Manipolazione di massa e capitalismo

Viviamo in una società bloccata: riprendendo la tesi chiave esposta da Marcuse in “L’uomo a una dimensione” e contestualizzandola al nostro tempo ci si rende conto che l’analisi esposta dal pensatore tedesco e maestro del “68” è più attuale che mai.

Il pensiero si è fatto uni-dimensionale: non siamo più in grado di proporre una critica, nel senso kantiano del termine, un pensiero negativo nei riguardi dell’attuale stato di cose. Siamo ormai assuefatti al capitalismo moderno e non abbiamo più gli strumenti intellettuali e critici per una sua riforma.

Un elemento che può giustificare la vittoria totale dell’attuale organizzazione sociale ed economica è senz’altro la fine dell’esperienza del comunismo storico dell’URSS: la sola forza davvero antagonista al capitalismo consumista “made in USA”  è franata sotto il suo stesso grande peso. Tolto di mezzo il principale antagonista, materiale ed intellettuale, il capitalismo si è imbastardito: da mezzo potenziale per l’emancipazione dell’Uomo dalla penuria (dalla rareté sartriana: “toute l’aventure humaine … est une lutte acharnée contre la rareté“) si è trasformato in mezzo di costrizione per quest’ultimo. Infatti è ormai palese come il mondo tecnico-razionale del capitalismo ha imposto un vero e proprio dominio sull’uomo tramite la sublimazione di bisogni il cui soddisfacimento è funzionale all’esclusivo perseguimento di interessi particolari: l’acquisto di uno smartphone da mille euro non è razionale per il consumatore; lo è esclusivamente per il socio azionista di quella particolare impresa. Ma il bisogno compulsivo-ossessivo  di consumare proviene dal vuoto interiore dell’uomo moderno: stretto e circondato da messaggi funzionali a questo spreco di risorse (pubblicità, influencers, sovra-informazione) non è in grado di sviluppare un’alternativa mentale alla sovrastruttura capitalistico-consumistica e non se ne pone il dilemma: non comprende che il suo lavorare per il soddisfacimento di bisogni sublimati ma intrinsecamente inautentici costituisce la sua scelta di prigionia perenne: siamo schiavi in un mondo apparentemente libero.

Marco Pochesci

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