L’IMMUNITÀ PARLAMENTARE: L’ART. 68 DELLA COSTITUZIONE ITALIANA

La trattazione del Parlamento all’interno del nostro ordinamento può essere suddivisa in una parte relativa alla struttura  (quindi composizione e organizzazione) e una relativa alle funzioni (competenze e procedimenti) pur trattandosi di aspetti intimamente connessi.

L’organizzazione parlamentare si articola nel principio bicamerale, nel principio di autonomia, e nel principio di continuità.

Soffermandoci in questa sede sul principio di autonomia, ciascuna Camera autodetermina la propria organizzazione e attività senza subire il condizionamento di altri organi; gode, dunque, di garanzie nei confronti di organi diversi e esterni ad essa anche nei confronti dell’altra Camera.

Da questo punto di vista è estremamente interessante l’istituto del repêchage in base al quale, all’entrata in carica di una nuova assemblea, solo entro certi limiti è possibile recuperare l’attività della Camera passata, quasi a creare una sorta di “effetto-saracinesca” rispetto ai lavori iniziati, ma non conclusi, della precedente. Entrando nel vivo dell’argomento, al fine di consentire ai membri delle Camere l’espletamento della funzione parlamentare al sicuro da condizionamenti e turbative, la Costituzione assicura l’autonomia dei componenti dell’organo nei confronti dell’autorità giudiziaria e di polizia.

L’immunità parlamentare è disciplinata all’art. 68 Cost. che disciplina l’irresponsabilità e l’inviolabilità.

I membri del Parlamento non possono essere chiamati a rispondere delle opinioni espresse e dei voti dati nell’esercizio delle loro funzioni.

Senza autorizzazione della Camera alla quale appartiene, nessun membro del Parlamento può essere sottoposto a perquisizione personale o domiciliare, né può essere arrestato o altrimenti privato della libertà personale, o mantenuto in detenzione, salvo che in esecuzione di una sentenza irrevocabile di condanna, ovvero se sia colto nell’atto di commettere un delitto per il quale è previsto l’arresto obbligatorio in flagranza.

Analoga autorizzazione è richiesta per sottoporre i membri del Parlamento ad intercettazioni, in qualsiasi forma, di conversazioni o comunicazioni e a sequestro di corrispondenza.

L’irresponsabilità tutela i parlamentari per le opinioni espresse e i voti dati nell’esercizio delle funzioni, mentre l’inviolabilità limita l’esercizio di talune iniziative a carattere giudiziario nei loro confronti. In entrambi i casi l’ordinamento ha di mira la garanzia della libertà del parlamentare nell’esercizio del mandato; mentre l’irresponsabilità può essere opposta in qualunque momento, anche successivo alla cessazione della carica, l’inviolabilità consiste solo in costanza di mandato.

Ai sensi del primo comma, qualora il comportamento posto in essere durante il voto integrasse una fattispecie oggettivamente illecita, la circostanza soggettiva di essere un parlamentare preclude la perseguibilità di questi in sede penale o in ogni altra sede. L’art. 68 commi 2 e 3, così come modificati dalla l.cost. n. 3/1993, prevede una necessaria autorizzazione a procedere della Camera di appartenenza per la sottoposizione dei parlamentari a limitazioni della libertà personale (perquisizione, arresto) e domiciliare, salvo il caso di un parlamentare colto nell’atto di commettere il delitto per il quale è previsto l’arresto obbligatorio in flagranza.

Ad un regime autorizzatorio è assoggettata la pretesa di sottoporre il membro della Camera ad intercettazioni di comunicazioni e conversazioni o al sequestro della corrispondenza. Sempre a tutela della funzionalità ed indipendenza dell’organo e a garanzia del singolo parlamentare è posto il divieto di mandato imperativo: l’art. 67 Cost. prevede che “ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione”.

Si tratta di un istituto tipico della democrazia rappresentativa, così come il divieto di recall, ossia di revocare singoli rappresentanti durante il mandato. Innanzitutto, nel diritto positivo, il concetto di Nazione allude a una nozione non giuridica, ma culturale e sociologica, legata al sentimento di appartenenza spirituale alla comunità rappresentata dall’Italia; la disposizione, però, non appare anacronistica, poiché qui, Nazione, sta a significare che essa è fonte e premessa della rappresentanza. Il dovere di rappresentare la Nazione, dunque, ha una valenza negativa; avverte il parlamentare che la sua funzione non si riduce ad una rappresentanza di interessi particolari, ma deve tendere verso una sintesi dei contrastanti interessi che animano una società specie se estremamente pluralistica e frammentata come quella contemporanea.

La funzione di rappresentanza della Nazione si esaurisce dunque in un’attività politica, differentemente dal vincolo di mandato con cui il rappresentante veniva inteso come un mandatario del corpo elettorale.

L’emancipazione concettuale della nozione di rappresentanza politica rispetto a quella giuridica prevede che i comportamenti del parlamentare durante il proprio mandato non possono essere fatti oggetto di un sindacato di carattere giuridico  e qualsiasi accordo negoziale tra deputato ed elettori è da considerarsi invalido.

Arianna Polani

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...