loro contrastanti, ma che la Carta Costituzionale, in unione ad altre norme e fonti legislative, cura di bilanciare attraverso un accurato giudizio. Talvolta si può notare come non sia una semplice operazione procedere ad una valutazione attenta degli interessi in gioco; compito dell’interprete e degli operatori del diritto è, dunque, quello di evitare tensioni che possano minare l’integrità della libertà, definita come diritto, e dei suoi limiti, caratterizzanti l’ontologia della stessa.

Arianna Polani

Immagine di copertina da questo sito.

Il treno torna a Cave, passato e futuro

Intervista a David Nicodemi – di Mattia Chiacchiararelli

L’arrivo del treno a Cave è stato un evento che ha generato molto clamore. Tra la felicità di molti e le critiche di altri, il vagone ha trovato il suo posto presso la ex stazione di Cave, proprio dove, un tempo, erano presenti le rotaie. In virtù della notevole visibilità legata a questo evento abbiamo deciso di contattare David Nicodemi, uno dei principali protagonisti dell’arrivo del treno a Cave.

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Partiamo subito con le domande.  Come è nato il progetto per riportare il treno a Cave?   
«Consentiteci prima di dire che siamo stati veramente onorati di aver lavorato con il Comune di Città di Cave e di aver contribuito fattivamente alla buona riuscita di questa iniziativa, unica nel suo genere. Lo affermo con sincera convinzione, anche a nome e per conto della Cooperativa Sociale ARS onlus e del suo Presidente, l’amico Alessio Cellanetti. L’idea di riportare il treno a Cave, uno dei luoghi simbolo delle Ferrovie Vicinali, è nata nel 2015, durante una riunione del Comitato Tecnico, istituito dall’Amministrazione Comunale per le celebrazioni del centenario della Ferrovia di cui facevo parte insieme al Sindaco Angelo Lupi, all’assessore alla Cultura Silvia Mancini, all’Ingegner Umberto Foschi, al Dottor Francesco Morabito e allo stesso Cellanetti. Ovviamente la partecipazione era a titolo gratuito».

Ebbene?
«Con Alessio stavamo parlando dei musei ferroviari europei e del materiale rotabile di interesse storico ancora a disposizione, anche nel Lazio, anche della linea per la quale stavano organizzando il centenario. Quando il Sindaco, incuriosito dagli argomenti trattati, ci chiese, “ma ci sono davvero dei convogli disponibili?” E noi, tra stupore e compiacimento, “sì, ci sarebbe la possibilità”, per poi aggiungere lapidari: “ma signor Sindaco sta dicendo davvero?”. Soprassedette, ma capimmo al volo che l’idea gli interessava; tant’è che appena espletata la prima parte delle celebrazioni, nel dicembre del 2016, con la presentazione del libro rievocativo “Il Treno per Cave”, che, con rammarico, non potei seguire per gravi ragioni personali, l’iniziativa prese corpo. L’obiettivo era chiaro, da un lato riscoprire le radici storiche, dall’altra donare alla Comunità un nuovo e originale spazio per le manifestazioni socio-culturali».

Com’è avvenuto l’incontro con la Città di Cave?   
«Personalmente ho sempre avuto un buonissimo rapporto con la Città di Cave. Nel 2010 fu l’unico Comune, tra quelli contattati, a darmi la possibilità di consultare l’archivio storico, molto ordinato, dal quale ho tratto documenti e notizie preziose per le mie ricerche sulla gloriosa ferrovia. Ricordo con emozione quelle giornate passate tra gli incartamenti, e poi le passeggiate al corso, la quiete, la pizza da Graziella e le bevute alla fonte di Santo Stefano, un’esperienza indimenticabile. Esemplare la disponibilità dell’allora Sindaco e degli impiegati comunali, tra cui la signora Rossana Unioli. Clima che abbiamo ritrovato cinque anni dopo, nel 2015, quando ci mettemmo a disposizione dell’Amministrazione Comunale per collaborare alla manifestazione dei 100 anni della ferrovia. Un nuovo colpo di fulmine. Stucchevole, lasciatemelo dire, il proficuo rapporto tra il Comune e la Pro-Loco, che camminano in perfetta simbiosi, altro aspetto interessante che meriterebbe un’attenzione particolare».

Quale valore aggiunto può apportare tale monumento alla città di Cave e ai cittadini?   
«La carrozza storica del 1930, ospitata nel piazzale della vecchia stazione delle Vicinali, arricchisce il già florido patrimonio culturale ed artistico comunale, aiuta a conoscere e a interpretare il passato, indissolubilmente legato alla Roma-Fiuggi-Frosinone. Tali infrastrutture, siano esse ferrovie secondarie economiche, come nel caso della Fiuggi, o tramvie interurbane, come nel caso della Rete dei Castelli Romani, permisero ai territori di uscire dall’isolamento secolare, ne favorirono lo sviluppo urbanistico, sociale e culturale nonché gli scambi commerciali. Hanno ricoperto un ruolo determinante, tanto da entrare nell’immaginario collettivo. In questo contesto, la musealizzazione del convoglio delle Vicinali non può fare altro che avvalorare il legame tra i cittadini e la loro terra natia».

Un’attrazione come questa ha un seguito numeroso di appassionati? Ci sono altre opere simili nei dintorni?
«Intorno al turismo ferroviario c’è un microcosmo, non smetterò mai di ripeterlo; un universo immerso, variegato, costituito da appassionati, associazioni, fondazioni, riviste, fotografi e modellisti, sparsi ovunque e, per fortuna, in continua crescita. La forza prorompente di questo ambiente sta nel fatto che è formato da donne e uomini di ogni estrazione sociale, che se codificata può dare benefici e soddisfazioni. Il Sindaco Angelo Lupi ha avuto una grande intuizione, ha saputo cogliere l’attimo, interpretare, spingendo sull’acceleratore, le potenzialità che questa passione può offrire. E, infatti, in poche settimane, il sito è divenuto meta ambita e ricercata, tanto da consacrare definitivamente tale iniziativa, unica nella regione Lazio. Città di Cave è stata, infatti, la prima Amministrazione pubblica a cimentarsi nel turismo ferroviario, strumento utile anche per far conoscere le bellezze della Comunità che rappresenta, in modo efficace e rapido».

Quali sono state le maggiori difficoltà da superare?   
«La nostra Cooperativa ha seguito, e supportato, l’Amministrazione in ogni fase del progetto. Dalla richiesta di acquisizione delle carrozze alla Regione Lazio e all’Atac, cedute a titolo gratuito, al trasporto e la ristrutturazione. Le incombenze non sono mancate, come sempre, pensate solo ai traslochi, dal deposito di Centocelle alla carrozzeria e poi a Cave, oppure al duro lavoro svolto sulle altre carrozze, che avevamo a disposizione, alle quali sono stati sottratti pezzi interi, necessari al restyling. È stata un’impresa titanica, ma la passione e la determinazione ci ha consentito di superare gli ostacoli, anche perché, in fase di studio, avevamo previsto tutto. O quasi. Parallelamente a questo, mentre il Comune predisponeva il piedistallo nel ventre della vecchia stazione, altra opera cruciale, abbiamo curato la mostra storico-fotografica, il libricino di presentazione ad essa collegata e il modellino in 3D del trenino, consegnato al Sindaco, realizzato su progetto dell’amico Marco Ciaffei».

Sono previsti anche altri sviluppi futuri?   
«Con gli amici della Pro-Loco di Città di Cave, dinamica al pari dell’Amministrazione, fatto eccezionale, stiamo vagliando ogni opportunità per dare il giusto risalto alla carrozza storica, che rappresenta un punto di partenza, una leva con la quale sensibilizzare le Istituzioni laziali ad abbracciare il turismo ferroviario, in ogni sua forma e aspetto. E dato il successo riscontrato, l’esperienza di Città di Cave costituisce la base su cui fondare il Treno Storico della Tuscia sulla ferrovia Roma-Civita Castellana-Viterbo; progetto al quale stiamo lavorando da tempo con il Comitato TSRL, l’associazione TrasportiAmo e i Comuni del versante nord, malgrado la ritrosia dimostrata da Atac SpA e il torpore della Regione Lazio. L’idea è quella di istituire il treno composto dalle vetture storiche della linea, quelle scampate dalle sciagurate demolizioni, messe in atto dall’Azienda Capitolina. Un gesto scriteriato, frutto dell’ignoranza e della miopia dell’attuale management aziendale, che in un colpo solo ha sottratto alla collettività un patrimonio di grande valore. Ma il tempo, e il beneficio d’anagrafe, ci darà ragione».

Ringraziamo David, che in veste di Vicepresidente della Soc. Cooperativa ARS onlus, ha cortesemente risposto a tutte le nostre domande.

Mattia Chiacchiararelli

L’OPINIONE DEI RAGAZZI SULLA PACE

Marcia della Pace a Cave- di Mattia Chiacchiararelli e Sara Schiavella

Venerdì 1 giugno a Cave si è tenuta una manifestazione molto nobile: la marcia della pace. Ecco spiegato il motivo per cui, durante la mattinata, le strade sono state invase da un’onda coloratissima e vivacissima di giovani che hanno riempito tutta la città per manifestare a favore della pace. Infatti, i bambini di tutte le quinte elementari e i ragazzi delle medie di Cave hanno partecipato alla sfilata; il tutto coordinato dalla professoressa Datti e dalla professoressa Latini, in collaborazione con la preside Frascatani e tutto il corpo docenti.

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Tutti portavano con loro cartelli e disegni che inneggiavano alla pace, intonavano canti contro la guerra e recitavano gli articoli della costituzione; ad esempio più volte è stato pronunciato l’articolo 19, il quale enuncia: “Tutti hanno diritto di professare liberamente la propria fede religiosa in qualsiasi forma, individuale o associata, di farne propaganda e di esercitarne in privato o in pubblico il culto, purché non si tratti di riti contrari al buon costume”, proprio per esprimere l’importanza della libertà di pensiero e dell’uguaglianza.

L’evento ha avuto inizio presso l’ex stazione di Cave, e su un piccolo palco i giovani hanno raccontato i propri pensieri e fornito le proprie idee sulla pace. Anche alcuni allievi del Liceo Artistico hanno partecipato alla prima parte della manifestazione.

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Dopo di ciò è partita la vera e propria marcia che ha avuto come prima tappa il chiostro della chiesa di San Carlo Borromeo, all’interno del quale sono continuate le attività dei ragazzi di diverse classi.

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Anche in questo caso gli allievi hanno fornito la propria visione di pace, mettendo su alcune scenette studiate a scuola, volte a fornire le proprie opinioni.

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Al termine di questo pit-stop, la marcia è ripartita in direzione della piazzetta adiacente al comune di Cave, nella quale da subito si è cominciato ad intonare poesie e canzoni riguardanti il tema in questione, come il brano vincitore di Sanremo 2018 di Fabrizio Moro e Ermal Meta “Non mi avete fatto niente” e “Un mondo migliore” di Vasco Rossi. L’ultima parte dell’evento si è svolta invece all’interno dell’anfiteatro di Cave, nel quale tutti i bambini, gli adolescenti, ma anche gli adulti e il corpo docenti hanno proseguito con canti e piccole recite. A conclusione dell’evento il sindaco Angelo Lupi ha voluto fare i complimenti a tutti gli studenti e ai docenti per la lodevole iniziativa.

L’organizzazione di questa marcia non è però fine a se stessa, ma fa parte di un progetto più ampio, studiato e organizzato nei mesi passati; alcune docenti, infatti, hanno partecipato alla riunione, tenutasi a Padova, dei membri organizzatori della marcia. Ma non è finita qui! La manifestazione del 1 giugno è stata solo l’inizio, il progetto infatti vedrà come obiettivo finale la partecipazione degli alunni delle scuole all’edizione del 2018 della marcia per la pace Perugia-Assisi prevista per il 7 ottobre.

Mattia Chiacchiararelli e Sara Schiavella

PARCHI

Tra monumenti e cultura – di Mattia Pizzari

L’arte, i monumenti e le zone verdi sono ciò che rendono un paese o una città viva, interessante, ma sopra ogni cosa bella. Basta uno di questi elementi per avere un luogo migliore e piacevole alla vita di ogni giorno, si dovrebbe riuscire ad armonizzare questi elementi in modo da creare un luogo, allo stesso tempo, ricreativo, didattico e di valore culturale nazionale: sarebbe uguale a qualcosa  di magnifico, non solo per la città che lo ospita ma per tutta la nazione e la popolazione di uno stato diventando motivo di orgoglio e di appartenenza nazionale.

In Italia abbiamo svariati esempi di questi luoghi di convergenza; potrei iniziare un elenco e finire qui le battute a mia disposizione  e non basterebbe ad enumerarli tutti, per cui mi limiterò ad uno degli esempi più vicini alla nostra città ovvero il polmone verde della capitale: Villa Borghese. Questo luogo potrebbe essere il migliore esempio di ciò di cui si va parlando, poiché in essa si trova sicuramente una buona quantità di verde e di oggetti di interesse, come i busti delle personalità più importanti della nostra nazione e il Globe Theatre, con la direzione artistica di Gigi Proietti. Ma questa è solo una parte dei beni presenti in questo parco. Va considerata anche la sua posizione e ampiezza: non è sorta da un giorno all’altro, ma è  lo specchio dei vari cambiamenti vissuti dalla città che nel tempo hanno a volte abbellito a volte deturpato questo patrimonio.

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Luoghi come questi, anche se piccoli e in periferia, necessitano di un percorso di tipo naturale: con questo termine non intendo un tipo di naturalezza biologica, bensì un tipo di naturalezza temporale.

Per costituire questo ambiente tipo di cui si parla c’è la necessità di cure costanti e calibrate nel tempo, in modo da sottolineare la valenza del messaggio che si vuole lanciare mediante la struttura “parco”: queste cure possono passare da una giunta comunale all’altra, puntando a mantenere ed ampliare il messaggio d’origine, ossia l’espressione civile di un particolare momento storico; in caso contrario si andrebbe incontro alla perdita della sensatezza/ordine del luogo.

Come tutti sappiamo, ogni parco, come ogni pianta, ha i suoi tempi e le sue priorità da rispettare: prendiamo in esempio un caso di pertinenza del nostro comune, ossia il Parco Salvo D’Acquisto a Cave.

Questo luogo negli anni ha subito molte modifiche e senza dubbio ha visto numerosi miglioramenti: fu costruito intorno ad un monumento cittadino preesistente e da qualche mese, i cittadini, assistono alla nascita di un nuovo monumento che con poco gusto (a mio avviso) sorge attaccato a quello precedente; sicuramente questa scelta non è felice, viste le dimensioni contenute del parco. 

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Nuovo monumento ai caduti nel Parco Salvo D’Acquisto
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Vecchio monumento ai caduti nel Parco Salvo D’Acquisto

Ho voluto scrivere questo articolo non per criticare la scelta, bensì  per sottolineare il fatto che un parco come una città ,uno stato o un paziente ricoverato in ospedale, hanno bisogno di interventi mirati a sostegno di ciò che è stato già fatto, in modo da migliorarne la situazione e non di interventi casuali. Ad esempio se un paziente ha una gamba rotta perché ingessare anche un braccio? Per impedirgli anche di grattarsi il gesso alla gamba?Il nostro amato parco ha altre necessità , per esempio la strana struttura dei pali, sconosciuta ai caviselli, può rappresentare un buon esempio di comunicazione tra architettura e natura. Questa punta a creare una “verzura”(sorta di pergolato inserito nei parchi in modo da creare zone di ombra) tutta intorno al parco sfruttando la struttura dei pali e la crescita delle piante rampicanti che, potate nella giusta maniera, diventano parte integrante della struttura architettonica: evidentemente qualcuno non è a conoscenza o fa finta di niente. Questi pali ad oggi hanno perso la vernice e i colori una volta sgargianti sono grigi, come la nostra città nei  fine settimana; le piante inoltre crescono selvagge: questi piccoli interventi sono innanzitutto meno dispendiosi e a livello estetico molto più remunerativi rispetto ai soliti pali di cemento ricoperti (questo almeno da lodare) da mosaici applicati dagli studenti del liceo artistico che tengono il parco chiuso ormai da qualche mese .

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Serve avere un progetto dietro il parco che  non si esprime solo con nuove opere ma anche e principalmente curando le precedenti. La mia paura più grande è che la vena verde del parco venga traviata o abbandonata per seguire un’ ingessatura di monumenti che non sempre è utile in un parco per bambini .

Il parco è di piccole dimensioni quindi necessità di una giusta gestione degli spazi: personalmente avrei preferito un’ integrazione e un aggiustamento sulle strutture già presenti nel parco. Ovviamente apprezzo la nascita di questo nuovo monumento ma credo che opere del genere vanno pubblicizzate e promosse in modo da riempirle di significato, non per chi le costruisce o per il committente, ma per i cittadini che le vedono ogni giorno perché sono essi che dovranno sentire di rispettare ciò che vedono. Nella peggiore delle ipotesi se questo messaggio non passa nella maniera adeguata, si rischia una degradazione dei monumenti, attuata dagli stessi cittadini (come già si è assistito per l’altro monumento presente nel parco); di conseguenza questa degradazione andrà a riflettersi su tutto il parco .

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Monumento decorato

Concludo il mio articolo congratulandomi sia con gli studenti del liceo per il loro lavoro sia con il comune per la prossima inaugurazione del monumento che finalmente permetterà al parco di tornare aperto .

Mattia Pizzari

ARTE E POLITICA

Come l’arte è stata utilizzata nel corso del tempo per fare politica. Potere, denuncia e manifestazioni di idee, l’arte è (anche) tutto questo – di Valerio Lombardo

Dalle maestose opere egizie e persiane, al “potere delle immagini” nel periodo augusteo, che Paul Zanker ha descritto in maniera impeccabile nell’omonimo libro; passando per il rinascimento e il mecenatismo che soprattutto in Italia ha portato alla creazione di opere magnifiche, fino ad arrivare ai più moderni utilizzi della propaganda, l’arte ha da sempre avuto un ruolo fondamentale per la politica.
Anche in una delle più grandi opere mai scritte, la Divina Commedia di Dante, il tema politico è centrale.

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Lo stesso Dante Alighieri infatti passa la sua vita tra Arte e Politica. Quest’ultima sarà proprio il motivo per il quale dovrà lasciare la sua città natale, Firenze.
In un celebre passo, nel VI canto del Purgatorio, quello riservato in tutte le cantiche al tema politico, troviamo un’invettiva alla situazione italiana, tanto criticata soprattutto per l’esilio che Dante sta vivendo nel momento della stesura del suo capolavoro. Troviamo appunto l’Italia definita:
“non più donna di province ma bordello”.


Vediamo dunque come la Politica condizioni in maniera importante la produzione artistica.
Rimanendo nella Firenze tanto amata da Dante, spostandoci solo di qualche decennio troviamo uno dei poli più importanti di mecenatismo di tutto il rinascimento. La corte fiorentina infatti è senza dubbio una delle culle a cui si devono la nascita e lo sviluppo di artisti incredibili come Michelangelo, Brunelleschi e Donatello. Le loro opere immortali  ebbero importanti influenze politiche, certo. Ma come? Con la loro bellezza mostravano il potere e la magnificenza dei loro committenti. Ad esempio una famiglia di banchieri, la più importante dell’epoca. I Medici.
Anche tornando ai giorni nostri troviamo che Panem et Circenses sia un’ottima ricetta per la politica. La creazione di immense opere artistiche e architettoniche da parte di politici (o politicanti) è qualcosa che riesce a distrarre le masse dai reali problemi di una nazione in maniera abbastanza grossolana.
In alcuni casi però, troviamo la politica nell’arte in maniera più scoperta, più palese all’osservatore. E per aiutare a capire gli esempi sono quelli di Delacroix, con la sua Libertà che guida il popolo, fulgido esempio degli ideali rivoluzionari, si vive, si combatte e si muore, ma sempre con l’ideale della libertà ben chiaro e presente. Anche in Goya, con un quadro che denuncia e condanna le violenze dei Mamelucchi sulla popolazione madrilena nel celebre Lo fuciliamientos  del tres de mayo.
In conclusione possiamo dire con certezza che l’arte è da sempre stata usata come mezzo per la politica. Soprattutto quell’arte che può arrivare a tutti, come abbiamo già detto Panem et circenses è la migliore delle mosse politiche soprattutto in periodi nefasti. Ma non solo; l’arte può anche essere mezzo attraverso il quale si può rinnegare una politica, si può denunciare e ci si può rivoltare contro un sistema ritenuto corrotto.

Valerio Lombardo

 

HENRI MATISSE: IL MUSEO DI LE CATEAU-CAMBRÉSIS

Intervista a Pierre e Nicole Brunne – di Francesca Grillini

Henri Émile Benoît Matisse nasce il 31 dicembre 1869 a Le Cateau-Cambrésis, cittadina del nord della Francia, oggi gemellata con la nostra città di Cave. Matisse è considerato uno degli artisti più importanti del XX secolo nonché il più noto rappresentante del fauvismo, movimento artistico che determina la prima vera rottura con la corrente impressionista e contribuisce, invece, alla nascita dell’arte espressionista. La caratteristica principale delle opere e del metodo di Matisse è l’uso del colore per la creazione di sagome e per l’organizzazione dei piani spaziali. Il colore diventa così il vero strumento con cui egli dà vita alle sue opere. La sua città natale ha dedicato all’artista un importante museo che significa molto per i cittadini di Le Cateau. Per farne conoscere un po’ la sua storia e le sue caratteristiche Pierre e Nicole Brunne, partecipanti attivi dell’associazione “Les Amis du musée Matisse” hanno gentilmente risposto ad alcune domande.

  1. Comme et quand est né le musée Matisse?

Le musée Matisse a été créé par Henri Matisse lui-même en 1952.  A la suite d’une visite de quelques catésiens à Matisse à Paris en 1951, celui-ci a fait don à sa ville natale d’environ 80 œuvres à condition qu’elles soient réunies en un lieu qui serait son musée (le premier de son vivant). Matisse étant déjà malade et âgé (il meurt en 1954), c’est Lydia Delectorskia, l’une des ses muses, qui surveilla l’accrochage dans la salle des mariages de l’Hôtel de Ville du Cateau-Cambrésis suivant les instructions de l’artiste. Ce fut le premier musée. En 1982, il a été transféré au Palais Fénelon, c’est celui que vous connaissez et il s’est enrichi.

  1. Come e quando è nato il museo Matisse?

Il museo Matisse è stato creato dallo stesso Henri Matisse nel 1952. In seguito ad una visita di alcuni abitanti di Cateau a Matisse, a Parigi nel 1951, egli ha donato alla sua città natale circa 80 opere, a condizione che queste fossero riunite in un luogo che sarà poi il suo museo (il primo realizzato quando era ancora in vita). Dato che Matisse era già malato e anziano, (morirà nel 1954) è Lydia Delectorskia, una delle sue muse, a controllare che le opere vengano sistemate, nella sala dei matrimoni dell’Hotel de Ville di Cateau-Cambrésis, secondo le istruzioni dell’artista. Questo fu il primo museo. Nel 1982, è stato trasferito al Palazzo Fénelon, ovvero quello che voi conoscete e si è arricchito.

  1. Quelle importance a le Musée pour Le Cateau ?

Il est très important car il attire des visiteurs du monde entier au Cateau-Cambrésis. Certaines donations reçues par le musée de la part des héritiers Matisse ont permis de réaliser des expositions d’œuvres jamais vues auparavant.

 

  1. Che importanza ha il museo per Le Cateau?

È molto importante perché attira visitatori da tutto il mondo a Le Cateau. Alcune donazioni ricevute dal museo, da parte degli eredi di Matisse, hanno permesso di realizzare delle esposizioni di opere mai viste prima d’ora.

 

  1. Généralement, vous prêtez les ouvres aux autres musées pour expositions temporaires?

Oui, il y a des prêts d’œuvres aux autres musées et eux-mêmes nous en prêtent. Par exemple, à la Tate Modern de Londres, au MoMA de New-York, au Japon, en Espagne, aux Pays-Bas etc. A noter que l’exposition des papiers découpés du Cateau-Cambrésis qui a été montrée ensuite à la Tate Modern de Londres a vu un record de fréquentation avec plus de 750 000 visiteurs. Le musée Matisse a aussi organisé la première exposition Matisse en Afrique, Afrique du sud avec un programme itinérant destiné aux enfants des Townships

 

  1. Generalmente, prestate le opere ad altri musei per delle esposizioni temporanee?

Sì, ci sono dei prestiti di opere ad altri musei e loro stessi le prestano a noi. Per esempio, alla Tate Modern di Londra, al MoMA di New York, in Giappone, Spagna, Paesi Bassi ecc. Va notato che l’esposizione di carta tagliata di Cateau, che è stata allestita poi alla Tate di Londra ha riscontrato un record di frequentazione con più di 750 000 visitatori. Il museo Matisse ha inoltre organizzato la prima esposizione Matisse in Africa, Africa del sud con un programma itinerante destinato ai bambini di Townships.

 

  1. Quelle importance a le musée Matisse dans le système des musées de France?

En 2017, le musée Matisse du Cateau-Cambrésis a reçu la palme d’or de premier musée de France dans la catégorie des intercommunalités des villes de 20 000 à plus de 50 000. Il doit ce classement à sa renommée, à sa politique envers la jeunesse et aux qualités d’accueil de son personnel.

 

  1. Che importanza ha il museo Matisse nel sistema museale Francese?

Nel 2017 il museo Matisse di Cateau ha ricevuto la palma d’oro di primo museo di Francia nella categoria di “intercommunalités” delle città da 20.000 a più 50.000 abitanti. Deve questa classificazione alla sua fama, alla sua politica nei confronti dei giovani e alla qualità di accoglienza del suo personale

 

  1. Il y a des œuvres auxquelles votre ville est particulièrement attachée?

Fenêtre à Tahiti II est la star du musée. C’est une gouache sur toile de 1936 (240×195).

  1. Ci sono delle opere alle quali la vostra città è particolarmente legata?

Finestra a Tahiti. È la star del museo. Si tratta di una tempera su tela del 1936 (240×195).

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Intervista e traduzione a cura di Francesca Grillini

 

Casapound e Cave: si conferma la presenza sul territorio

La recente tornata elettorale ancora una volta dimostra la crescita di CPI sul territorio cavense – di Marco Pochesci

 1) Salve. Casapound Italia è ormai una realtà politica consolidata a Cave, soprattutto tra i giovani: secondo Lei quale è stato il segreto per avvicinarli alla politica cittadina?

 In realtà credo che Casapound sia a Cave che nel resto d’Italia attiri giovani e non solo, il segreto sta nel proporre una politica, anzi un modo di fare politica totalmente nuovo.

In particolare, nella nostra cittadina abbiamo iniziato che eravamo giovanissimi e da un gruppo di ragazzi siamo una realtà politica consolidata ormai da qualche anno. I giovani vanno coinvolti e responsabilizzati, si può partire anche da un banale evento per poi farli interessare a tematiche più complesse che riguardano il territorio.

2) Da movimento di pura opposizione CPI sta divenendo sempre più un partito che punta all’amministrazione del territorio, sia a livello locale che a livello nazionale: a cosa si deve tale trasformazione?

Siamo un movimento che punta a poter decidere le sorti dei territori e della nazione. A livello locale ormai siamo presenti sia in opposizione ma anche nelle istituzioni e questo perché le nostre proposte sono valide e abbiamo persone capaci. Siamo al fianco dei cittadini, i primi a scendere in piazza a difenderli; per questo ci premiano mandandoci a rappresentarli nelle istituzioni. Come a Cave, Ostia, Lucca, Bolzano, Todi e tanti altri comuni.

3) Quale disegno ha in mente CPI -Cave per il futuro sviluppo di della cittadina?

 Sicuramente dopo l’ennesima conferma di questa tornata elettorale che ci ha visto aumentare anche a livello di preferenze, sfioriamo il 5% a Cave, saremo sicuramente presenti e diremo la nostra. Ovviamente credo che ci sia bisogno di un cambio di rotta per poter andare avanti e al momento le condizioni sembrano con il passare del tempo essere sempre di meno.

Ma ripeto che ci saremo e diremo la nostra anche magari con sorprese.

Marco Pochesci