Livin’ la vida Poca

Fermarsi non è mai stato così bello – di Chiara D’ambrosio

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Cosa succede quando il lavoro ci ammorba, i problemi si accumulano e il peso delle aspettative ci schiaccia verso un fondo di disperazione?

In “Un giorno di ordinaria follia” a Michael Douglas partiva la brocca per una banalità e così anni e anni di soprusi e frustrazioni venivano a galla e sfociavano in mazzettate sui denti o colpi di mitra. Ma nessuno sano di mente arriverebbe a fare una cosa del genere nella realtà.
In questo magico mondo reale in cui viviamo preferiamo farci del male in altri modi, magari battendo i pugni sul muro o bevendo fino allo sfinimento. E che dire di quei perfetti binomi fatti di droghe leggere o pesanti e relazioni che puntano allo sfruttamento reciproco?
Il mondo è tossico e noi siamo in eterna astinenza. Ci manca sempre una certezza, una conferma di qualcosa che vorremmo fosse in un modo e che invece non lo è.

E in questa corsa disperata alla felicità ci capita spesso di inciampare e farci male. Molto male.

Cosa succederebbe, però, se invece che correre all’impazzata ci fermassimo?

Nulla di poetico, nulla di eclatante. Fermarsi e riprendere fiato.

Si può correre in mille modi: con costanza e lo sguardo fisso nel vuoto per trovare il giusto ritmo respiratorio, a perdifiato e con la consapevolezza che qualcuno ci sta inseguendo, oppure un po’ sbilenchi, reduci del pranzo della domenica e pieni di sensi di colpa per una dieta tradita.

Ma si può stare fermi in un solo modo, e solo stando fermi possiamo renderci conto di cosa sta realmente accadendo. Forse ci riesce difficile fermarci per qualche secondo, perché molte volte fa paura l’idea di dover affrontare la realtà nella sua semplicità: che non esiste magia o destino, e che quello che facciamo è quello che ci ritroveremo nel futuro. E quanto fa paura essere consapevoli di essere gli artefici del proprio destino, perché nel caso di un errore non ci sarebbero capri espiatori, o destini avversi dietro i nostri fallimenti. Saremmo noi causa del nostro fallimento, e quanto ci brucerebbe ammettere che siamo tanto vittime quanto artefici della nostra vita.

Vivere la vida poca significa fermarsi e godere di ogni cosa che ci rende felici. Un caffè (e non quello dei cinquantenni di facebook), la birra che sancisce la fine di una giornata particolarmente nera, dormire su un divano sciancato con un cane di trenta chili sulla pancia. Quel tipo di cane che sbava e che soffre vagamente di aereofagia, ma che è così carino mentre dorme che ti scalda il cuore. Oppure un viaggio di ritorno in macchina con gli amici di sempre, di quelli spietati e cinici ma che sanno starti vicino nei momenti difficili anche solo stando in silenzio. E ancora meglio, vivere la vida poca significa ritrovarsi a lavoro, pagati da schifo e con ancora quattro ore davanti ma con un’ironia che ci fa pesare di meno la vita. E così accade la cosa più bella: che sei stanco e ti godi il sonno, che sei affamato e quel piatto di pasta alla carbonara che hai preparato in dieci minuti è il più buono del mondo; ma soprattutto che ogni persona che incontri improvvisamente non ti serve, non ti deve salvare da te stesso e non ha alcun potere di farti del male. E che tu vuoi stare con quella persona solo per il piacere di ascoltare quello che ha da dire.

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E poi come diceva qualcuno, più silenzioso diventi, più cose puoi sentire

Chiara D’Ambrosio

Autore: Redazione Cave Canem

Associazione Culturale Cave Canem L'associazione culturale Cave Canem nasce con l'intento di valorizzare la cultura dell'informazione e del territorio. Siamo un gruppo di giovani che pubblicano un bimestrale gratuito dal nome Cave Canem, supplemento del giornale Numero Zero che esce nel territorio Prenestre ogni settimana. Il nostro direttore è Massimo Sbardella, giornalista attivo a livello nazionale e territoriale.

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